domenica 17 dicembre 2017

Irlanda del nord niente accordo Ue, rischio exit del governo May

British Exit. Niente svolta, il negoziato si blocca: guai in vista per il governo May. La premier costretta a fare marcia indietro su un testo concordato con l’Europa. Gli unionisti contrari all’ipotesi di uno status speciale per l’Irlanda del Nord assieme gli ultrà euroscettici. Anche la Scozia e la stessa capitale della Gran Bretagna, che hanno votato in maggioranza per il «remain», chiedono analogo trattamento

Partita irlandese

Il pasticcio storico di quei britannici in terra irlandese, su al nord, tra le due Irlanda, dopo un finire del secolo scorso a colpi di fucile e peggio. L’Irlanda dell’Unione europea, quella celtica, e quel frammento britannico a Nord che se ne deve uscire con gli altri pezzi di Regno sempre meno unito. Dopo le trincee, frontiere aperte sui quei confini, che domani -Exit fatta- torneranno. Come? Nessuno vuole il ritorno di un confine fisico fra i due Paesi che rischierebbe inoltre di far saltare gli antichi accordi di pace. La soluzione prevede/prevedeva per l’Irlanda del Nord di restare nel mercato unico e nell’unione doganale con l’Ue, privando di fatto il Regno Unito di una parte della sua sovranità. Meno Regno Unito, più Irlanda. Ma il nazionalismo destrorso del partito unionista nord irlandese che regge il governo May s’è inalberato e minaccia di buttare all’aria baracca e burattini, accordo con l’Ue e governo nazionale.

Partita europea

La trattativa fra Regno Unito e Unione europea, lo ricordiamo, si divide in due fasi: la Brexit propriamente detta – i modi e i termini della separazione – e quella post-Brexit, la negoziazione dei rapporti commerciali fra la Gran Bretagna «fuoruscita» dall’Ue e quest’ultima. Nessun accordo commerciale prima di aver deciso i termini del divorzio. Ma il divorzio propriamente detto, la fase uno, è stato finora rallentato da quattro ostacoli principali: 1) lo status dei 3 milioni di cittadini europei in Gran Bretagna post-Brexit; 2) il confine nord irlandese; 3) l’importo del conto del divorzio (il cosiddetto Brexit bill); 4) il ruolo della Corte di giustizia europea. Finora Theresa May ha dovuto accettare quasi tutto pur di evitare una Brexit «dura», temuta da imprenditori, borsa e banche: il conto salato del divorzio – 50 miliardi di euro e forse più – e il ruolo legale della Corte di Strasburgo sugli europei residenti, con molta rabbia tra gli ultrà euroscettici del suo partito.

Regno poco unito

Le concessioni fatte sull’Irlanda del Nord hanno aperto un vaso di pandora che potrebbe portare alla disintegrazione del Regno Unito, con Scozia, Galles e Londra che chiedono di restare nel mercato unico e nell’unione doganale. «Se una parte del Regno Unito può mantenere un allineamento con l’Ue e di fatto restare nel mercato unico (cosa che è la soluzione per l’Irlanda del Nord), non vi sono ragioni perché altri non possano fare altrettanto», ha detto il premier scozzese, Nicola Sturgeon. Lo stesso messaggio è arrivato dal premier del Galles Carwyn Jones: «Se a una parte del Regno Unito viene concessa la partecipazione continua al Mercato unico e all’unione doganale, allora ci aspettiamo che venga fatta la stessa offerta». In un tweet, anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha chiesto di restare con un piede nell’Ue: «I londinesi hanno votato a larga maggioranza per rimanere nell’Ue e un accordo simile (a quello per l’Irlanda del Nord) qui potrebbe proteggere decine di migliaia di posti di lavoro».

 

ULSTER – IRLANDA DEL NORD

C’ERA UNA VOLTA Altra domenica di sangue ½ secolo fa a Derry-Irlanda

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