lunedì 18 dicembre 2017

Gerusalemme capitale Israele-Usa, provocazione esplosiva

Domani Trump su Gerusalemme capitale israeliana e il mondo arabo è in rivolta. Preoccupazioni politiche e forti tensioni popolari per l’annuncio di Washington previsto per mercoledì. Egitto, Giordania, Iraq, pressione diplomatica su Donald Trump, rischio di proteste di massa.
Cosa vogliono realmente Trump e Netanyahu?

Nuova bomba medio orientale a innesco Usa

Da fonti dell’amministrazione Usa, Trump dovrebbe pronunciarsi mercoledì, domani, sullo spostamento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, promesso in campagna elettorale. Lo scrivono Haaretz, Los Angeles Times, The Wall Street Journal. Il presidente potrebbe rinviare lo spostamento -oggettivamente pieno di difficoltà pratiche- ma fare una dichiarazione con la quale riconosce Gerusalemme ‘capitale unica e indivisibile’ dello Stato d’Israele. Trump a ruota della gaffe del giro d’Italia, ma con ben altra potenzialità di provocazione. E già l’annuncio diventa una offesa inaccettabile per l’intero mondo arabo.

La questione di Gerusalemme
La rivolta è già iniziata, scrive sull’HuffPost Umberto De Giovannangeli. Rivolta per ora solo diplomatica, ma probabili proteste di massa. Il mondo arabo si mobilita per far ragionare Trump. Difficile. I ministri degli Esteri di Egitto e Giordania hanno parlato ieri con il segretario di Stato Usa Rex Tillerson mettendolo in guardia sulle conseguenze di una dichiarazione su Gerusalemme come capitale d’Israele. Ed Egitto e Giordania sono i due paesi arabi con cui Israele ha un accordo di pace. La decisione di Trump potrebbe scatenare violenze in Medio Oriente e portare al collasso il già stentato processo di pace israelo-palestinese.

Vi abbiamo avvertito
Il re di Giordania Abdullah II in visita a Washington la settimana scorsa, ha spiegato che una decisione americana su Gerusalemme avrebbe rafforzato i gruppi terroristi in Medio Oriente e vanificato lo stesso piano di pace evocato dall’amministrazione Trump. Già in Iraq, un’imponente folla di manifestanti sciiti è scesa oggi nella centralissima piazza al Tahrir di Baghdad per protestare. La manifestazione intitolata ‘Gerusalemme è Nostra’, è stata convocata dal movimento che fa capo al leader sciita Muqtada al Sadr da sempre su posizioni anti-americane. Sui social media decine di foto mostrano una folla di migliaia di persone.

Partita doppia
La Lega Araba ha annunciato una riunione di emergenza: «Non c’è niente che giustifichi questo atto che finirà per alimentare il fanatismo e la violenza». Olpe: «Se Trump prenderà questa decisione, si assumerà la responsabilità di infiammare l’intera regione andando contro gli stessi interessi americani». Hamas minaccia una nuova Intifada. Abu Mazen telefona al presidente dell’Egitto al-Sisi, all’emiro del Qatar, al presidente della Turchia Erdogan. Per calmare le acqua c’è chi ipotizza l’Ambasciata americana a Gerusalemme Ovest assieme a una seconda a Gerusalemme Est, azzarda su Haaretz di Carolina Landsmann, analista diplomatica del giornale israeliano.

Gerusalemme occupata
Gerusalemme come capitale di uno Stato occupante, e fine di ogni processo negoziale, la lettura araba diffusa. E fine di qualsiasi prospettiva di uno Stato palestinese indipendente. È questo che vuole l’amministrazione Trump? Non lo capiscono neppure a Washington. Il Consigliere per la sicurezza nazionale, il generale McMaster, dice di non saperne nulla e parla di ipotesi anti-iraniana, tra Arabia Saudita e Israele. Ma la stessa Arabia saudita amicissima di Trump deve metterci una pezza: “Il Regno rimane legato ad una intesa basata sul Piano di pace arabo del 2002, che include Gerusalemme Est come capitale di uno Stato di Palestina basato sui confini del 1967”.

Interessi di leader deboli
Problemi anche in casa israeliana. Di fronte alle inchieste giudiziarie che toccano sempre più da vicino Netanyahu, sono in molti, anche tra le figure storiche del Likud, il partito del premier e di Levy, a chiedersi se gli interessi di ‘Bibi’ e quelli d’Israele coincidano ancora. Fanno paura i progetti di “Grande Israele” della destra ortodossa e ultranazionalista. Per Netanyahu, la dichiarazione di Trump su Gerusalemme capitale potrebbe oscurare inchieste e guai giudiziari all’orizzonte. Come per il presidente Usa, alle prese con il Russiagate. Anche se osservatori attenti denunciano come il prezzo da pagare per Israele e per gli interessi americani sarebbe altissimo.

 

POI IL GIRO D’ITALIA IN FIGURACCIA EXPORT

Gerusalemme, presa in giro d’Italia

Potrebbe piacerti anche