lunedì 18 dicembre 2017

Il Mossad arruola spie in Libano, e Israele si affaccia

Spionaggio. L’ex giornalista e drammaturgo libanese Ziad Ahmad Itani, arrestato a Beirut il 24 novembre, arruolato a letto dall’avvenente spia israeliana, sarebbe l’esempio di nuova strategia dell’intelligence: la normalizzazione dell’immagine di Israele «nella cultura politica araba».
Anche in vista di eventuali prossimi arrivi israeliani in chiave anti iraniana?

La storia è di quelle che uno crede accadano soltanto nelle fantasy di spionaggio. Cinema o libro che siano, l’avvenente spia che si concede e conquista e condiziona l’oggetto delle sue brame interessate. È capitato all’ex giornalista e drammaturgo libanese Ziad Ahmad Itani, arrestato a Beirut il 24 novembre con l’accusa di spionaggio. Modalità di arruolamento, come detto, da letteratura. Sedotto da una donna bella e straniera, agente del Mossad, quindi ricattato. A suscitare la paura (e l’invidia) di qualche vecchio cronista d’avventura nelle zone contese del mondo, a cui simile tentazione irresistibile non è capitata.
Il giornalista Ziad Ahmad Itani, nella foto di copertina nella versione teatrante, dopo l’arresto avvenuto il 24 novembre, ha confessato le sue responsabilità. E nel suo appartamento a Beirut sono ritrovati quattro computer e cinque cellulari con all’interno delle «informazioni segrete». Il suo arresto fa seguito a quello avvenuto in un hotel di Beirut di una donna di 31 anni, di cui la stampa libanese riporta solo il nome, Jennah, dell’associazione “Insieme per la Palestina”. È accusata di essere una “risorsa” gestita da un agente del Mossad, identificato dai servizi libanesi come Hossam Safadi.

Dalle cronache della tv qatariota al Jazeera e del quotidiano al Akhbar. L’ex giornalista sarebbe stato adescato da una donna, Colette, di nazionalità svedese, che si era presentata sui social come un’attivista dei diritti umani. I due ad un certo punto decidono di incontrarsi. Il Mossad li riprende mentre sono a letto e ricatta Itani che accetta di spiare per conto di Israele. Dopo l’arresto l’uomo ha prima detto di averlo fatto per soldi. Poi ha spiegato che a spingerlo è stata in realtà la minaccia di far arrivare alla moglie le immagini della relazione avuta con la donna svedese e di aver temuto di perdere la sua famiglia.
Cosa doveva e poteva riferire uno come Itani al Mossad? si chiede Michele Giorgio sul Manifesto. Limitate entrature politiche o militari del personaggio. Niente di significativo per il Mossad che di solito punta a bersagli grossi nel campo militare e in quello della sicurezza. L’ipotesi rivelatrice, dal vice direttore di Al Akhbar. Tel Aviv, avendo ora la collaborazione dietro le quinte di un buon numero di Paesi arabi, in particolare delle monarchie del Golfo, oggi lavora su come cambiare nella regione e nel resto del mondo la narrazione su Israele, la sua immagine a livello popolare.

Per questo al Mossad sarebbe stato dato l’incarico di concentrarsi anche sul reclutamento di personaggi del mondo culturale, dello spettacolo e del cinema. Gente come Itani, con tante relazioni nella società civile e del mondo dell’arte. In Libano l’ex giornalista è noto anche per il suo percorso politico molto ‘particolare’. È stato sostenitore dell’alleanza “8 Marzo”, tra Hezbollah e il principale partito cristiano, ‘Corrente dei Patrioti Liberi’, fondato dal presidente Michel Aoun. Poi è diventato nazionalista nasseriano, infine, salto di 180 gradi è passato all’alleanza “14 marzo”, quella del premier Hariri e dei suoi alleati.
Itani avrebbe agito su ordine del Mossad qualche settimana fa difendendo artisti e registi libanesi accusati di tradimento per essersi recati in Israele, Stato nemico. Insomma, dicono in Libano, grazie alla sua notorietà, Itani aveva il compito di promuovere una immagine positiva di Israele e riferire su esponenti della cultura e dell’arte libanesi che partecipano all’estero ad attività politiche contro lo Stato ebraico. Il governo israeliano sta investendo milioni nella lotta agli attivisti del Bds (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele), e alle organizzazioni che denunciano le sue politiche nei confronti dei palestinesi.

Salvo ipotesi molto più preoccupanti, di un ritorno militare di Israele in Libano, dopo la sconfitta subita nel 2006 sul fronte sud di Tiro contro gli hezbollah.

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