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martedì 15 Ottobre 2019

Le guerre di Siria: raid d’Israele, bersaglio iraniano, truppe cinesi

Caccia israeliani hanno bombardato una base militare in Siria, a sud di Damasco. L’attacco nella notte ha causato danni materiali ma non vittime. La contraerea siriana avrebbe abbattuto due missili. Tel Aviv preoccupata da crescente influenza in Siria di Iran e Hezbollah.
Assad trova un nuovo alleato, forze speciali cinesi in Siria. Duecento a combattere i foreign fighters uiguri, musulmani cinesi di etnia turca.

Israele via Libano

L’attacco questa mattina all’alba. L’aviazione israeliana ha colpito una base in costruzione a Sud di Damasco, dove l’Intelligence sospetta   si starebbe allestendo una base per i Pasdaran iraniani, scrivono Haaretz e la Bbc. I cacciabombardieri avrebbero lanciato i loro missili dalla spazio aereo libanese.
Israele ha colpito decine di volte in Siria durante i sei anni di guerra civile, ma gli obiettivi erano di solito depositi di armi e convogli di rifornimenti diretti a Hezbollah. Questa sarebbe la prima volta che viene colpita una installazione iraniana. In Siria ci sarebbero oltre mille “consiglieri militari” dei Pasdaran, che guidano le milizie sciite alleate.
Secondo fonti siriane, la contraerea ha lanciato missili contro i jet israeliani, che però non sono stati colpiti.

Le trattative

L’attacco arriva dopo alcuni segnali di distensione. La scorsa settimana erano filtrate indiscrezioni su un’offerta del presidente siriano Bashar al-Assad a Israele, con la mediazione russa: una zona smilitarizzata, e senza presenza di Hezbollah e consiglieri iraniani, profonda 40 chilometri a partire dal Golan. Quattro giorni fa il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva detto che non riteneva ci fossero militari iraniani in Siria, ma solo consiglieri, anche se aveva ammonito che era la politica di influenza dell’Iran nella regione il “vero pericolo”.
L’attacco arriva dopo il primo round negoziale a Ginevra fra governo e opposizione siriana. Le posizioni sono molto distanti e la rappresentanza della presidenza siriana ieri è tornata a Damasco e ha minacciato di non ripresentarsi se i ribelli non faranno concessioni.

Truppe cinesi anti Uiguri

Una curiosa e inquietante nuova presenza militare sul campo di battaglia siriano. Forze speciali cinesi, due unità addestrate per la lotta al terrorismo. Ieri il ministero della Difesa avrebbe dato il via libera al dispiegamento delle unità «Tigri siberiane» e «Tigri notturne». Il corteggiamento di Damasco a Pechino dura da parecchi mesi e ha una motivazione specifica, spiega Giordano Stabile su La Stampa. Per Assad, la riconquistare la provincia di Idlib, roccaforte di gruppi ribelli legati ad Al-Qaeda. Per Pechino, saldare i conti col «Partito del Turkestan», composto da combattenti uiguri, musulmani cinesi di etnia turca.
Già a maggio l’ambasciatore siriano a Pechino, Imad Moustapha, aveva dichiarato che i foreign fighter uiguri in Siria erano un problema anche per la Cina perché dalla Siria promuovevano «la causa della secessione dello Xinjiang», la loro regione.

Campo di battaglia, chi va, chi viene

Russia e Turchia hanno ciascuna circa 8 mila soldati. Gli americani, comunicato del Pentagono, sono 1700. Marines e forze speciali hanno sostenuto i guerriglieri curdi nella battaglia di Raqqa contro Isis ma ora la loro presenza è in forse per non infastidire troppo il turco Erdogan. Washington ha deciso il ritorno dei reparti di artiglieria dei Marines. Mosca ha annunciato il ritorno a casa di gran parte delle sue truppe per Natale, salva la sua presenza stabile nelle basi a Tartus e Lattakia. Teheran non ha inviato soldati ma consiglieri militari a guidare le milizie sciite alleate libanesi e irachene. Più spazio alla politica, ma sempre armata. Il ministro della Difesa russo Shoigu al Cairo. Obiettivo, riaprire la loro base aeronavale a Sidi Barrani, vicina al confine con la Libia, chiusa dopo la rottura fra Egitto e Urss alla metà degli Anni 70.

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