lunedì 18 dicembre 2017

La fine dell’Occidente

Quando in soffitta o in cantina vi capita tra le mani un vecchio Mappamondo (di plastica, di legno contieni-mignon o quello trasparente con la lampadina che non funziona più) la prima cosa che fate (facciamo) è di girarlo finché non vedete (vediamo) l’Italia. Piccolissima, sopra all’Africa, piantata in una Europa che le fa da capocchia […]

Quando in soffitta o in cantina vi capita tra le mani un vecchio Mappamondo (di plastica, di legno contieni-mignon o quello trasparente con la lampadina che non funziona più) la prima cosa che fate (facciamo) è di girarlo finché non vedete (vediamo) l’Italia. Piccolissima, sopra all’Africa, piantata in una Europa che le fa da capocchia con spicchi di Russia e di Americhe. Quello che vedete (vediamo) è l’Occidente come da 3.000 anni lo consideriamo.

Tra breve, meno del tempo di una generazione, quel Mappamondo dovremo girarlo ancora verso sinistra sino ad avere l’India sotto agli occhi con a destra in basso l’Australia, un cornino d’America che spunta in alto a destra e tanta tanta Terra in mezzo che prende il Paese più grande al Mondo (la Russia) con attaccata la Cina, tutto il resto sono frattaglie (Est-Europa, Turchia ecc) poste al limitare del nuovo Centro del Mondo.

Cosa è accaduto? Cosa accadrà?

Mentre l’Occidente era alle prese con le Primavere Arabe e cercava di regolare i conto con qualche Ras locale, l’Oriente si dibatteva nella crisi del prezzo del petrolio essendo venuta meno l’Opec (con la caduta del Muro) e gli USA di Obama erano diventati energeticamente autosufficienti. Il tentativo dei BRICS era fallito a causa dei disastri economici di Brasile e Sudafrica (imputabili principalmente alle politiche di Lula-Rousseff e di Zuma) e si era già assistito al primo tentativo USA di separare (grazie alla nuova Presidenza del Paese delle caste) l’India dalla Cina. In questo quadro occorreva, per non soccombere definitivamente al predominio americano, una azione di compattamento che avesse come collanti la crescita industriale e tecnologica cinese e la politica imperial-militare russa.

E’ stato in quel momento che Putin ha deciso d’investire sulla Siria come elemento di coagulo, punto dirimente di nuove relazioni internazionali. La Russia si è svenata nel conflitto siriano, ma questa vota non ha fatto tutto da sola come in Afghanistan ha coinvolto l’atra metà della mela mussulmana stringendo accordi con l’Iran che ricordano quelli di Breznev per il petrolio persiano. Sul campo gli iraniani non hanno fatto sconti a nessuno tanto meno alle popolazioni irachene occupanti la terra che gli Ayatollah vogliono e rivendicano dai tempi dell’assassinio di al-Husayn ibn Ali a Kerbala (Iraq) una cosina di 1337 anni di veleni e guerre.

Gli iraniani sanno che possono arrivare attraverso Hezbollah alle porte di Gerusalemme e che questa formazione sciita è l’unica nella Storia araba ad aver dato delle legnate sul campo ai militari israeliani. Per questo Israele ha stretto un patto di ferro con l’Arabia Saudita, una cosa inaudita considerando che la dinastia Saud è la principale sponsor delle varie frange wahabite (al-Qaeda), dei salafiti di tutto il Mondo e quindi responsabile di crimini gravissimi compreso il genocidio yemenita (il Paese d’origine dei Bin Laden).

La nuova Yalta

In molti pensano che la strategia di Israele (con a traino dei recalcitranti USA) possa portare al Terzo conflitto Mondiale, il primo del Terzo Millennio. Per questo si parla tanto di una città della Crimea tornata sotto il dominio russo: Yalta.

In questo quadro Cina e Russia hanno cercato di tenere come periferici questi conflitti, tanto che recentemente è stata la Cina (che oramai “possiede” due terzi dell’Africa) a dare il via libera all’avvicendamento al Governo dello Zimbabwe, altrimenti (e in altri tempi) avremmo avuto le strade di Harare lastricate di cadaveri.

Il corso neomaoista di Xi Jinping vuole portare la Cina fuori dagli stereotipi di Paese trasformatore dipendente dalle economie altrui (in questo senso la Crisi mondiale è stata maestra) a Paese imprenditore, consumatore a potenza militare. Non elenco i dati cinesi ma è evidente che in questo caso la demografia conta sulla democrazia.

Il Giappone di Abe cambia la sua Costituzione per dare un senso all’esercito nipponico, cresciuto in questi anni di uomini, mezzi ed addestramento. Dopo decenni passati a coltivare le fratture insanabili con i cinesi sembra prevalere una politica legata agli affari e comunque tesa verso l’altro grande colosso demografico: l’India.

L’India soffre di una crisi economica a macchia di leopardo che i governi succedutisi negli ultimi 20 anni cercano di evitare che divenga strutturale. È il prezzo per il totale affrancamento da ogni “padrino” nella Politica internazionale, ma forte pesa la dicotomia tra eccellenze formative (le Università con la migliore resa di laureati al mondo) e la tradizione induista che cristallizza il Paese nelle caste e nelle disparità non solo economiche.

L’Australia sa che il ruolo di dependance degli americani all’interno del Commonwealth sta stretto non solo alla sua popolazione (un nano demografico considerato il continente)ma anche alla sua economia che preferisce interfacciarsi con il colosso cinese piuttosto che il mercato USA e quello europeo.

L’elenco potrebbe continuare con quelle che ho definito impietosamente (e immeritatamente) “frattaglie” tra queste, giusto per citarne una, l’Indonesia il Paese con più mussulmani al Mondo, ma non voglio appesantire un tema che forse non è proprio da social.

La Russia di Putin

In questo tempo solo un Paese è stato protagonista di una Politica tesa a raggruppare pacificamente tutti questi Stati: la Russia di Putin.
Purtroppo noi soffriamo di un deficit d’informazione riguardante tutta l’Asia e molti dei nostri analisti e commentatori hanno ancora tutta la testa dentro la Guerra Fredda. Anche per questo è difficile cogliere l’ininfluenza di ciò che accade tra le sponde del Mediterraneo quando la dimensione reale del nuovo Scenario riguarda la metà dell’Umanità intera(!).

L’Occidente come referente globale si appresta a passare la mano ad un Oriente in costante crescita non solo economica. Chi ha intuito e faticosamente costruito questo Futuro sarà di fatto lo Zar del Nuovo Mondo, il Re dei Sette Regni. Quello che siede sul Trono di Spade o meglio alla Национальный центр управления обороной РФ, la Stanza della Guerra.

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