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martedì 15 Ottobre 2019

Gerusalemme, presa in giro d’Italia

Il Giro d’Italia sbaglia strada e dicitura. Pedalerà in Israele subendo in dictat sulla Gerusalemme né Ovest né Est, capitale unica per la versione ebraica, mentre gran parte dei Paesi del mondo -Italia compresa- hanno la loro ambasciate a Tel Aviv per rispetto della parte palestinese di Gerusalemme città occupata militarmente.
Non dovevi sbagliare prima, non potevi cedere dopo, a incidente diplomatico montato con toni inaccettabili da parte israeliana.

Il Giro d’Italia sbaglia strada e sbaglia dicitura, pedalerà in Israele in una Gerusalemme che non puoi distinguere, perché da quelle parti anche i punti cardinali indicano appartenenze territoriali -terre conquistate con violenze e guerre- e suscitano contrapposti nazionalismi, ma uno solo quello che realmente comanda. Niente Gerusalemme Ovest e figuraccia doppia, prima e dopo.
Non dovevi sbagliare prima, non potevi cedere dopo, a incidente diplomatico montato con toni inaccettabili da parte israeliana.

Dopo le proteste di Israele la dicitura ‘Gerusalemme Ovest’ e’ stata “rimossa da ogni materiale legato al Giro d’Italia 2018″ annuncia RCS Sport. “Ci felicitiamo della rapida decisione di rimuovere la definizione di ‘Gerusalemme ovest’ dalle sue pubblicazioni ufficiali”, applaudono la calate di pantaloncini ciclistici italiani i ministri di sport cultura e turismo di Israele.

La ragione dei soldi. Il finanziamento israeliano alle tre tappe del Giro d’Italia in quel Paese ha rischiato per questo di essere annullato. Secondo il quotidiano filo-governativo Israel ha-Yom della questione si è interessato anche il ministero per le questioni strategiche, paventando pressioni di elementi filo-palestinesi, a sostenere che Gerusalemme est non farebbe parte di Israele.

Caso chiuso? Neanche per sogno, ammonisce De Giovannangeli sull’HffPost. Perché a ribellarsi adesso sono i palestinesi. Una protesta che viene da lontano, dal giorno stesso della comunicazione che il Giro 2018 sarebbe partito da Gerusalemme. Ma quale Gerusalemme? Una decisione italiana che ignorava le risoluzioni delle Nazioni Unite che considerano Gerusalemme Est come territorio palestinese occupato.

Ed ecco l’idea di indicare indicare la prima tappa del Giro a “West Jerusalem”. Una “pezza” diplomatica che ha finito per scontentare tutti. Nel pasticcio ciclistico diplomatico, coinvolto il ministro dello Sport, Luca Lotti, la Farnesina e lo stesso Palazzo Chigi. «Quel ‘West’ non era stato pronunciato dal ministro Lotti nella conferenza stampa a Gerusalemme il 18 settembre», contesta Israele. Ingenuità e disattenzione, speriamo.

Gerusalemme, dunque. Non Gerusalemme Ovest. Senza quell’aggiunta che serviva a mitigare la collera della dirigenza palestinese, e per evitare che quella che dovrebbe essere una giornata di sport possa trasformarsi in qualcos’altro, di segno opposto. Le proteste israeliane avevano investito la nostra Ambasciata a Tel Aviv. Ora, sul piede di guerra è entrata l'”ambasciata” palestinese a Roma. E la vicenda entrerà anche in Parlamento con interrogazioni al ministro Lotti.

‘Eppure vi avevamo avvertito’, dice Hanan Ashrawi, nota attivista palestinese. “Avevamo messo in guardia sul fatto che il governo israeliano avrebbe usato un evento sportivo come uno spot nazionalista. E così è stato. Di certo – aggiunge – una scelta di questo genere non aiuta il dialogo. Il governo italiano sa bene cosa rappresenti Gerusalemme non solo per il popolo palestinese ma per il mondo arabo e musulmano, e per la cristianità”.

Per metterci una pazza al buco ciclistico, si pensa ora al calcio. La possibilità di un incontro di calcio tra una rappresentativa nazionale italiana e la Nazionale palestinese. Ma la ferita rimane. Perché ogni evento che riguarda Gerusalemme è destinato a lasciare il segno. Conoscere tutto questo era un dovere per chi azzarda politica internazionale attraverso la pratica dello sport.

Sino a ieri, la prospettiva di un accordo di pace si fondava sul principio «due popoli, due Stati», ma l’attuale governo Netanyahu ultra conservatore spinge in altra direzione. E impone all’Italia con la scusa del ciclismo una Gerusalemme dove non c’è più Ovest per negare l’Est, dove vivono oltre 300.000 palestinesi, più di un terzo della popolazione.
E il Giro d’Italia sceglie di inseguire a ruota Trump che ha promesso -unico Paese del blocco occidentale- di spostare l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme né Ovest né Est.

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