lunedì 18 dicembre 2017

La storia di Viola e altri fiori e i tanti Barbablu

A ridosso di una giornata contro la violenza sulle donne, Gatto randagio ridiventa Francesca de Carolis. Che ci racconta di Viola, prima donna a dire di no al ‘matrimonio’ riparatore dopo la violenza, di altri fiori e petali strappati, e di tanti Barbablu.
«Un’Italia in cui un articolo del codice civile prevedeva il matrimonio riparatore, dove la violenza sessuale era “oltraggio alla morale” e non alla persona…».

“Questa è la storia di Viola, piccolo fiore di campo a cui un bruto aveva strappato tutti i petali, e che invece di appassire prese a splendere e splendere senza fine”…
Riprendo, a ridosso di una giornata contro la violenza sulle donne, un bel racconto che mi aveva mandato Lorenzo Misuraca, giornalista, scrittore di teatro, raccontatore… che ha narrato con il linguaggio delle fiabe la vicenda di Franca Viola. Per la cronaca, la ragazza di Alcamo che a soli 17 anni venne rapita dall’uomo di cui sempre aveva respinto la corte… Era il 26 dicembre 1965… ancora sulle labbra il sapore dei dolci del Natale… Viola venne rapita, violentata e poi nascosta, in attesa che le cose andassero come “dovevano” andare… ché molte alternative non c’erano, allora, in terra di Sicilia (ma non solo) al “matrimonio riparatore”…
Ma il dolce viso di Franca Viola è passato alla storia per essere stata lei la prima a dire “no”. A denunciare il rapitore e i suoi complici, che finirono in carcere. Diventando per tutti bandiera di libertà e di dignità.

Franca Viola, nel 1965

A lei Lorenzo Misuraca aveva dedicato il garbato racconto che mi ritrovo in archivio, dove Franca Viola è il fiore di campo che vince sul prepotente Melodia che tutto voleva, quindi anche quel fiore che “amava ridere, e giocare col vento e con gli sguardi dei giovani abitanti del campo”.
Lorenzo Misuraca, che oltre che raccontatore è cronista, ricorda che tutta la famiglia Viola, che difendendo le ragioni della ragazza aveva contravvenuto alle regole della vita locale, subì intimidazioni… il padre Bernando venne minacciato di morte, la loro vigna rasa al suolo ed il casolare annesso bruciato.
Ma la storia ha un lieto fine. “Viola trovò un uomo bello e onesto che la portò all’altare e coltivò il suo amore. Ma quel che conta, forse anche più dello stesso amore di Viola, è che la sua storia passò di bocca in bocca, da un campo all’altro. E da allora, altri giovani fiori di campo liberi e allegri trovarono il coraggio di difendere la propria bellezza”.

Bisogna ricordarla questa vicenda, perché ha segnato la storia di tutte, e di tutti, in un’Italia in cui un articolo del codice civile prevedeva il matrimonio riparatore, dove la violenza sessuale era “oltraggio alla morale” e non alla persona… pensate… E nonostante il coraggio di Franca abbia indicato la strada a molte altre donne, bisognerà aspettare sedici anni perché il “matrimonio riparatore”, insieme con il “delitto d’onore”, vengano cancellati dal codice civile. Bisognerà aspettare il 1981 per cancellare la vergogna di argomenti che legittimano di fatto la violenza su donne, fidanzate e mogli. Appena l’altro ieri… “un passato che non è morto, non è nemmeno passato”.
Leggendo il racconto di Lorenzo Misuraca, ho pensato che l’autore avesse scelto il garbo di una fiaba (se volete leggerla tutta… http://www.laltrariva.net/?p=163 ) perché le fiabe da sempre raccontando le cose della vita, e quando il bene e quando il male, insegnano e aiutano a trovare la via…

E mi chiedo se abbia mai letto la fiaba di Barbablù Ylenia, la ragazza di Messina che ieri, al processo contro il ragazzo che le aveva dato fuoco, ha continuato a difendere “il suo Alessio”. “Ma non capisce che quello la prossima volta l’ammazza?”, la disperazione della madre, che sa… che da tempo aveva lasciato il marito perché alzava le mani…
Barbablù dunque. Ricordate?
“C’era una volta un uomo che possedeva palazzi e ville, mobilia preziose e carrozze tutte d’oro. Ma aveva la barba blu, cosa che lo faceva così spaventoso che ogni donna soltanto a vederlo…”. La fiaba macabra che si ripete nella cronaca di tutti i giorni, e la vittima è ancora lei, la donna, che troppi, forse, amano da morire… E si ripete, la storia antica di lei sottoposta al diritto di lui, il padrone, e il volto di Barbablù si moltiplica in mille specchi…
Anche questa fiaba ha, almeno per la protagonista, un lieto fine. L’eroina si salva perché racconta alle sorelle il terribile segreto degli assassinii del mostruoso castellano, e i fratelli corrono a salvarla… E insegna, a tutte, la storia di Barbablù, che non bisogna tenere il dolore chiuso nel segreto del proprio cuore… ieri come ancora oggi…

Rimane purtroppo da smentire l’ottimismo di Perrault che, a conclusione del racconto, dopo la sua bella morale, aggiunge che “questa è una storia del tempo che fu, che non esiste più sposo tanto tremendo, quale sia il colore della sua barba”, e a noi piacerebbe davvero che così fosse…
Ma siccome qui si rema contro, ma davvero contro… mi piace chiudere, oggi che si parla di violenza contro le donne, con un racconto al contrario… Non sarà certo un bell’esempio… ma… ma… Scommetto che sotto sotto strapperà un sorriso almeno all’altra metà del cielo, la storia d’una testa d’amante finita in un vaso di basilico…

Quella che voglio ricordare è la storia di una bellissima fanciulla, di Palermo, della Kalsa, per la precisione. Siamo all’incirca nel 1100, periodo della dominazione araba in Sicilia … e ancora l’amore non conosce tempi, né regole, non bada ai soldi e neppure al colore della pelle, perché la fanciulla, di cui non è dato sapere il nome, si innamorò di un moro che di lì passava. Anche lui l’amò, e divennero amanti. Ma quanto è mutevole l’animo umano… un giorno il moro le disse che l’avrebbe lasciata, per ritornare nel suo paese, dove aveva moglie e figli. Gli uomini… storie di sempre…
Fatto sta che la giovane era disperata, disperata e furiosa di gelosia, e pur di non permettere che il suo bel moro la lasciasse per tornare di là dal mare fra le braccia di un’altra donna, gli tagliò la testa. E siccome sempre di ferite d’amore si trattava… della testa del suo moro fece un vaso, e vi coltivò il basilico, profumatissima erba dei re…
Si narra che il basilico coltivato lì dentro fosse molto bello, anche per via delle lacrime che pure la fanciulla vi versava sopra, e talmente bello era anche il vaso dal volto di moro, che i vicini ne vollero di uguali… magari in ceramica…, magari anche con volto di uomini bianchi… come quelli, splendidi, che avrete visto nei giardini e nelle dimore oltre lo stretto…

Una nota. Gatto Randagio è corso sul balcone di casa e con aria sospettosa sta rovistando nel vaso del basilico… sembra turbato… Nonostante il grigio novembre e il freddo, la piantina ha ancora foglie incredibilmente belle. Si sta chiedendo, il Gatto, di quali lacrime, quel basilico, s’è ancora nutrito…

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