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sabato 7 Dicembre 2019

La Yalta di Putin sul Medioriente, dopo la Siria il Libano

Quel vertice sulla Siria dei capi di Stato di Turchia, Russia e Iran. Putin guida la Yalta del Medio Oriente, se i diversi conflitti che hanno distrutto la Siria non esonderanno in Libano.

A Sochi, città russa sul Mar Nero, la nuova Yalta del Medio Oriente. Vertice sulla Siria dei capi di Stato di Turchia, Russia e Iran. Lunedì il leader del Cremlino aveva incontrato in gran segreto Bashar al Assad. Putin non un semplice padrone di casa alla ricerca di soluzioni alla crisi che siano condivise anche da Erdogan e Rouhani. La centralità della Russia nella questione siriana è un fatto riconosciuto da tutti. Arrivati alla sconfitta militare dell’Isis, è il momento di tirare le somme, dice agli alleati di circostanza il Cremlino. A dicembre via il grosso del contingente russo in Siria, sul campo soltanto uomini e mezzi necessari per il funzionamento delle basi militari.

Russia, Iran e Turchia, oltre che vincitori militari, sono i Paesi che hanno promosso i negoziati di Astana e la creazione di quattro zone di de-escalation in Siria per porre le basi delle future sfere di influenza. Mosca e Teheran appoggiano le truppe governative, mentre Ankara sostiene alcuni gruppi di ribelli. Pomo della discordia ancora irrisolto, la questione curda soprattutto con Ankara. Ma un compromesso lo si può sempre trovare anche per la questione curda. Più difficile la partita aperta con il triangolo avversario, Israele Arabia Saudita e Stati Uniti, sul fronte anti iraniano che dopo la Yemen rischia di travolgere il Libano.

Libano neutrale o peggio della Siria

In Libano, da sempre, fare politica impone originalità, oltre a molto coraggio. Saad Hariri, figlio di un ex premier assassinato, rientra a Beirut, presenzia alla parata per la Festa dell’Indipendenza e dopo l’incontro col presidente Michel Aoun, ‘sospende’ le sue dimissioni che aveva annunciato tra mille fondati sospetti da Riad, Arabia Saidita. Sospensione ‘a tempo’ però, 48 ore per evitare una rottura drammatica. Se si spezzano gli equilibri in Libano -valutano gli analisti- aprirebbe una resa dei conti armata addirittura peggiore di quella che ha segnato la Siria. Un Libano senza guida, o in mano a Hezbollah, verrebbe percepito come una minaccia mortale da Israele e dall’Arabia Saudita.

E Israele e l’ormai prossimo nuovo monarca saudita hanno già avvertito che non permetteranno che il Libano diventi un feudo iraniano ai confini con lo Stato ebraico. Hariri, dopo il viaggio in Francia e con sostegni occidentali più chiari, tenta l’ultima mediazione. Primo destinatario dei suoi messaggi il leader di Hezbollah, Nasrallah, che mantiene una posizione di apertura al dialogo. Nessuno intende assumersi la responsabilità di una rottura dalle conseguenze imprevedibili, concordano gli analisti politici a Beirut, ma il passaggio cruciale, osserva Umberto De Giovannangeli sull’Huggington Post, sarà quando dalle affermazioni di principio si dovrà passare alle scelte impegnative.

Medio Oriente poco arabo

A Sochi-Yalta, i protagonisti sono il russo Putin, l’iraniano Rohani e il turco Erdogan. Il solo arabo di passaggio, quasi ospite ‘di cortesia’, Assad. A Sochi viene sancita la ‘pax siriana”, l’esistenza di uno Stato siriano sotto protettorato russo-iraniano. Europa e Stati Uniti esclusi, a formalizzare il disinteresse di Washington e l’irrilevanza dell’Europa. Manca anche del mondo arabo, e ciò brucia, commenta Nabil El Fattah su l’HuffPost -, già direttore del Centro di alti studi strategici di Al-Ahram, uno dei più autorevoli think tank arabi. Per non parlare di Israele che considera l’Iran il nemico pubblico numero uno. E la ‘pax siriana’ che rischia di straripare in Libano potrebbe significare catastrofe.

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