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venerdì 20 Settembre 2019

Italia-Bosnia, bambini di guerra, orfani di pace

Balcani 1992, in piena guerra bosniaca. Dall’orfanotrofio della Sarajevo sotto attacco, partono 46 bambini per essere accolti in Italia. Non hanno mai più fatto rientro in Bosnia nonostante alcuni di loro avessero genitori ancora in vita.
Antica ferita ancora aperta riproposta dalla TGR Rai, col seguito di qualche polemica, antichi sospetti e speranza di soluzione a 25 anni dai fatti.

«Orfani di pace» è il titolo dello speciale ‘EstOvest‘ firmato da Andrea Oskari Rossini andato in onda sul settimanale della TGR Rai. Percorso per immagini e testimonianze oggi, sulla scia di una precedente inchiesta condotta anni fa da Nicole Corritore su Osservatorio Balcani e Caucaso. 
(https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Italia-Bosnia-bambini-di-guerra-32618).
Drammi antichi ma ancora irrisolti. Bambini salvati dalla guerra, molti di loro orfani di fatto, altri divenuti orfani dei genitori naturali per inciampi burocratici nel caotico svolgersi della guerra e del primo dopoguerra bosniaco. Ora, tutti giovani italiani felicemente adottati. Salvo il dramma di alcuni genitori naturali sopravvissuti al dramma, che non riescono ad aver titolo, non solo ai loro figli, ma neppure al rivederli o averne notizie.
Aspetto inquietante che torna nella memoria degli antichi frequentatori della Sarajevo assediata, i sospetti di ‘traffici’ clandestini di minori per adozioni illegali, mascherate da umanitarismo. Ma rimaniamo ai fatti certi, dimostrati.

Maggio 1992. Assedio di Sarajevo appena iniziato ma le condizioni di vita per gli assediati sono già difficili. Anche per i piccoli ospiti, orfani e minori con situazioni familiari disagiate, dell’orfanotrofio “Ljubica Ivezic”. La direttrice dell’orfanotrofio, non potendo assicurare l’incolumità dei bambini, chiede che vengano portati fuori da Sarajevo.
Luglio 1992, la Prima ‘Ambasciata dei Bambini’, Djecija Ambasada la chiamano, un convoglio di due pullman che porterà 67 bambini di Sarajevo, di cui 46 dell’orfanotrofio, verso l’Italia, dove arrivano via mare. I 37 più piccoli portati in un istituto di Monza, tutti gli altri a Igea Marina.

I racconti sia di Andrea Oskari Rossini che di Nicole Corritore propongono diversi drammi personali di pezzi di famiglie bosniache sopravvissute ai massacri di Sarajevo, ma privati per sempre di una parte importante dei loro pochi affetti rimasti. Storie commoventi che potere andare a rivedervi nel filmato che alleghiamo. Evitiamo volutamente le vicende singole. Ognuna di loro è dramma che non può essere contenuto della sintesi di un blog giornalistico.
Ciò che resta da chiarire, come questi ‘inconvenienti burocratici’ con effetti umanamente devastanti siano potuti accadere. Solo caos post bellico, burocrazia sciocca o indolente, o altro?

Alla fine del conflitto bosniaco tutti i minori ospitati in Italia, anche quelli con genitori biologici in vita, non rientrano più a casa. 1996, avviate le procedure di adozione. Coinvolti di Tribunali dei minori che devono dichiarare lo stato di adottabilità. Orfani, o con genitori naturali consenzienti, e qui si apre il contenzioso e, per alcuni, il dramma. Autorità italiane e bosniache che si rimpallano le responsabilità (io ho mandato, io non ho ricevuto), e genitori sui due fronti della stessa sofferenza, quelli naturali che vivono la sottrazione di vicinanza d’amore, e quelli adottivi che la temono.
E mai possibile che 25 anni quei drammatici eventi, la partita giudiziaria ma soprattutto umana sia ancora aperta? Grazie e quel bel reportage che aiuta memoria e coscienza.

LA PUNTATA DI ESTOVEST

https://www.facebook.com/TgrRaiFVG/videos/1941517669446221/

 

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