domenica 26 maggio 2019

Mugabe, beffa in Tv, non si dimette. Cina, terra e diamanti

Zimbabwe, Mugabe spiazza tutti e il diretta televisiva non si dimette e rilancia. I segreti del vero potere e della ricchezza dell’ex Rodesia, le terre coltivabili e le miniere di diamanti tra i vecchi colonizzatori e la Cina.

Discorso alla Nazione del presidente, 93 anni e da 37 anni a capo del Paese, circondato dai generali che lui beffa dopo aver promesso che avrebbe annunciato le dimissioni. Ma lui rilancia: “Presiederò il Congresso del partito che si terrà a dicembre”.
Certamente ‘datato’, certamente, ma non rincitrullito Robert Mugabe. Anche se ora sarà quasi certamente esautorato con una procedura di ‘impeachment, se non di peggio.
Dovremo vederne ancora delle belle, sperando resti come adesso nella pantomima, e non ceda alle facili violenze.

Cose c’è veramente in ballo in quel Paese per tanto accanimento al potere?

Più che golpe, quello di mercoledì scorso, è stato una transizione forzata di potere. Quasi senza colpo ferire, con un po’ di militari e tank per le strade della capitale Harare. Partita di successione tra il vicepresidente Mnangagwa, naturale erede politico di Mugabe, a la first lady, la moglie di 40 più giovane del presidente assoluto.
Generali e poteri veri dello Stato non avevano gradito il defenestramento del suo storico braccio destro per spianare la strada alla consorte alla guida del Paese.

Ma il placet ad andare oltre Mugabe lo hanno dato i cinesi, i principali partner economico-commerciali dello Zimbabwe e fruitori delle licenze di gran parte delle miniere di diamanti zimbabweane.

La settimana prima dell’entrata in azione dei tank nella Capitale il capo dell’esercito era in Cina per un incontro definito ‘abituale’, ma la casualità appare quanto meno improbabile, rileva Antonella Napoli sull’Huffington post. E suggerisce che sia i vertici militari, sia i colleghi di partito di Mugabe avessero fretta di risolvere i problemi di successione dopo 37 anni di potere assoluto che il più longevo dei presidenti in carica era pronto a ‘trasferire’ alla moglie.

Su tutte l’ipotesi più attendibile appare quella di un governo di transizione che includa l’opposizione e traghetti il paese verso le elezioni del 2018. Intanto l’opposizione spinge affinché si proceda sulla strada di un esecutivo di unità nazionale.
Molti gli interessi internazionali in corso. Già colonia britannica, quando ancora era chiamato Rhodesia, il Paese è da tempo terreno di conquista, soprattutto per gli Stati Uniti e la Cina a caccia di terre coltivabili oltre che di miniere, che in un primo momento sembrava disposta a sostenere lady Mugabe. Ora tutti i giochi sono rimessi in discussione.

Pechino dà le carte in Zimbabwe

Ora che Robert e Grace Mugabe sono di fatto fuori dai giochi, si avrà probabilmente una visione più chiara dell’influenza della Cina in Zimbabwe e in tutta l’Africa subsahariana. Solo pochi giorni prima del colpo di Stato “soft” da parte delle Forze Armate dello Zimbabwe, a Pechino c’era il generale Constantine Guyeva Chiwenga, il capo dell’esercito del paese africano, che ha parlato con gli alti comandi militari cinesi e con lo stesso ministro della Difesa, Chang Wanquan. La visita era passata pressoché inosservata, per la contemporanea presenza, nella capitale cinese, del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la cui permanenza ha coinciso, nelle date, con gli incontri di alto profilo del generale dello Zimbabwe, avvenuti tra l’8 e il 10 novembre scorsi.

Il dubbio oggi riguarda la possibilità che Pechino possa avere dato un tacito assenso al colpo di Stato in Zimbabwe, di cui la Cina è stato il primo partner commerciale nel 2015 (assorbendo il 28% dell’export) con interessi importanti nei settori dell’agricoltura, delle miniere (tra cui i diamanti) dell’energia e delle costruzioni. La visita di Chiwenga a Pechino è stata solo “un normale scambio militare” tra i due Paesi, ha dichiarato mercoledì scorso il portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, e “l’incidente di mercoledì non cambierà l’andamento generale delle relazioni bilaterali”, scriveva il giorno successivo l’influente tabloid Global Times.

 

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