lunedì 18 dicembre 2017

Israele e Arabia Saudita assieme contro l’Iran

Il capo di Stato maggiore d’Israele, Gadi Eisenkot: «Pronti a collaborare per fronteggiare l’Iran».
«Scambieremo informazioni, anche dell’intelligence, con qualsiasi Paese moderato dell’area”.
L’intervista per la prima volta a un quotidiano saudita».

Pronti a tutto, anche all’inimmaginabile

«Israele è pronta a scambiare informazioni, comprese quelle d’intelligence, con i Paesi arabi moderati per affrontare l’Iran. Ci sono molti interessi condivisi tra noi e l’Arabia Saudita». Apertura storica verso Riad, sperando non sia un nuovo guaio per il mondo, è stato il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, il generale Gadi Eisenkot, in un’intervista al quotidiano saudita Elaph.
‘Convergenza di vedute’ decisamente utilitaristica, per tenere a bada un nemico comune, «le mire espansionistiche della repubblica islamica iraniana».

«L’Iran progetta di controllare il Medio Oriente con due ‘mezzelune sciite’: la prima parte dall’Iran e, attraverso l’Iraq, arriva fino in Siria e in Libano». «La seconda – spiega Eisenkot – muove dal Bahrein e, attraverso lo Yemen, giunge fino al mar Rosso. Su questa faccenda noi e il regno dell’Arabia Saudita, che non è mai stato nostro nemico e con cui non abbiamo mai combattuto, concordiamo completamente». Posizioni politico strategiche già espresse segnalate da altre fonti. Ma adesso è l’esercito, che vuol dire, ‘siamo pronti ad agire’.

La prima volta, e speriamo sia soltanto questa, in cui un esponente militare dello Stato di Israele viene intervistato da un media del regno wahabita, con il quale Israele non intrattiene ufficialmente relazioni diplomatiche. Interessi economico, petroliferi e militari ufficiosi e segreti, invece, da molto tempo. «Quando si parla dell’asse iraniano c’è un’intesa totale tra noi e loro – ha aggiunto il generale, che poi ‘spara’- ho partecipato a un incontro di responsabili militari a Washington e, quando ho sentito il rappresentante saudita parlare, ho trovato la sua visione sull’Iran allineata alla mia».
Esplicitato il triangolo strategico politico di una possibile e prossima prova di forza in Medio oriente.

Per quanto riguarda la Siria il generale Eisenkot ha ribadito che Israele insiste perché gli hezbollah, l’Iran e le milizie sciite alleate lascino il Paese. Abbastanza velleitario e decisamente improbabile. Sei anni di guerra feroce contro l’integralismo jihadista a sostegno saudita, e ora che hanno sconfitto il Califfato, se ne devono andare? Il generale minaccia.
«Non permetteremo che le truppe iraniane si stabiliscano in Siria e le abbiamo già messe in guardia per quanto riguarda la costruzione di industrie o basi militari».

Lo Stato ebraico è quindi disposto a condividere informazioni con i Paesi arabi moderati pur di fronteggiare quello che al momento viene ritenuto il nemico più pericoloso nell’area. Con l’Arabia Saudita in particolare, che “non è mai stata un nemico con cui abbiamo combattuto”. Arabia che, attraverso il principe ereditario Mohammed Bin Salman, aveva considerato il coinvolgimento dell’Iran nella fornitura di missili ai ribelli in Yemen un “atto di guerra” contro l’Arabia Saudita.

L’appoggio di Riad a Tel Aviv in chiave anti iraniana, non è solo questione di obbedienza nell’islam, sunniti i sauditi, sciiti gli iraniani, ma +è soprattutto un questione di soldi e di potere.
In ballo c’è il destino del mercato del petrolio, di cui i due Paesi sono fra i maggiori produttori al mondo. E poi del gas del Qatar, Paese ‘ostaggio’ dei due litiganti, geografia in Arabia, gas condiviso con l’Iran in mezzo al Golfo Persico. Di mezzo anche il ritorno dell’Iran sulla grande scena degli investimenti mondiali dopo la fine delle sanzioni legate alla questione nucleare, anche se Trump prova a far saltare l’accordo.

Poi c’è il Libano, il più vicino e probabile campo di battaglia se la parola passerò ai generali.
Ma il generale prova a rassicurare, e assicura che Israele non ha alcuna intenzione di lanciare un attacco contro gli hezbollah, la milizia sciita libanese braccio armato dell’Iran. Ovviamente la colpa delle tensioni crescenti e sempre degli avversari. «Registriamo tentativi iraniani di portare a un escalation di violenza, ma non c’è un pericolo imminente».
Un aiuto al mantenimento della pace nell’area secondo Eisenkot, -lettura decisamente originale- arriva dalla politica regionale del presidente americano Trump, inattesa ‘colomba’. «Offre un’occasione per costituire nella regione una nuova coalizione internazionale a sostegno dell’asse sunnita moderato».
Poi, con un minimo di realismo politico, il generale ha affermato anche di aver apprezzato il lavoro della Russia, «Abile a muoversi con accortezza fra Siria, Iran, ed hezbollah da un lato e Stati Uniti e Turchia dall’altro».

LA CRONACA SULL’ISRAELIANO HAARETZ

https://www.haaretz.com/israel-news/1.823163

 

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