Coltre di nebbia sarebbe causata in parte dalla combustione delle stoppie unita al consueto smog, alla mancanza di vento e alla forte umidità in una delle più popolate città indiane e del mondo. In India, dal 2007 ad oggi, le emissioni di anidride solforosa sono aumentate del 50%, denuncia Scientific Report, 2017. Mentre a New Delhi, in questi giorni, le polveri sottili hanno raggiunto livelli estremamente pericolosi per la salute degli abitanti. I limiti dettati dall’Oms non devono superare i 25, mentre i dati registrati nelle vie di New Delhi oscillano tra i 400 e i 700.
Chiusura delle scuole e degli asili fino a domenica. Alcune compagnie aeree straniere hanno chiuso i loro voli sulla città indiana avvolta in una cappa di smog e di ‘controversie politiche’, osserva Emily Menguzzato su il Manifesto. La polemica principale riguarda l’origine del mantello di smog che avvolge la città. Il leader dell’opposizione, Sukhpal Khaira, sostiene che i contadini non c’entrano nulla e che la colpa è invece da ricercare negli scarichi delle migliaia di automobili e dalle industrie. Altro che contadini che bruciano le stoppie, soffocato loro dai debito e non dal fumo.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, 13 delle 20 città più inquinate del mondo si trovano in India e ogni anno 627 mila persone muoiono per problemi di salute legati alla tossicità dell’aria: bronchiti croniche, malattie cardiovascolari e tumori ai polmoni. I rischi riguardano soprattutto la funzionalità respiratoria dei bambini, compromessa in un caso su tre. Nel 2010 l’India aveva contestato i dati riportati dall’Oms, sostenendo fossero stati manipolati e negando le conclusioni dello studio. Non cerchi e trovi rimedi e quindi neghi l’esistenza delle cause.
La difficoltà nel trovare dei rimedi, la forte industrializzazione e la cementificazione selvaggia hanno determinato un peggioramento della situazione ambientale indiana, particolarmente grave a New Delhi. Città di 22 milioni di abitanti, una delle aree urbane dove la percentuale di persone per chilometro quadrato è tra le più alte del mondo, seconda solo al centro di Manila o a Dacca. Una tegola per il governo di Narendra Modi, l’uomo forte di Delhi, ipernazionalista tracotante in linea con l’ideologia autoritaria del suo partito. Soluzioni inesistenti senza colpire qualche interesse.
Nel racconto di Alexandre Marchand, della France presse su Internazionale, certe mattine il fumo sulla capitale è così denso che sembra di poterlo toccare. Gli edifici scompaiono, le macchine sbucano all’improvviso da strade invisibili. Il fumo entra nelle case da sotto le porte e dalle fessure delle finestre.All’esterno l’odore di bruciato prende alla gola. Il mal di testa è continuo. Gli occhi bruciano. A fine ottobre era stato Diwali, la grande festa indù delle luci. Milioni di petardi e fuochi d’artificio. Chiudendo gli occhi si ha l’impressione di trovarsi in un paese in guerra.
Ogni autunno a New Delhi torna il problema dell’inquinamento, raccontano i residenti esasperati. E ogni anno è più grave, senza che venga fatto nulla per risolverlo. Il ‘particolato’, sostanze microscopiche del diametro di pochi micron, particolarmente nocive per la salute. Le polveri più sottili, per le loro dimensioni -circa un trentesimo del diametro di un capello umano- finiscono direttamente nei polmoni. Limite di 25 per la salute, nelle ultime settimane a Delhi più volte oltre i 1000. Ma a 999 la centraline si bloccano rileva con una certa ironia amara Marchand. E’ l’India se vi pare.
Respirare l’aria viziata di New Delhi equivale a fumare due pacchetti di sigarette al giorno, dice qualcuno. I mezzi d’informazione parlano di “airpocalypse”. Come spesso succede in India, sostiene Marchand, il problema è sotto gli occhi di tutti, ma non si fa nulla per trovare una soluzione. Ogni anno i politici sembrano cadere dalle nuvole quando scoprono che la capitale è inquinata. Otto giorni di smog e di proteste prima di chiudere le scuole. All’inquinamento ci si abitua. Lo si nasconde poco a poco. Amnesia collettiva, o illusione, per cercare di sopravvivere.
Lento suicidio di una delle più grandi metropoli del mondo. Di fronte alla passività delle autorità, anche la corte suprema (quella evanescente che mai decideva sui due Marò) ha perso la pazienza. In un’udienza sulla questione il presidente del tribunale di più alto grado del paese ha rivolto un duro rimprovero al governo di New Delhi: «Voi restate seduti ad aspettare mentre la gente muore». La corte ha dato due giorni al governo per presentare un piano di lotta all’inquinamento. I due giorni sono passati, ma del piano neanche l’ombra, leggiamo sul blog Making-of della France-presse.