• 21 Febbraio 2020

Dopo la Siria cosa? Putin Trump sui rischi in Medio Oriente

Il poco detto, il molto non detto

Ciò che teme oggi Trump non è la ‘conquista russa’ di Damasco, ormai cosa fatta, ma quella possibile di Beirut sulla scia della vittoria in Siria. In Vietnam, i capi di Casa Bianca e Cremlino hanno letto una dichiarazione congiunta che dice il contrario di quanto sembra. Accordo problematico sulla pacificazione in Siria e tutt’attorno è di fatto quasi la prossima guerra. ‘Conflitto d’interessi’ non solo sul futuro della Siria, con o senza Bashar al-Assad, ma la posta in gioco è l’intero Medio Oriente, sono gli equilibri di potenza globali e regionali, il controllo delle ricchezze petrolifere e del gas. Con ben altri protagonisti in campo: Israele e Arabia Saudita per citare soltanto i più grossi e i più vicini. Un po’ più lontano ma temibile Iran attraverso la mezzaluna sciita che ormai raggiunge il Mediterraneo e il Libano.

Distruggere l’Isis non è più una priorità

Grande Medio Oriente più ribollente della Corea di Kim Jong-un, per molti osservatori. In cui la Siria è l’inizio. Poi è stato Yemen e ora torna il Libano. Dopo di che, i due leader in Vietnam recitano messa per celebrare loro stessi. Seguiamo il copione messo in scena, con qualche aggiunta nostra. Il Califfato è ormai ridotto a qualche striscia di territorio desertico a Nord-Est dell’Eufrate, su entrambi i lati della frontiera fra Siria e Iraq. Nel frattempo, centinaia di migliaia di morti dopo, due forze sono emerse nella ‘ristrutturazione’ del Medio Oriente, destinate a pesare nei prossimi anni. 1), la nascita di un esercito transnazionale sciita, libero di muoversi fra Siria e Iraq e connesso con l’Hezbollah libanese. 2) Sono le milizie Hashd al-Shaabi create dal generale dei Pasdaran Qassem Suleimani.

Altri protagonisti in Siria e attorno

Milizie sciite esistevano anche prima in Iraq e Libano e in Siria. Ma ora sono hanno imparato a combattere come un esercito regolare. Capacità che preoccupano l’America e ancor più Israele. Per il dopo Isis Washington non vuole ‘una loro presenza permanente in Siria’, in particolare al confine con Israele e Giordania. L’altra forza emersa dalla disfatta dell’Isis è quella dei guerriglieri curdi dello Ypg. Sono loro il nerbo delle Forze democratiche siriane che hanno liberato la provincia di Raqqa, e ora controllano circa un quarto della Siria. Questione curda questione già aperta in Iraq con gli Usa su posizioni spesso equivoche. Solo accordo vero, potenziare la «war room» che russi e statunitensi condividono ad Amman. Per evitare di spararsi tra loro fin ora per sbaglio.

rem

rem

Read Previous

100 anni fa in Russia la rivoluzione ordinata da Vienna

Read Next

I padri tonti abbattono alberi, i bimbi rivoluzionari li piantano