domenica 19 novembre 2017

100 anni fa in Russia la rivoluzione ordinata da Vienna

A 100 anni dall’ormai celebrata ‘Rivoluzione d’ottobre’ in Russia che da sempre ci fa litigare col calendario che la fa cadere da noi in novembre.
L’appuntamento settimanale di ‘C’era una volta’ in forte ritardo sulle rievocazioni, cerca almeno di essere originali.
Geopolitica della Sachertorte: Lev Trotsky e il Cafè Central a Vienna.

Lev Trotsky e il Cafè Central a Vienna

La rivoluzione russa non arrivò del tutto imprevista: l’andamento sempre più disastroso della guerra indicava un crollo imminente e inesorabile dell’impero zarista, mentre non ne era invece prevedibile la conclusione nei giorni dell’ottobre 1917 a Pietrogrado. La geografia della città, dalle officine Putilov ai ponti sulla Neva, dalla prospettiva Nevski al palazzo d’Inverno è arcinota, ma varrebbe la pena di ricordare anche altre città dove transitarono prima alcuni dei protagonisti. Se iI primo ricordo spetta a Zurigo, nella pacifica Svizzera, da dove partì Lenin con il treno messo a disposizione allo stato maggiore tedesco, un posto di rilievo si deve riconoscere -anche per un paio di episodi che vi accaddero- a Vienna e nella fattispecie al Cafè Central.

Leon Trotsky

Nel 1913, a un anno dallo scoppio della guerra, intorno al caffè e al suo interno la vita era quella del tempo di pace in una grande città europea cosmopolita, a sua volta capitale di un impero plurinazionale. Ai tavolini si riuniva una clientela molto varia e numerosi avventori erano conosciuti. Tra i frequentatori vi erano ad esempio un noto clinico che si chiamava Sigmund Freud, due rifugiati politici russi con documenti falsi -in realtà si trattava di Stalin e Trotsky- e molti politici austriaci del governo o dell’opposizione. Stalin, giunto a Vienna sotto il nome greco di Stavros Papadopoulos, credibile per la sua carnagione scura e i folti baffi, appena sceso dal treno che proveniva da Cracovia, aveva incontrato proprio al Cafè Central il signor Bronstein (Trotsky) che esercitava ufficialmente la professione di giornalista inviato ed aveva scritto un libro sulle guerre balcaniche e già collaborava alla “Pravda” con articoli infiammati.

Il rivoluzionario georgiano si fermò a Vienna pochi mesi, poi riprese in mano la sua valigia di legno per un’altra destinazione, mentre Trotsky rimase fino quasi allo scoppio della guerra, facendosi conoscere ed apprezzare nel piccolo mondo del caffè come abile giocatore di scacchi. Nel corso di una discussione tra il capo dei socialisti austriaci Viktor Adler e il ministro degli esteri Berchtold si parlò una volta anche della possibilità di una guerra con l’impero russo. Adler, in tempi non sospetti, adombrò l’ipotesi che per la Russia la guerra sarebbe stata una catastrofe e che probabilmente sarebbe scoppiata ‘una rivoluzione’. Fu allora che, con un certo sarcasmo, Berchtold di tutt’altra opinione disse: “E chi volete che la faccia la rivoluzione in Russia? Magari il signor Bronstein che sta giocando a scacchi nell’angolo?”.

Stalin ai tempi di Vienna

Venne l’assassinio di Francesco Ferdinando a Sarajevo, scoppiò la guerra e per l’Austria le cose non andarono bene, soprattutto sul fronte orientale, dove nel volgere di un anno si susseguirono sconfitte catastrofiche. Anche l’atmosfera della città era profondamente cambiata: non solo erano scomparsi i ricchi buffet del caffè, ma tutta la città era in preda alla fame. Una mattina di novembre del 1917 dai giornali gli avventori seppero che a Pietrogrado era veramente scoppiata la rivoluzione e un vecchio cameriere osservò che sarebbe stato il caso di dire al conte Berchtold che il signor Bronstein stava invece giocando la più grande partita a scacchi della sua vita. Proprio Trotsky, dal palazzo dello Smolny, dove aveva trascorso due giorni e una notte senza dormire né mangiare, diede infine l’ordine dell’insurrezione: il cameriere del Cafè Central non lo poteva sapere, ma lo aveva comunque immaginato.

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