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martedì 15 Ottobre 2019

Oltre Arabia Saudita e Iran trovi Washington e Mosca

Tensioni a crescere tra Arabia saudita e Iran. La guerra aperta in Yemen col missile sparato su Riad. Il premier libanese che si dimette da Riad. L’Arabia Saudita che richiama dal Libano i suoi concittadini in previsione di guerra. Israele pronta e con conti da saldare.
Rischi sempre più altro di scontro diretto tra i Paesi guida delle due obbedienza musulmane. E il coinvolgimento contrapposto e non più mimetizzabile di Washington e Mosca

I Paesi guida delle due obbedienze musulmane

Le tensioni e le singole provocazioni tra Arabia saudita (o vicini) e Iran (o vicini) sembrano inseguirsi. La guerra aperta nello Yemen del macello umanitario della coalizione saudita, da dove la forze sciite sparano un missile di fornitura iraniana verso Riad. L’Arabia si prende il premier libanese e lui più o meno volontariamente, da Riad si dimette accusando gli Hezbollah sciiti di essere colpevoli di quasi tutto.
L’Arabia Saudita provoca l’allarme e poi richiama in patria i suoi concittadini temendo ritorsioni. Escalation quasi trasparente nella sua intenzionalità. Un ex ambasciatore Usa sostiene addirittura che i Re Saud spingono Israele per una nuova guerra in Libano per pareggiare i conti con gli Hazbollah che hanno già vinto troppo in Siria accanto ai russi.

Ma anche direttamente, giorno dopo giorno, tra iraniani e sauditi sale la tensione. L’8 novembre è stato il presidente della repubblica islamica Hassan Rohani, solitamente un pragmatico, ad attaccare l’Arabia Saudita: «Potenze più grandi di voi si sono rotte i denti contro di noi». Contemporaneamente, ci ricorda Bernard Guetta su Internazionale, altro personaggio iraniano esulta in Siria, ad Aleppo, per il successo degli sciiti in Medio Oriente, esaltando «La linea di resistenza che parte da Teheran e attraversa Baghdad, Damasco e Beirut fino ad arrivare in Palestina», vale a dire la frontiera nord di Israele con il Libano. Mai prima d’ora questi due paesi erano stati così vicini a scontrarsi direttamente, e non più per procura. Ma qual è il rapporto di forze tra Iran e Arabia Saudita? E chi ognuno di loro ha veramente alle spalle?

Coinvolgimento Washington Mosca

I dati di Guetta su France Inter: effettivi militari, numeri favorevoli a Teheran, che può contare su 750mila uomini contro i 400mila di Riyad. Ma queste cifre dicono poco. Mentre le forze saudite non sono impegnate su alcun fronte esterno fatta eccezione per i cieli yemeniti, dove combattono la ribellione sciita sostenuta dell’Iran, ma da lontano, le armate iraniane sono oggi sparse tra la Siria, dove sostengono il regime di Assad, e l’Iraq, dove appoggiano le milizie sciite.
Non solo le forze iraniane sono occupate su due fronti, ma Hezbollah, la potente organizzazione politico-militare degli sciiti libanesi armata e finanziata da Teheran, ha inviato le sue truppe migliori in Siria lasciando sguarnito il fronte interno, dove è inevitabilmente meno forte.

Iran proiettato in tutto il Medio Oriente, tanto da avere ormai molti più territori da difendere rispetto all’Arabia Saudita rimasta all’interno delle sue frontiere, scegliendo di affrontare Teheran solo attraverso alleati e/o mercenari. Un esercito più sparpagliato, quello iraniano, un esercito molto poco credibile e collaudato, quello saudita, riccamente armato ma storicamente poco determinato.
«Per il resto i due paesi hanno tutte le potenzialità per distruggersi a vicenda -considera Guetta su France Inter- perché oltre al fatto che i loro arsenali sono pieni e la portata dei loro missili è largamente sufficiente, Riyadh può contare sulla consegna di armi da parte degli Stati Uniti mentre Teheran ha l’appoggio della Russia».

Conclusione allarmante da fine settimana incerto, sperando che Trump e Putin davvero si incontrino in Vietnam, che davvero si intendano e trovino accordi. Perché, se davvero Iran e Arabia Saudita arriveranno allo scontro diretto, l’aspetto più terrificante di questa nuova guerra sarà di mettere una di fronte all’altra, innegabilmente, Washington e Mosca.

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