L’ex premier del Qatar: Califfato creatura Usa&Co anti Assad

Sino a ieri Sheikh Hamad bin Jassim bin Jabr Al-Tani, e non puoi omettere nessuno degli otto pezzi di nome altrimenti sbagli persona, è stato autorevole personaggio di forte credibilità internazionale, vedi la foto di copertina con l’allora segretario di Stato Usa, John Kerry e molte altre possibili coi potenti del mondo.
Ed premier del Qatar ed ex ministro degli esteri dell’emirato, se vi pare poco.
Ieri, Sheikh Hamad bin Jassim bin Jabr Al-Tani, ospite in una tv del ricchissimo piccolo stato arabo, ha rivelato che i quattro principali sostenitori della opposizione armata siriana e dei gruppi radicali islamici operanti in Siria fin dall’inizio della crisi nel 2011 sono stati armati e sotto il diretto comando degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia.

L’obiettivo della guerra provocata dai quattro stati era allora e rimane probabilmente oggi il rovesciamento del governo indesiderato in Siria del presidente Bashar Assad in Siria. Posizione politicamente pubblica e nota. Ma Al-Tani ha tenuto a precisare, forse a garanzia di vita sua, che Doha possiede documenti e ufficiali che confermerebbero direttamente le sue parole.
Dettaglio operativo: all’inizio, Washington, Riyadh e Doha, nonché Ankara, erano tutti insieme in un’unica “trincea”, coordinando tra di loro tutte le azioni militari in Siria.
L’affermazione diventa risposta al recente cambiamento di atteggiamento da parte dei rappresentanti degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita nei confronti dell’ex alleato, loro ad accusare divenuto l’emirato troppo amici dell’Iran, di aver finanziare lo Stato islamico e Al-Qaeda. Ma Doha non era sola.

La dichiarazione di Al-Thani è decisamente grave. In che maniera reagiranno gli Stati Uniti? Se lo chiede la stessa agenzia russa Sputnik nel rilanciare la notizia, sfuggita all’attenzione della stampa occidentale. Strano vero? Washington probabilmente impegnata a mettere a tacere questa storia, sospetta Mosca con qualche ragione.
«Gli Stati Uniti faranno finta che non sia accaduto nulla, perché controllano una parte significativa dello spazio dei media, compreso quello europeo. Quanto al primo ministro in pensione, d’ora in poi dovrà guardarsi le spalle: ora è in pericolo mortale. È nello stile dei rappresentanti della CIA organizzare una condanna a morte per una lingua lunga». Testuale da una agenzia di stampa internazionale di un certo peso.

Reazione meno cruenta, lo ‘sputtanamento’ (letterale, da tecniche spionistiche). Da attendersi notizie che screditeranno l’ex primo ministro del Qatar, dice l’esperto. Nonostante l’ex primo ministro del Qatar sia uno degli uomini più ricchi del mondo. Per lui, se gli andrà bene, una immagine degradata: «un idiota o un malato mentale».

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