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domenica 15 Settembre 2019

Trump, vuole altri 5 miliardi di $ contro Corea e Afghanistan

Trump chiede a Congresso uno stanziamento extra da 5 miliardi di dollari da impiegare contro le minacce della Corea del Nord e per rafforzare la presenza Usa in Afghanistan. La richiesta trasmessa allo speaker della Camera, Paul Ryan durante la visita asiatica del presidente, oggi nella Corea del Sud.
Le sollecitazioni a Russia e Cina, i timori le diffidenze di Seul rispetto all’asse Washington Tokio

Altri miliardi da guerra

Il Presidente degli Stati Uniti batte cassa al Congresso dai confini con la nemicissima Corea di Kim Jong-un. Uno stanziamento supplementare di 5 miliardi di dollari da impiegare contro le minacce della Corea del Nord e per rafforzare la presenza statunitense in Afghanistan. E da Seul, quasi linea del fronte coreano, ha trasmesso una richiesta alla Camera dei Rappresentanti indirizzata allo speaker dell’assise, Paul Ryan.
«Chiedo al Congresso di prendere in considerazione un emendamento al bilancio del Dipartimento della Difesa per l’anno fiscale 2018 -è la formula-. In particolare 4 miliardi verrebbero stanziati per contrastare la minaccia di Pyongyang, 700 milioni per riparare i danni alle navi statunitensi e 1,2 miliardi a sostegno della strategia della mia amministrazione in Asia del sud».

Cina e Russia più pressioni su Kim

Da Seul intanto, lanciata in casa la richiesta di più soldi per armi a dintorni, il presidente Usa chiede a Cina e Russia di aumentare a loro volta la pressione sulla Corea del Nord contro i suoi piani nucleari e missilistici: lo ha detto nel corso della conferenza stampa congiunta alla Blue House con l’omologo sudcoreano Moon Jae-in. Altalena di posizioni a cui ha ormai piegato il mondo.
Trump minaccia platealmente ma poi sostiene di scorgere vede “buoni progressi” sulla Corea del Nord, invitata “a tornare al tavolo” negoziale e a “fare un accordo” spiegando di non avere alcun desiderio di usare la forza, «Ma gli Usa sono pronti a usare tutta la gamma del potenziale militare, se necessario». Ieri a Tokio Trump, sulla Corea del Nord aveva dichiarato, «L’era della pazienza strategica è finita».

Tokio Corea c’è di mezzo il mare

A Tokyo è stato tutto piuttosto facile per Trump, con un Giappone che ha mostrato di approvare in anticipo qualunque cosa deciderà di fare. Ma in Corea del Sud, la musica è diversa. Già dallo scorso weekend centinaia di organizzazioni della società civile hanno dato il via a proteste contro di lui e stasera è prevista una grande veglia a lume di candela nel centro di Seul contro i venti di guerra alzati dai discorsi aggressivi del presidente americano.
Se il premier giapponese Abe è al 100% sulla linea di Trump, il presidente sudcoreano Moon Jae-in la pensa diversamente tanto più che in caso di conflitto molti centri studi prevedono un numero spaventoso di vittime a Seul e dintorni. E da queste parti molti sono stati offesi e inorriditi dalle rivelazioni estive di un senatore americano, Lindsey Graham, secondo cui Trump avrebbe detto: «Se ci saranno vittime, saranno lontano, giù di là, non qui da noi».

Niente prima linea per Trump

A differenza dei suoi predecessori, Trump non va nella zona ‘smilitarizzata’ al confine, in realtà più militarizzato del mondo. Visita sul confine ritenuta vitata di fronte all’imprevedibile protagonista. Preferito Camp Humphreys, l’enorme città-caserma a sud di Seul che ospita parte dei 28mila soldati americani nella penisola ed è diventata la maggiore struttura dell’esercito americano all’estero, una espansione pagata quasi tutta dai sudcoreani.
Prima «visita di Stato» di un presidente Usa a Seul da 25 anni. Domani il suo atteso o temuto discorso all’assemblea nazionale sudcoreana, prima della partenza per la Cina. Moon Jaen-in, presidente ospite, ha vinto le elezioni sulla ricerca di una distensione con Pyongyang. Obiettivo principale, ottenere assicurazioni che un attacco americano non avverrà mai senza il suo consenso.
Salvo poi far finta di crederci.

Riavvicinamento Seul-Pechino

La settimana precedente l’arrivo di Trump ha registrato un inatteso ravvicinamento tra Seul e Pechino, i cui rapporti erano diventati tesi a causa delle decisione di installare l’avanzatissimo sistema antimissilistico americano Thaad, considerato dai cinesi una minaccia ai loro interessi di sicurezza nazionale. La Cina metterà fine al semi-boicottaggio economico nei confronti dell’economia sudcoreana.
Dietro la distensione ci sarebbero accordi secondo cui Seul non espanderà il Thaad rispetto alle attuali dimensioni non ottimali, non aderirà mai a una alleanza militare a tre con Giappone e Usa, non si unirà ad altri progetti missilistici americani. Intese segrete sono state smentite, ma lo stesso Moon ha parlato di un «bilanciamento» tra Pechino e Washington. E ha escluso del tutto una futura alleanza con il Giappone: Seul è alleata solo degli Usa.

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