lunedì 22 ottobre 2018

La Turchia dell’islamista Erdogan ancora nella Nato?

La Nato, la Russia e l’islamismo più o meno radicale letto dalla destra Usa, i ‘neoconservatori’, che Trump lo hanno votato ma mai amato. Daniel Pipes è un giornalista, scrittore, commentatore politico, storico, politologo e docente universitario statunitense, specializzato in politica internazionale e antiterrorismo. È una tra le preminenti figure del neoconservatori

Daniel Pipes, è uno dei più apprezzati intellettuali della destra americana. Figlio d’arte, primogenito di Richard Pipes, ebreo polacco, fuggito negli USA all’inizio della seconda guerra mondiale dove divenne docente di Storia della Russia all’Harvard University, sovietologo iscritto al Partito repubblicano e sostenitore delle tesi più radicali verso il comunismo durante la guerra fredda.
Se parla e scrive male della Nato lui, siamo tutti assolti. E lui ne scrive su L’Opinione delle Libertà rilanciata in Italia su Analisi Difesa.

L’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, ad una sfida esistenziale, afferma. E da giornalista sa anche raccontarcela: non sono i soldi in più per la difesa che Trump chiede ai ‘soci’. Né di trovare un ruolo dopo il crollo sovietico o di opporsi più o meno duramente a Putin.
Il vero problema per la Nato -proclama Daniel Pipes- è Recep Tayyip Erdogan, il presidente islamista e dispotico della Turchia, le cui politiche minacciano di pregiudicare «questa straordinaria alleanza di 29 Stati che dura da quasi 70 anni».

Viva la Nato abbasso Erdogan

Abbiamo detto delle sue origini politico culturali. Ed ecco che l’Alleanza, «fondata sui principi della democrazia, della libertà individuale e dello stato di diritto», detta in estrema sintesi, «esiste per difendere la civiltà occidentale». Che sino al 1991, crollo dell’URSS, ha voluto dire opporsi al Patto di Varsavia. Oggi, «contenere e sconfiggere la Russia e l’islamismo».
«Ma l’islamismo, rispetto alla Russia, rappresenta la minaccia maggiore e duratura, basandosi non sulla personalità di un singolo leader, ma su una ideologia alquanto potente, che di fatto è succeduta al fascismo e al comunismo come la grande sfida utopica radicale all’Occidente».

Russia e islamismo

Dalla fine della Guerra Fredda, la militanza islamica la più grave minaccia all’alleanza della Nato e alla sicurezza dell’Occidente, rilevava nel 1995 un segretario generale Nato Willy Claes.
Nel 2004, José María Aznar, ex premier spagnolo, avvertiva che «il terrorismo islamico è una nuova minaccia condivisa di carattere globale che pone a rischio l’esistenza stessa dei membri della NATO».
E chiedeva di porre la guerra contro il jihadismo islamico al centro della strategia delle forze alleate. Ma invece di dare retta a Claes e Aznar, l’organizzazione nordatlantica «è stata azzoppata all’interno dall’opposizione di Erdogan», attacca Pipes. «Anziché imporre la lotta contro l’islamismo, gli altri 28 membri hanno assecondato in modo sconcertante l’islamista».

I cedimenti Nato a Erdogan

Nato zitta sulla guerra semi-civile che il regime turco conduce nell’Anatolia sudorientale contro i propri cittadini curdi. Sulla limitazione da parte di Ankara dell’accesso alla base aerea NATO di Incirlik. Sui maltrattamenti a cittadini degli Stati membri della NATO (l’arresto di 12 tedeschi, o ostaggi americani) non preoccupano i notabili dell’organizzazione.
La NATO, criticata dalla destra Usa: Ankara che appoggerebbe il programma nucleare iraniano, che darebbe armi agli Hesbollah, l’interesse di Erdogan ad unirsi all’Organizzazione di Shanghai dominata da Mosca e Pechino, le esercitazioni militari congiunte con Russia e Cina.
Infine l’acquisto da parte di Ankara di un sistema di difesa missilistico russo S-400 assieme al blocco reciproco nel rilascio dei visti da parte di Ankara e Washington.

La Nato contro la Turchia

Continuare a ‘far finta di niente’ -chiede Pipes- nella speranza che, durante o dopo Erdogan la Turchia torni in Occidente, «Oppure sospendere le attività della Repubblica di Turchia in seno all’organizzazione fino a quando non si comporterà di nuovo da alleato».
Queste misure proposte per ‘salvare la Nato dalla Turchia’:

  • Rimuovere le armi nucleari dalla base aerea di Incirlik
  • Sospendere le attività della NATO a Incirlik
  • Annullare la vendita di armi, come i caccia F-35
  • Escludere la partecipazione turca allo sviluppo di armi
  • Non condividere le attività di intelligence
  • Non addestrare soldati o marinai turchi
  • Rifiutare il personale turco per le posizioni in seno alla NATO

«Lottando contro l’islamismo, l’organizzazione nordatlantica tornerà ad assumere il ruolo disatteso negli ultimi tempi, che non è nient’altro che difendere la civiltà occidentale».

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