giovedì 23 maggio 2019

100anni fa le origini del conflitto Israele Palestina

La dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917, le 67 parole da cui nacque Israele. Un documento nato fra intrighi e ambiguità che contribuì in maniera decisiva alla creazione dello stato ebraico.
Una lettera del ministro degli esteri Arthur Balfour a Lord Rothschild, rappresentante della comunità ebraica inglese e del movimento sionista. Il governo britannico affermava di ‘guardare con favore’ alla creazione di un “focolare ebraico” in Palestina, allora parte dell’Impero Ottomano.
L’ambiguità intenzionale della definizione, agli occhi del mondo ebraico, apparve come l’autorizzazione che molti aspettavano per poter compiere una migrazione legale in Palestina.

La diplomazia – si dice – è l’arte di comporre interessi contrastanti in maniera da lasciar credere ad ognuno di essere alla fine il vincitore. Da questo punto di vista la lettera che il 2 novembre 1917 lord Arthur Balfour ministro degli esteri inglese indirizzò al barone Rothschild come rappresentante nel Regno Unito del movimento sionista internazionale si rivelò invece un’autentica catastrofe. Non si tratta però della dichiarazione in se, o dei principi in essa contenuti, ma del fatto che la Gran Bretagna in quel momento stava conducendo trattative diverse su altri tavoli: a parte gli arabi cui era stato promesso un regno indipendente, l’impero britannico si stava accordando anche con la Francia, l’altra grande potenza coloniale dell’epoca, per spartirsi le spoglie dell’impero ottomano e qualche pasticcio era quindi inevitabile.

Balfour accolto a Gerusalemme, 1917

Già dal 1915 l’alto commissario inglese in Egitto Henry MacMahon aveva adombrato a Hussein ben Ali sceriffo della Mecca la possibilità di un unico regno arabo dalla Palestina al golfo Persico e per questo nel 1916 era cominciata la rivolta araba contro i turchi. Per organizzarla gli inglesi avevano inviato sul posto Thomas Edward Lawrence, che di li a pochi mesi sarebbe stato conosciuto come Lawrence d’Arabia. La guerra tra i due imperi non stava andando molto bene: nel gennaio del 1916 era cominciata la ritirata dalla penisola di Gallipoli e nell’aprile dello stesso anno gli inglesi avevano subito un’altra dura sconfitta dai turchi provocata dalla caduta di Kut el Amara, località a circa centocinquanta chilometri da Bagdad. Se l’impero turco insomma continuava a difendersi sul campo – grazie anche a un certo numero di ‘consiglieri militari’ tedeschi – era il caso di tentarne la dissoluzione anche dall’interno fomentando una rivolta.

Un progetto ampio come il riassetto del Medio Oriente andava comunque in qualche maniera concertato con l’altra grande potenza coloniale. Gli attuali Giordania e Iraq rappresentavano per Londra un corridoio di terra verso l’India e sarebbero rimasti per questo sotto l’influenza inglese. Alla Francia sarebbero invece toccate il Libano, la Siria e parte del Kurdistan. In Palestina, sotto un doppio mandato anglo-francese, sarebbe nato un regno arabo anche se le idee non erano ancora chiare e soprattutto l’impero ottomano non era ancora stato sconfitto. Nacque allora lo storico accordo Sykes-Picot il 16 maggio 1916, che oltre a definire i nuovi equilibri franco-inglesi, concedeva inoltre ai russi la parte nord orientale della penisola anatolica. Ovviamente l’accordo era segreto – non tuttavia ai governi che lo avevano stretto – e solo dopo la rivoluzione russa esso fu divulgato alla stampa occidentale.

La colonia ebraica di Gerusalemme festeggia Balfour

Più complessa la questione della dichiarazione Balfour che di fatto seguì questi accordi e queste promesse. Nell’aprile 1917 – opportuno ricordarlo – gli Stati Uniti erano nel frattempo entrati in guerra schierandosi con Francia, Inghilterra e Russia. Poiché occorreva rinsaldare tutti i possibili legami tra Stati Uniti e Inghilterra e le comunità israelitiche d’oltre oceano da tempo sollecitavano un insediamento in Palestina, il governo di Sua Maestà optò per il riconoscimento di questo progetto. «Il governo di Sua Maestà – era scritto nella lettera – vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni». Nel 1922, oltre alla conferma del mandato britannico sulla Palestina, il testo della dichiarazione assunse valore di trattato internazionale e cominciarono altre rivolte arabe.

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