lunedì 16 luglio 2018

La Spagna sceglie le manette, Govern catalano in carcere

Mano durissima di Madrid contro il governo catalano ribelle. Per ordine della magistratura l’ex vice e sette ex ministri finiscono in carcere. Per Puigdemont e i quattro ‘consellers’ fuggiti a Bruxelles è in arrivo il mandato d’arresto.

In carcere vicepresidente e 7 ministri
Mandato d’arresto per Puigdemont
Barcellona in piazza con la sindaca

Gli ex membri del Govern sono detenuti a Madrid: gli uomini nella prigione di Estremera, le donne in quella di Alcalà. Un provvedimento senza precedenti deciso dalla giudice della Audiencia Nacional, Carmen Lamela, per eliminare ogni “rischio di fuga”.
L’avvocato belga Paul Bekaert, legale dell’ex presidente della Generalitat catalana, Puigdemont, irreperibile in Belgio, ha annunciato alla tv fiamminga che la magistratura spagnola avrebbe già spiccato il mandato di cattura europeo per il suo assistito.

Dalle 19.30 circa, l’ex vicepresidente Oriol Junqueras, Jordi Turull (Presidenza), Josep Rull (Territorio), Carles Mundò (Giustizia), Raul Romeva (Esteri) e Joaquim Forn (Interno) si trovano nel carcere di Estremera, a Madrid.
Mentre le due donne, Meritxell Borras (Governo) e Dolors Bassa (Lavoro), sono detenute nella prigione femminile di Alcalà, poco fuori dalla capitale spagnola. Convocati questa mattina, erano tutti comparsi dinanzi al giudice ma si erano rifiutati di rispondere alle domande.

Le accuse

Pesanti i capi d’imputazione: sono accusati di “ribellione”, sedizione e malversazione, rischiano fino a 30 anni di carcere. La stessa giudice giustifica il provvedimento con un “rischio fuga” degli imputati, oltre alla possibilità di “reiterazione del reato” e “distruzione di prove”. E il magistrato allude all’ex governatore Puigdemont e altri quattro membri del Govern deposto, riparati in Belgio: “Basta ricordare il fatto che alcuni denunciati già si sono spostati in altri Paesi, per eludere responsabilità penali in cui avrebbero potuto incorrere”.

Secondo La Vanguardia, la giudice Lamela ha già avviato le procedure contro l’ex presidente. Con Puigdemont, rischiano anche Clara Ponsatí, Mertitxell Serret, Antoni Comin e Lluís Puig. Spetterebbe poi alla giustizia belga eseguire l’ordine e decidere se mandare in carcere gli imputati. Almeno fino a quando un tribunale non decida in merito a una eventuale estradizione in Spagna, entro un arco temporale massimo di circa due mesi.

Commenti e reazioni politiche

L’ex presidente della Catalogna su twitter ha scritto: «Il clan furioso della 155 (la legge che è stata applicata da Madrid per destituire il governo, ndr) vuole il carcere. Il clan sereno dei catalani, la libertà».
«È una giornata buia per la Catalogna», così la sindaca di Barcellona Ada Colau.
«Mi vergogno che nel mio paese si metta in carcere gli oppositori – ha commentato Pablo Iglesias, leader di Podemos – . Noi non vogliamo l’indipendenza, ma oggi chiediamo la libertà per detenuti politici».

Rischi per la Spagna e per l’Ue

Le non solidissime istituzioni spagnole, immobili sino alla svolta del 1978 che traghettò il Paese fuori dal fascismo di Franco. La forzatura catalana di un referendum dichiarato illegale dalla corte costituzionale. L’arresto di 7 ministri e del vice presidente Junqueras -deciso dalla magistratura e non dal governo- azzera il poco di dialogo che rimaneva e per il quale, inascoltate, si sono spesi Podemos o la sindaca di Barcellona Ada Colau.
La linea dura del Partito popolare di Rajoy, con il Psoe che tace e acconsente, creando ‘martiri’, si dimostra apertamente miope, è la preoccupazione più diffusa nelle capitali europee. Elezioni del 21 dicembre con i leader indipendentisti in carcere, che nascono monche.
Mentre il patto di unità nazionale in Spagna rischia di essere definitivamente lacerato.

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