mercoledì 19 settembre 2018

Separatismo catalano in Belgio, grana europea

Sedizione e malversazione di fondi pubblici, le accuse del procuratore generale dello stato ai vertici indipendentisti. Il president e i ministri catalani rischiano 30 anni. L’ipotesi asilo politico a Bruxelles. In casa politica spagnola, Podemos perde la costola catalana e indipendentista

Situazione giuridica chiara da subito, contro la costituzione dello Stato da cui vuoi uscire, e conseguenze giudiziarie altrettanto note se alla fine perdi. L’ex presidente catalano Puigdemont, il suo vice Oriol Junqueras, la presidente della Camera catalana Forcadell e un folto gruppo di ministri della Generalitat rischiano di essere travolti da una valanga di avvisi di garanzia. Processi e rischio condanna con pene severissime, fino a trent’anni.
Ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici per referendum e dintorni, le accuse del procuratore generale dello stato, José Manuel Maza. Nello scritto, il procuratore denuncia l’assoluto «disprezzo alla Costituzione».

Ma da ieri l’ex president si trova a Bruxelles insieme a cinque suoi ministri, dove -dicono, ma non c’è dichiarazione diretta- è fuggito in cerca di asilo politico poche ore dopo le dichiarazioni del segretario di stato belga per l’asilo e la migrazione Theo Francken, del partito separatista fiammingo, dichiaratosi disposto a concedere protezione agli indipendenti catalani.
In realtà, manca una espressa volontà di fuga da parte dei politici catalani, a mancano le condizioni reali. La netta smentita del primo ministro belga, e l’impossibilità formale che un cittadino Ue chieda asilo politico presso un altro stato dell’Unione.

Secondo vari giuristi, tuttavia, la legislazione belga darebbe al president ribelle qualche appiglio legale che, quanto meno, potrebbe ritardare l’azione della giustizia spagnola. Il tempo utile e necessario ai separatisti per un altoparlante internazionale nella battaglia politica decisiva da qui al 21 dicembre.
Puigdemont che cerca di farsi esule politico per organizzare la resistenza, mentre in patria si consuma un infuocato autunno. Problemi politici interni -forti e legittimi dubbi- sia tra le fila indipendentiste che tra gli unionisti. Podemos, anti indipendentista a livello nazionale, hab una frangia catalana a favore dell’indipendenza.

Grande confusione in tutte le ‘case politiche’ catalane e non solo. Podemos che perderà quasi la costola catalana dell’organizzazione, Podem nella sua lingua. La minaccia dei partiti indipendentisti di disertare le consultazioni di dicembre, sembra essere rientrata, con qualche incertezza ancora da parte di Cup, la formazione dell’ultra sinistra.
Partecipazione garantita dei partiti costituzionali ieri in piazza contro la spaccatura sociale provocata dal secessionismo. Uno dei protagonisti citati da Giuseppe Grosso su il manifesto, Francisco Frutos, ex segretario generale del PCE: «Se per essere anti indipendentista mi considerate un traditore – ha detto rivolgendosi idealmente ai secessionisti – allora sono un traditore del dogmatismo settario e del razzismo identitario che state creando».

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