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venerdì 22 Novembre 2019

Nutella d’Abkhazia e mele polacche a Mosca

Geopolitica gastronomica alimentare. Il gelo politico tra Georgia e Abkhazia, Caucaso, mette a rischio le scorte di nocciole italiane per le note creme al cioccolato. Guerra tra umani oltre alla minaccia delle cimici asiatiche che stanno velocemente rosicchiando verso occidente. Poi le mele polacche vietate alla Russia, embargo costoso, a colpi di miliardi.

Intanto di dove stiamo parlando. Caucaso, in fondo alla parte asiatica della Turchia, Mar Nero, tra Georgia e Russia, un territorio ribelle, con una guerra recente con la Georgia da cui il paese filoRuso si è separato. L’Abkhazia dal 1992 è formalmente una repubblica autonoma, de facto entità indipendente, anche se nella comunità internazionale solo la Russia, dopo la seconda guerra in Ossezia del Sud, ne ha formalmente riconosciuto l’indipendenza, con presidi militari permanenti per dissuadere la Georgia dal rivendicarne la sovranità con la forza.

‘Amarezze’ in vista

In questo caso non parliamo di guerra vera, ma di noccioline, anche se di guerra commerciale si tratta. Ancora una volta l’Unione europea, e ancora una volta la Russia nel mirino, e per l’ennesima volta un danno anche italiano. Dalla piccola repubblica caucasica buona parte della frutta secca usata per produrre la crema spalmabile. Ci siamo capiti di cosa si parla.
Nel 2007 l’italiana Ferrero investì in Georgia acquistando terreni da coltivare a nocciole investendo 6 milioni di euro su due stabilimenti per lavorare la materia prima del suo prodotto principe, la Nutella. In dieci anni il Paese è diventato il terzo più grande produttore, dopo la Turchia e l’Italia, tanto da fare delle nocciole il principale prodotto di esportazione dopo il rame.

Ma adesso, svela The Economist, l’accordo commerciale tra Ue e Georgia rischia di rendere amara la nostra Nutella. Burocrazia alla Bruxelles e ‘certificato di origine controllata’ da un frammento di territorio in guerra con l’altra parte del vecchio Paese d’origine. Addio nocciole abkhase, è il rischio, per la nostra crema spalmabile preferita, e non solo per lei. L’Abkhazia, che esiste come Stato sovrano solo per la Russia, sa che Mosca è poco dolce di creme di nocciole. Mentre intanto è guerra vera contro le cimici asiatiche che stanno devastando i raccolti sia in Georgia sia nella nemica Abkhazia. E la disputa secessionista, impedisce ai due Paesi colpiti di coordinarsi per fermare l’infestazione.

Indigeste mele polacche

Sempre la Russia dalla parte del cattivo da punire con sanzioni economiche. E lo Stato ‘punitore’, una ben lieta Polonia che a Mosca vede il diavolo da sempre. Varsavia sostenitrice attivissima delle sanzioni contro la Russia nel 2014, e da allora a mantenerle. Con quel problema agro alimentare finalmente scoperto anche in casa loro. Esportazioni Ue verso la Russia, meno 15%. Per la Polonia, un meno 50 secco, tendente al peggio. Nel 2013 8,3 miliardi euro venduti alla Russia, 2016, 3,9. La Polonia in compagnia della Gran Bretagna al 2° posto per perdite dalle sanzioni antirusse. Germania record con più di 11 miliardi persi, ma loro sono ricchi.

La categoria che più di tutti ha pagato le sanzioni contro la Russia è quella degli agricoltori, con la Russia principale consumatore dei prodotti agricoli polacchi, in primo luogo le mele. Dal 2014 la Russia è riuscita ad organizzare una sua produzione nazionale oltre che cambiare mercati, sopratutto in Asia e America Latina. Il guaio è che, anche in caso di cancellazione delle sanzioni, il rischio per gli agricoltori polacchi (e non soltanto loro) e’ quello di rimanere tagliati fuori, difficilmente in grado di ritornare nel mercato russo.

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