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mercoledì 16 Ottobre 2019

Anne Frank, i distratti, i dementi

DOPO GLI ADESIVI ANTISEMITI NEL CALCIO –

Amsterdam, al 263 di Prinsengracht. La famiglia Frank ci si nasconde il 6 luglio 1942. Due anni chiusi tra quei muri, con Anna, 15enne che dialoga col mondo attraverso il suo diario. Sino al 4 agosto 1944, quando una delazione li farà catturare dai nazisti, poi il campo di concentramento e lo sterminio.

Anne Frank, è nata il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno da Edith e Otto, ed ha una sorella di tre anni più grande, Margot. Famiglia ebraica tedesca che nel 1933, dopo l’ascesa dei nazionalsocialisti in Germania e l’acuirsi delle violenze contro gli ebrei e i loro beni, si trasferisce ad Amsterdam. Nella città olandese Otto Frank dirige la Opekta, fabbrica di aromi e prodotti alimentari, che permette alla famiglia di vivere con un certo agio e serenità sino al maggio 1940.

L’arrivo dell’esercito nazista, che conquista i Paesi Bassi in pochi giorni. I nazisti istituiscono anche ad Amsterdam le modalità di oppressione, spoliazione e deportazione degli ebrei già sperimentate in tante altre città del Reich. Ai Frank i nazisti occupanti rifiutano la possibilità di emigrare negli Stati Uniti e loro, senza altre vie di fuga, si rifugiano in alcune stanze nell’edificio sul retro della Opekta, la fabbrica, al 263 di Prinsengracht. Con loro, la famiglia Van Pels (Hermann, Auguste e Peter) e poco tempo dopo il signor Fritz Pfeffer.

Circa tre settimane prima, per il suo tredicesimo compleanno, Anne riceve in dono un diario, la cui scrittura la accompagnerà fino al 1 agosto 1944. Il 4 agosto gli otto clandestini vengono scoperti e arrestati, a seguito di una delazione, imprigionati e successivamente tradotti nel lager di transito di Westerbork. Da lì verranno tutti deportati ad Auschwitz, dove i loro destini prenderanno strade diverse. Alla fine del conflitto solo Otto Frank sopravvivrà allo sterminio e farà ritorno ad Amsterdam.

I documenti sulla vita di Anne Frank

«Guardavo anche fuori dalla finestra aperta, verso un bel pezzo di Amsterdam sopra a tutti i tetti, fino all’orizzonte che si tingeva di viola. Finché questo esiste, pensavo, e io posso viverlo, questo sole, quel cielo, senza una nuvola, finché esiste non posso essere triste».

Il più importante è certamente costituito dagli scritti, ma non poco valore hanno le numerose fotografie. Scattate soprattutto dal padre, appassionato del mezzo e sufficientemente benestante per possederne uno e utilizzarlo con regolarità. Nel nascondiglio le foto terminano.
(Nella foto di copertina, una pagina del diario nell’Anne Frank Zentrum di Berlino, il 29 gennaio 2016).

Anne non scrive il diario da vittima dell’oppressione, ma da ragazza abituata alla libertà e all’ironia
Anne, Margot e Peter, i tre giovani presenti, seguono corsi, completano compiti, tengono allenata la conoscenza delle lingue, praticano piccoli lavori. La clandestinità torna a essere scuola. Il tempo del nascondiglio era lungo e Anne impiegava pochissimi giorni per terminare ogni volume: nel fine settimana ne arrivavano di nuovi, portati dai benefattori, e lei attendeva quel momento con particolare impazienza.

L’amica di carta che l’ha accompagnata fin lì, con lo scorrere del tempo non basta più. Arriva la maturità.

«Giudico me stessa in un’inverosimile quantità di cose e vedo sempre più quanto fossero vere le parole di papà: ‘ogni bambino deve educarsi da solo’. I genitori possono solo dare consigli o buone indicazioni, ma la formazione definitiva del carattere di una persona è nelle sue stesse mani. 15 luglio 1944»

L’ebraismo di Anne Frank

Nata ebrea, fuggiasca perché ebrea, ricercata perché ebrea, clandestina perché ebrea, arrestata, deportata e uccisa perché ebrea. Il racconto dello scrittore Matteo Corradini su Internazionale. Eppure Anne Frank vive un ebraismo alquanto laico, caratterizzato da pochissimi segni di appartenenza e da un’ampia libertà d’azione. Un ebraismo mitteleuropeo distante dall’ortodossia, che diviene appartenenza a una comunità vasta ed eterogenea.

«Chi ci ha inflitto tutto questo? Chi ha reso noi ebrei un’eccezione in mezzo a tutti i popoli? Chi ci ha fatti soffrire così tanto finora? È stato Dio a farci così, ma sarà anche Dio a risollevarci. Se sopporteremo tutta questa sofferenza e alla fine rimarranno ancora degli ebrei, allora gli ebrei, da condannati che erano, diverranno esempi. Chissà, forse un giorno sarà la nostra fede a insegnare il bene al mondo e così a tutti i popoli e per questo, soltanto per questo, dobbiamo anche soffrire. Noi non potremo mai diventare solo olandesi o solo inglesi o di qualunque altra nazione, noi rimarremo sempre e comunque anche ebrei; dovremo restare ebrei, ma vogliamo anche restarlo».

Una di sei milioni
Anne Frank muore di tifo nel febbraio del 1945, nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania. Viene sepolta in una fossa comune e oggi non esiste un luogo preciso dove poterla pensare.

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