sabato 20 luglio 2019

Miliardario simil Trump a Praga, altro problema Ue

Elezioni nella Repubblica Ceca, vince il miliardario. Balzo della destra. Il vincitore Babis obbligato a una coalizione. Il centrodestra storico (Ods) al secondo posto, ma per pochi decimali. Forte avanzata del gruppo xenofobo e antieuropeista, quarta forza politica del Paese. Crollano i socialdemocratici del premier dimissionario Bohuslav Sobotka

Repubblica ceca, uno dei piú avanzati e prosperi paesi del centro-est europeo, membro di Unione europea e della Nato. Quel pezzo più noto e amato della vecchia Cacoslovacchia. Il 63enne miliardario Andrej Babis, stravince le elezioni. Il suo partito si chiama Ano, ‘Sì’ in ceco, ha ottenuto il 29,7, 78 dei 200 seggi della camera bassa. Al secondo posto, per un pelo, il centrodestra storico (Ods) con l’11,3 per cento.
Nella somma delle paure per chi guarda a un Europa progressista ed aperta, il peggio viene dopo, con una formazione radicale, xenofoba, e antieuropeista. Il Partito della libertà e della democrazia diretta (Spd) guidata da un leader di origini miste ceco- giapponesi, Tomio Okamura, che si è attestata al 10,7 per cento. Babis costretto a formare un governo di coalizione ha già fatto sapere che tratterà con ‘tutti i partiti’, quindi anche con l’estrema destra.

Dopo l’Ungheria di Orbán e la Polonia di Kaczynski, dopo gli accenti euroscettici nella Slovacchia del premier socialista-populista Robert Fico, un altro dei paesi del gruppo di Visègrad esprime posizioni euro critiche e antimigranti, e questo accade -rileva Tarquini su Repubblica- pochi giorni dopo la vittoria della destra nella vicina Austria.
Una parte di Europa verso sistemi di ‘democrazia autoritaria’, come li definisce Luboš Palata, su Internazionale. Un sistema che ammette l’esistenza di elezioni e tollera una sorta di opposizione, ma ni mezzi d’informazione al suo interno hanno un limitato spazio di manovra, il sistema giudiziario è discriminatorio e le autorità giudiziarie e di polizia sono subordinate a un gruppo ristretto di persone, la competizione tra i partiti è piena si scorrettezze e l’accesso all’informazione critica con il governo è limitato. Bello scenario.

Ma chi è Babis? Già ministro delle Finanze poi cacciato dal governo del socialdemocratico Sobotka per conflitto d’interessi e per scandali su abuso di fondi della Ue sia per l’accusa di aver lavorato, a per la StB, la crudele polizia segreta comunista. Ma evidentemente i modelli di valutazione popolare di fronte a crisi vere e paure indotte, si muovono con logica tutta loro.
Voto contro la vecchia classe politica, e punizione dura ai socialdemocratici al governo quindi. Pensare che l’economia della Repubblica Ceca è crescita quest´anno del 3,6%, disoccupazione al 2,9 per cento, tra le minime nella Ue intera, e l´export di eccellenza, auto, macchinari industriali, locomotori, aerei, chimico-farmaceutico, vola.

Babis vince anche grazie al suo dominio sui mezzi d’informazione. Possiede Mf Dnes, il più grande quotidiano del paese, la stazione radio Impuls, la più ascoltata in tutto il paese, e iDnes, uno dei maggiori portali di notizie. E conta anche sul supporto del presidente filorusso Miloš Zeman. In cambio, Babiš ha accontentato il presidente dichiarando che bisogna prendere in considerazione la possibilità di revocare le sanzioni contro la Russia. La Russia che diventa elemento chiave di divisione interna al gruppo di Visegrab, i dissidenti Ue dell’est europeo tra Cechia e Ungheria vicine a Mosca e l’eterna paura russa di Varsavia.
Luboš Palata ci ricorda il vecchio detto ceco «Non va mai così tanto male da non poter andar peggio», con molte assonanza italiane, al peggio che sembra non avere mai fine.

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