mercoledì 17 luglio 2019

Giappone al voto, paura Corea, svolta nazionalista

Il premier Shinzo Abe, verso la riconferma. Il contestato premier ha giocato la carta della minaccia coreana sul Paese. Promesse di stabilità e sicurezza vincenti: se dovesse ottenere la maggioranza con due terzi dei deputati potrà modificare la costituzione in senso nazionalista

Elezioni anticipate, con i giapponesi praticamente costretti a riconfermare il poco amato primo ministro Shinzo Abe che ha astutamente giocato la carta della paura per la minaccia nord coreane. La dicono i sondaggi che prevedono infatti una vittoria schiacciante del partito Liberaldemocratico al governo e dei loro alleati, con la conquista di oltre 300 seggi su 465 alla camera bassa. Se verrà superata la soglia dei 310 deputati, Abe avrà una maggioranza dei due terzi, con la quale potrà modificare la costituzione in senso nazionalista. Abe ha deciso di convocare elezioni anticipate a settembre, dopo il lancio di missili nordcoreani che hanno sorvolato il Giappone.

Segnato da scandali di corruzione che hanno coinvolto la moglie Akie e l’amico di vecchia data Kotaro Kake, Abe non è molto amato, ma certo è molto furbo. L’economia è in crescita per il sesto trimestre consecutivo, con un tasso positivo del 2,5% annuo -nulla di cinese, s’intende- ma consumi e salari ristagnano. E decine di migliaia di persone non hanno potuto ancora fare ritorno alle loro case dopo il disastro nucleare di Fukushima nel 2011. Il tasso di approvazione del suo governo è sceso in ottobre dal 50 al 34%, mentre quello di disapprovazione saliva dal 42 al 48%. Tuttavia Abe rappresenta la stabilità e questo viene apprezzato dagli elettori in tempi di incertezza.

Nipote di un primo ministro e figlio di un ministro degli Esteri, il 63enne Abe è salito al potere dopo sei anni di instabilità che hanno visto succedersi sei diversi primi ministri. Con lui il Giappone è tornato saldamente sotto la guida dei conservatori del partito Liberaldemocratico, che ha governato il paese sin dal 1955 salvo due brevi intervalli. A descrivere politicamente il giapponese Abe, anche lo stretto rapporto d’amicizia con il presidente americano Donald Trump, accantonando tutti e due le minacce del miliardario in campagna elettorale, di far pagare a Tokio i costi della sua difesa sul fronte coreano. Ora si fa ma non si dice.

Ad aiutare Abe, sarebbero anche le forti divisioni interne all’opposizione. In poco tempo si è infatti già appannata la stella della signora Yuriko Koike, ex ministro della Difesa di Abe, prima donna a diventare governatore di Tokio che sembrava in grado di metterlo in difficoltà. Koike ha creato un nuovo partito chiamato «Speranza» che aveva suscitato molte aspettative. Ma la «farfalla di ferro», come era stata ribattezzata dai media, è stata molto criticata per aver tralasciato i suoi compiti di governatore a favore della politica nazionale. Poi ha disorientato gli elettori decidendo di non candidarsi alla camera bassa.

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