domenica 25 Agosto 2019

Catalogna, l’indipendenza non c’è, domani neanche l’autonomia

Spagna-Catalogna verso lo scadere dell’ultimatum. Rajoy: al via l’articolo 155. Ennesima risposta ambigua di Puigdemont: non ci resta che la dichiarazione di indipendenza. Domani manifestazione dei separatisti a Barcellona. Escalation di tensioni e rischi istituzionali sempre più gravi

L’ambiguo Puigdemont

Ancora una volta il presidente catalano Carles Puigdemont ha risposto con una lettera ambigua alla richiesta del governo spagnolo di tornare alla Costituzione. Pur ammettendo, nell’ultima frase, che finora la dichiarazione d’indipendenza non ha ancora avuto luogo.
Ma, se il governo applicherà il famigerato 155, l’articolo della Costituzione che blocca l’autonomia, sarà indipendenza unilaterale, minaccia.
Risposta del governo spagnolo che ha almeno il merito rispetto alle vaghezze catalane, di non lasciare dubbi: via al procedimento di attivazione del 155 che commissaria la regione.

Rischio ‘tanto peggio tanto meglio’

Le ragioni catalane alla Moncloa, che poco dicono di nuovo ma molto svelano.
Il popolo catalano ha «deciso» l’indipendenza il primo ottobre, scrive il president, anche se solo il 40% di quel popolo ha votato, e quello non era un referendum con tutti i crismi. Nella sessione del 10 ottobre il parlamento si era riunito per valutare i risultati del referendum, e che lui aveva deciso di sospendere gli effetti dell’indipendenza. Il parlamento catalano non ha votato nulla, ma qui scatta la doppia contestazione, da Madrid e da Barcellona assieme: non avete rispettato né la legge spagnola, né quella catalana che prevedeva un voto del Parlamento locale entro 48 ore dalla proclamazione dei risultati, mai avvenuto.

Indipendentismo tra destra e sinistra

La contraddizione evidente del governo di Barcellona, è che il patto per l’indipendenza è stretto tra estrema sinistra (Esquerra republicana, Cup) e moderati che guardano a destra (Partito democratico europeo catalano, erede dei nazionalisti di centrodestra di Convergenza democratica). Quest’ultimi tentennano nel dichiarare l’indipendenza unilaterale in mancanza di riconoscimenti internazionali da parte dell’Unione europea – rimasta prudente, pur appoggiando Madrid – e di soluzioni economiche in grado di affrontare una eventuale transizione dettata dall’avvio dell’indipendenza.
Barcellona avrebbe dovuto mostrare maggiore realismo, considerando che nelle elezioni del 2014 i partiti indipendentisti avevano raccolto solo il 45% dei voti.

Vaghezze politiche e torna la piazza

Nella confusione politica, montano rabbia e trovano spazio di estremismi. Domani la Catalogna separatista in piazza a Barcellona, con le spinte indipendentiste più radicali pronte ad alzare la posta, col forte rischio di disordini. Ieri gli agenti della Guardia Civil del comando di Barcellona hanno effettuato perquisizioni nel comando dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana.
L’azione su mandato di un giudice istruttore, per il sequestro delle registrazioni delle comunicazioni avvenute prima, durante e nelle ore successive al referendum, e l’acquisizione di altra documentazione.
Il rischio di prossimi arresti per altre difficilmente contestabili violazioni della legge spagnola pesa su tutto, in assenza di una soluzione politica.

Tempi lunghi mentre la crisi brucia

Per l’esordio dell’articolo 155, mai applicato finora, rileva Luca Tancredi Barone su il manifesto, ci vorrà ancora un po’ di tempo. Domani il Consiglio dei ministri, al ritorno di Rajoy da Bruxelles. Il Senato invece di discuterlo nella sessione di giovedì e venerdì prossimo potrebbe farlo il 30 o il 31. Una proposta che dovrà decidere quali cariche politiche sospendere e chi ne prenderà il posto, per fare esattamente cosa e per quanto tempo. Oltre ai membri del governo, si parla anche dei Mossos e della televisione pubblica.
E tutto diventa possibile: mandati di arresto per i dirigenti catalani, blocco economico della spesa pubblica, invio dell’esercito a presidio dei luoghi istituzionali. Tempi lunghi anche nell’ipotesi di scioglimento anticipato del parlamento locale.

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