Privacy Policy
mercoledì 23 Ottobre 2019

Ancora sequestro Moro: Casimirri e l’arresto fantasma

L’ultimo latitante del caso Moro. L’ex br Alessio Casimirri rifugiato in Nicaragua dal 1983.
Il mistero dell’arresto fantasma. Trovato dalla commissione parlamentare d’inchiesta un documento nell’archivio dei carabinieri.

Figlio di una cittadina vaticana e del responsabile della sala stampa della Santa Sede, Casimirri vive da anni in Nicaragua dove ha aperto un ristorante e messo su famiglia. Condannato a sei ergastoli non ha mai fatto un giorno di prigione.

Non solo Cesare Battisti, latitante del terrorismo nostrano in sud America, ma anche un brigatista rosso di livello -niente di meno che il sequestro di Aldo Moro- ospite felice in Nicaragua, senza aver mai scontato un solo giorno di carcere.
«La vita avventurosa dell’ex brigatista rosso Alessio Casimirri, uno dei dieci componenti del commando che rapì Aldo Moro in via Fani il 16 marzo 1978, oggi sessantaseienne cittadino nicaraguense», scrive sul Corriere il bravo Giovanni Bianconi, memoria storica di quelle vicende che in questa circostanza dà spazio alle ipotesi della ennesima commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro.

Una inafferrabile «primula rossa», intorno alla quale si sono costruite ipotesi più o meno fondate, e persino leggende, commenta Bianconi. Dietrologia facili e spesso ben motivate. L’essere figlio e nipote di alti funzionari della Santa Sede, con tanto di prima comunione ricevuta dalle mani di Paolo VI, e poi dalle presunte protezioni garantite dal governo sandinista in Nicaragua. Una vita
‘dipanata tra i giardini vaticani dove giocava da bambino, la lotta armata praticata negli anni Settanta e il rifugio centro-americano dove vive dal 1983’.
Unico tra i sequestratori del presidente della Democrazia cristiana ad aver evitato l’arresto.

Ora, dagli archivi del Comando provinciale dei carabinieri di Roma, spunta un documento -quello che vedete nella foto in copertina- che ripropone gli interrogativi sull’ex terrorista ancora libero per il mondo. Un cartellino fotodattiloscopico utilizzato per identificare le persone, saltato fuori dalle ricerche ordinate dall’ultima commissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro e l’omicidio Moro.
La data sulla scheda, il 4 maggio 1982, quando a carico di Casimirri pendevano due mandati di cattura per associazione sovversiva e partecipazione a banda armata. Ufficio segnalatore, «Reparto operativo carabinieri Roma». Un ricercato nelle mani dell’Arma, galera assicurata.

Ma non risulta che l’allora militante delle Br dal nome di battaglia «Camillo» abbia mai messo piede in una cella. Perché? Com’è possibile che un ricercato venga fermato e fotosegnalato, ma poi liberato? Dell’operazione non c’è traccia in nessun altro documento giudiziario -afferma la commissione- e alla data del 4 maggio ’82 non si hanno notizie del suo fermo né di altri terroristi. Un arresto fantasma, insomma; certificato da un documento apparentemente autentico, senza che si sia mai realmente verificato.
L’apparenza dell’autenticità deriva dal fatto che il cartellino è di quelli effettivamente in uso, nel 1982, alle forze di polizia, ma nella compilazione ci sono diverse anomalie.

La fotonon è di quelle normalmente scattate negli uffici investigative. Le dieci impronte digitali delle due mani non si sa di chi siano. La commissione Moro ha chiesto alle autorità nicaraguensi il recupero di quelle autentiche, ma la risposta è stata che non le hanno. Nello spazio riservato alla firma della persona segnalata, il carabiniere compilatore scrisse «si rifiuta», e dunque non c’è nemmeno la possibilità di perizie calligrafiche.
Il mistero c’è tutto. Un’operazione interrotta da chi sa quali pressioni, ma di cui qualche zelante militare volle comunque lasciare una traccia rimasta sepolta in un archivio per 35 anni? Oppure proprio quella scheda è un falso costruito apposta?

L’ex Br presunto informatore dei carabinieri (il generale Antonio Delfino, morto nel 2014), ipotesi raccontata dall’ex pubblico ministero Antonio Marini, nel 1995 all’allora Commissione stragi.
Dubbia allora, dubbi oggi. Dalla commissione Moro una lettera al presidente del Consiglio Gentiloni e ministri Alfano, Minniti e Orlando, sulla opportunità di «promuovere l’estradizione del latitante Alessio Casimirri».
Dubbi della Commissione parlamentare sulle protezioni di cui Casimirri avrebbe goduto, e qualche dubbio opposto sull’attendibilità di ricostruzioni di fatti e responsabilità a 35 anni dagli eventi.

Potrebbe piacerti anche