• 19 Febbraio 2020

Raqqa siriana, basta Islamic State

Raqqa è in mano ai curdi: annuncio ufficiale dei portavoce delle forze democratiche siriane, il Fsd, l’alleanza di milizie curde e arabe appoggiate dagli Usa. L’ultimo bastione a crollare è stato lo stadio della città, su cui ora sventola la bandiera del Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo, mentre sono in corso le operazioni per mettere in sicurezza lo stadio di Raqqa, ripulendolo dalle mine disseminate dai jihadisti. Poco prima era stato conquistato l’ospedale, altra zona di resistenza delle milizie jihadiste.

Termina così un’offensiva iniziata a giugno con l’assalto finale di domenica contro la città siriana. «Operazione militare terminata, adesso operazione di pulizia per porre fine alle cellule dormienti di Daesh, che ci sono ancora». Con la rinconquista di Raqqa lo Stato Islamico perde l’ultima città importante che controllava fra Siria e Iraq ma soprattutto il luogo che aveva eletto a capitale del suo ‘Califfato’. Questa estate a cadere era stata Mosul, l’altra città capitale nella geografia del Califfato.

Ma dal punto di vista simbolico -rilevano molti osservatori- la caduta della città nella zona nord orientale della Siria è molto più significativa. A Raqqa si erano concentrati migliaia di volontari stranieri accorsi da tutto il mondo per combattere nelle milizie Isis, e qui lo Stato Islamico aveva costruito una vera e propria amministrazione, con tanto di polizia, documenti e tasse. Nei giorni scorsi centinaia di combattenti avevano lasciato la città. Molti, soprattutto stranieri, avevano scelto di combattere fino alla morte.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, la battaglia per la liberazione di Raqqa ha avuto un costo altissimo in termini di vite umane: 3.250 morti, di cui 1.130 civili. Un calcolo che l’ong con sede a Londra ha elaborato sulla base delle informazioni ricevute dalla sua vasta rete di attivisti in Siria. Secondo l’osservatorio, “altre centinaia di persone mancano ancora all’appello e potrebbero essere rimaste sepolte vive nelle loro case” durante i bombardamenti aerei della Coalizione anti-Isis.

Ora l’attenzione si sposta su Deir Ezzor, estremo rifugio dell’Isis nell’est della Siria, dove pare si siano diretti anche i miliziani che sono riusciti a lasciare Raqqa grazie al salvacondotto in cambio della liberazione degli ostaggi civili. Lì l’assedio è dell’esercito regolare siriano col sostegno dell’aviazione russa. Secondo l’Osservatorio siriano Anti Assad, le truppe di Damasco controllano ormai il 92% della città. «Una avanzata nei quartieri al Rassafah, al Ummal e al Sinàa, riducendo enormemente le aree controllate dall’Isis».

LA GIOIA DEI COMBATTENTI CURDI DOPO LA LIBERAZIONE DI RAQQA

Remocontro

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