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sabato 14 Dicembre 2019

L’Iraq attacca i curdi a Kirkuk e rischia di esplodere tutto

Kurdistan-Iraq la guerra di Kirkuk per il petrolio, ma non soltanto. L’esercito iracheno attacca Kirkuk e i Peshmerga curdi. Le forze di Baghdad  verso la base militare e i pozzi di petrolio. Sospeso il processo di secessione della regione curda dall’Iraq, emergono gli intessi nascosti dello scontro tra Baghdad ed Erbil. Problemi per gli Stati Uniti tra due forze alleate ma ora nemiche.

Petrolio ma non soltanto

L’attacco contro i peshmerga, l’esercito del Kurdistan iracheno, è cominciato stanotte nonostante i tentativi di mediazione degli Stati Uniti.
L’esercito regolare iracheno, la Polizia federale e le milizie sciite Hashd al-Shaabi hanno condotto questa notte una vasta operazione a Sud di Kirkuk, la città contesa con il Kurdistan, per riconquistare una base militare e un importante giacimento di petrolio. Scontri e scambi di colpi di artiglieria con i Peshmerga curdi a difesa delle postazioni. Rischio escalation.

L’annuncio questa notte dalle tv di Stato irachena. Forze militari di Baghdad hanno iniziato un’operazione per riconquistare la città di Kirkuk e i suoi giacimenti petroliferi, un’area che dal 2014 è sotto il controllo dell’esercito curdo, i peshmerga.
Kirkuk è una città del nord dell’Iraq contesa tra iracheni e curdi: è multietnica, ha un governatore curdo ma la maggioranza dei funzionari è araba. Antica partita etnica con immigrazioni arabe forzate dai tempi di Saddam Hussein.

Preoccupazioni internazionali e forte imbarazzo statunitense per l’attacco di questa notte.
Si tratta del primo confronto armato tra curdi e iracheni dal referendum sull’indipendenza del Kurdistan Iracheno del 25 settembre, considerato illegale dal governo centrale di Baghdad.
Problemi Usa, curdi e iracheni entrambi alleati degli Stati Uniti nella guerra contro lo Stato Islamico, con l’amministrazione statunitense in una posizione molto difficile.

Situazione confusa sul campo di battaglia. Non si sa con certezza cosa sta accadendo Kirkuk, e nemmeno se siano presenti soldati americani, cosa che spiegherebbe i nervosismi di Washington. Gli scontri sono iniziati dopo che il governo iracheno aveva accusato i leader del Kurdistan di avere spostato nella zona di Kirkuk alcuni combattenti stranieri, tra cui miliziani del PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, organizzazione curda che opera in Turchia ed è considerata terroristica dal governo turco e da diversi paesi occidentali.

Scaramucce o una nuova guerra?

Il primo ministro iracheno Abadi, che non ha portato alcuna prova a sostegno della sua tesi, ha detto che la presenza del PKK va considerata una «dichiarazione di guerra contro il resto dell’Iraq e le sue forze federali». Questa notte l’account di Abadi ha pubblicato questo messaggio su Twitter: «Il dottor al Abadi ha ordinato alle forze armate di mettere in sicurezza Kirkuk con la cooperazione degli abitanti di Kirkuk e delle forze peshmerga».

Secondo la televisione statale irachena, la fase iniziale dell’offensiva non avrebbe incontrato resistenze da parte dei peshmerga, ma fonti militari riprese dalla stampa internazionale parla di scontri. Il portavoce del presidente curdo Barzani, ha scritto su Twitter che i peshmerga hanno distrutto quattro Humvee iracheni, veicoli militari dati dagli Stati Uniti all’Iraq per combattere contro lo Stato Islamico. Barzani ha ordinato alle unità peshmerga di non iniziare una guerra, ma ha autorizzato a rispondere al fuoco in caso di attacco.

La situazione a Kirkuk era molto tesa da settimane, quando il governatore locale aveva deciso di sostenere il referendum sull’indipendenza del Kurdistan Iracheno. Venerdì scorso migliaia di peshmerga erano stati schierati intorno alla città per timore che le forze irachene iniziassero un attacco, come sta accadendo. Domenica sera il presidente curdo Barzani si era detto disposto a negoziare con il governo iracheno sulla situazione di Kirkuk e su altre questioni, senza condizioni preventive. No del premier Abati, a meno che il governo curdo non avesse invalidato il referendum sull’indipendenza.

Gli scontri iniziati questa notte tra curdi e iracheni, sostengono alcuni analisti, potrebbero avere gravi conseguenze anche perché all’offensiva stanno partecipando milizie sciite che sono alleate con il governo iracheno nella guerra contro lo Stato Islamico ma che rispondono all’Iran. Una di queste, ha scritto l’analista Phillip Smith, è la potente Kata’ib Hezbollah, che sta anche combattendo a fianco del regime siriano di Bashar al Assad in Siria e che in passato ha compiuto importanti attacchi contro gli americani in territorio iracheno.

Forza imponente
Il premier iracheno Haider al-Abadi ha dato l’ordine alle sue forze di “imporre la sicurezza a Kirkuk in cooperazione con la popolazione e i Peshmerga”, una formula ambigua che sembra voler evitare lo scontro aperto con i curdi. Fraseggio politico e irrealtà militare. Le forze inviate da Baghdad sono le unità anti-terrorismo addestrate dagli Usa, la Nona divisione corazzata, la Polizia federale, tutte già impegnate nella battaglia contro l’Isis a Mosul. Il meglio a disposizione del governo iracheno. Primo obiettivo, rioccupare la base detta K1, nei sobborghi meridionali della città dove c’è anche un aeroporto.

Gli scontri più seri sarebbero avvenuti proprio vicino alla base K1 e al giacimento petrolifero Afana. Ci sono stati scambi di artiglieria fra i Peshmerga e la milizia sciita Kataib Imam Ali. Kirkuk è il punto debole dello schieramento difensivo curdo anche per le sue divisioni interne. A Ovest domina il partito Kdp del presidente Barzani, verso Est il Puk dell’ex presidente iracheno Jalal Talabani, deceduto dieci giorni fa. Puk più propenso a un compromesso con Baghdad e vicino alle posizioni iraniane, anche per la vicinanza all’Iran della sua roccaforte, la città di Suleymaniya.

Proprio a Suleymanya è arrivato ieri il leader delle forze d’élite dei Pasdaran iraniani, il generale Qassem Suleimani. Andato prima di tutto a pregare sulla tomba di Talabani, ha poi incontrato i nuovi leader del Puk (in particolare i tre figli maschi di Talabani) e l’attuale presidente iracheno – che in base alla costituzione federale deve essere un curdo – Fuad Masum. Suleimani controlla direttamente circa metà delle milizie Hashd al-Shaabi irachene e ha un grande influenza sulla componente sciita, dominante, del governo di Baghdad. Ipotesi Usa, che stia  sfruttando le divisioni fra i partiti curdi per ottenere senza combattere Kirkuk e i pozzi di petrolio.

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