La California brucia ma è il mondo che va in fumo

Le rilevazioni dell’inquinamento in questi giorni stimano che l’area di San Francisco è sprofondata ai livelli di Pechino. Tra gli epicentri degli incendi ci sono le contee di Napa e Sonoma note per la produzione del vino, ormai distrutte. I proprietari sono in prevalenza italo-americani. L’emergenza si estende a sud del Golden Gate Bridge. Fenomeni di elevato smog e il cielo arancione sono stati rilevati a Disneyland e in tutta la Silicon Valley e fino al golfo di Santa Cruz-Monterrey, 200 km più a sud.

Stoppata la produzione, chiusi in casa come se il fumo non filtrasse, scuole chiuse. L’abbiamo già vista, forse l’abbiamo anche già vissuta. Come le mascherine, l’aria malata appena esci di casa, il pericolo per i tuoi polmoni, anche questo forse l’abbiamo già vista. Forse perché le cause non sono dissimili. Un’estate secca in cui non pioveva come non succedeva da anni, la vegetazione secca, le vie di fuga edificate. In California succede lo stesso, come in Portogallo e in Italia.

Perché sono scoppiati gli incendi in California? Perché sono diventati così vasti e senza controllo? Le condizioni meteo hanno determinato la propagazione degli incendi. Le cause dell’innesco sono ancora da scoprire, ma le condizioni meteorologiche e la disponibilità di materiale combustibile hanno reso rapida lo sviluppo degli incendi di cui non si vede più la fine. Da almeno la 10 anni la California non trascorreva un periodo così lungo di siccità. Insomma, tutto era secco, molto secco.

L’autunno della California è attraversata da venti secchi e caldi investono la catena montuosa della regione per poi raggiungere le aree costiere. Si chiamano venti di caduta e favoriscono l’alimentazione e la propagazione delle fiamme. L’ultimo fattore, quello umano, aggrava la situazione:: lo sviluppo urbanistico ha fatto si che venissero edificate aree che storicamente costituivano i corridoi percorsi dagli incendi e questi insediamenti ad alta densità abitativa sono quindi particolarmente vulnerabili e intasati dalle fiamme.

La siccità, i boschi rinsecchiti e i raccolti mancati sono solo una conseguenza di un fenomeno molto più grande. Dal 1980 la situazione è precipitata con un drammatico aumento delle temperature che ha portato al clima più caldo degli ultimi 1500 anni. Gli effetti sono evidenti nel piccolo come aumento degli incendi, meno raccolto e grandi siccità. Va ricordato che la comunità scientifica Usa è in allerta: uno studio federale -rapporto di 13 agenzie Usa- anticipato dal New York Times conferma: «Le prove del cambiamento climatico sono abbondanti, dall’alto dell’atmosfera alla profondità degli oceani». Ma il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump nega, anzi, sono mesi che valuta l’opzione di bloccare gli studi sull’impatto che i cambiamenti climatici stanno avendo negli Stati Uniti e il mondo intero.

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