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martedì 19 20 Novembre19

Cesare Battisti terrorista protetto dai potenti

Il ‘Chi è’ di Cesare Battisti, rapinatore e killer terrorista diventato poi scrittore di successo, arrestato e scarcerato e riarrestato in mezzo mondo.
Il suo percorso criminale e gli incredibili sostegni -noti ed oscuri- che da 36 anni permettono la sua impunità. Giunta forse alla fine.

Cesare Battisti arrestato e poi rilasciato, nei giorni scorsi mentre cercava di fuggire dal Brasile alla Bolivia. Una semplice gita a comprare vino a buon prezzo, inventa lui. Più credibilmente un tentativo di fuga per evitare di essere estradato in Italia.
Accade che, dopo anni di rifugio ufficiale in Brasile, Battisti ora rischia di vedersi revocato lo status di rifugiato politico, e quindi di perdere la immunità che gli ha evitato sino ad oggi il carcere italiano.
La strana storia di un assassino condannato dalla giustizia, ma salvato dalla politica, scrive ad esempio l’Espresso. La giustizia è quella italiana, che gli ha inflitto l’ergastolo per quattro omicidi. Sentenza mai eseguita perché l’ex terrorista rosso è prima scappato in Francia, latitante semi pubblico per molti anni, e poi in Brasile, dove il 31 dicembre 2010 l’allora presidente Lula, ha messo il veto all’estradizione, con l’ultimo atto del suo mandato.

Cos’è che ha consentito sino ad oggi ad un rapinatore-killer con alle spalle quattro omicidi, di proporsi come romanziere vittima della repressione italiana negli anni di piombo?

Fatti certi e noti

Cesare Battisti viene arrestato con altri complici a Milano, nel giugno 1979, in una casa dove ha nascosto un arsenale: mitra, pistole, fucili. Armi dei “Proletari armati per il comunismo”, che teorizzano un’alleanza “anti-capitalista” con i rapinatori comuni. «Battisti era un rapinatore comune, per soldi, che si è politicizzato in carcere», ha scritto il pm Armando Spataro

Nell’ottobre 1981, mentre sta scontando la prima condanna per banda armata, Battisti evade dal carcere di Frosinone e scappa in Francia. Dove diventa un giallista di successo, difeso da illustri intellettuali. In Italia le indagini continuano e numerosi terroristi confessano. Battisti viene condannato in tutti i gradi di giudizio per quattro omicidi. Successione di morti spaventosa, di cui lui, va detto, si è sempre dichiarato innocente.

  • Il 6 giugno 1978 ammazza personalmente un maresciallo di Udine, Antonio Santoro.
  • Il 16 febbraio 1979 la sua banda uccide un gioielliere di Milano, Pierluigi Torregiani, il cui figlio Alberto resta paralizzato. È la vittima che protesta da anni contro l’impunità del terrorista.
  • Battisti ha organizzato il colpo ma non partecipa perché lo stesso giorno è a Mestre dove verrà ucciso il negoziante Lino Sabbadin, “giustiziato” come il gioielliere perché si era opposto a precedenti rapine.
  • Il 19 aprile 1979 è Battisti in persona ad uccidere, a Milano, il poliziotto della Digos Andrea Campagna.

Latitanza francese
Nel 2004 Battisti viene arrestato a Parigi. In giugno i giudici francesi concedono l’estradizione: non è un perseguitato. Battisti però -in attesa del giudizio- è già tornato libero e fugge in Brasile. Dove viene riarrestato nel 2007. Intanto la Corte europea boccia il suo ricorso: il terrorista in Italia ha avuto processi giusti, con ogni mezzo di difesa e avvocati di fiducia.

Sudamerica
Il sudamerica come destino. Trascorse la prima fase della sua latitanza in Messico prima della Francia. Infine in Brasile dal 2004. 14 anni dopo, prima la Procura generale e poi la Corte suprema di quel Paese autorizzano la riconsegna all’Italia. Ma nel 2009 il ministro Tarso Genro gli concede asilo politico. E l’allora presidente Lula ferma l’estradizione.
Pochi giorni fa, anche alla luce della fine dell’era Lula in Brasile, l’Italia ha consegnato una nuova richiesta di estradizione per Battisti che sembrerebbe aver trovato l’appoggio del nuovo esecutivo impegnato anche in una rsa dei conti interni con lo schieramento politico precedente che aveva protetto Battisti.
Una svolta politico-diplomatica che avrebbe portato il terrorista a tentare la fuga in Bolivia.

ORA IL VITTIMISMO

«Se il Brasile confermerà la mia estradizione in Italia mi consegneranno alla morte».
Probabile morte in carcere per ‘fine pena mai’ di 4 ergastoli, ma lui, Cesare Battisti intervistato da ‘O Estado de Sao Paulo’, la racconta diversamente.
«Perché non ho diritto di restare in Brasile?». Nessun cenno a quanto gli imputa l’Italia. Difesa brasiliana. Battisti fa la vittima e dice di non sapere «Su cosa si basi l’ufficio legale della presidenza della Repubblica brasiliana per giustificare una sua possibile estradizione». I suoi avvocati, ha aggiunto, stanno ancora aspettando che i ministeri competenti forniscano le informazioni al riguardo.

E i suoi avvocati si sono detti convinti che il presidente brasiliano, Michel Temer, non autorizzerà l’estradizione in Italia dell’ex terrorista. Esorcizzare la minaccia. «Siamo fiduciosi che il presidente della Repubblica, noto docente di Diritto costituzionale, rispetterà le norme brasiliane, nonostante le pressioni politiche interne ed esterne». Ma lui, Battisti, molto meno fiducioso, cerca di rovesciare i fatti: «Non ho mai pensato di uscire dal Brasile, ma se avessi voluto farlo non sarei andato in Bolivia, avrei scelto l’Uruguay, perché è un paese un po’ più affidabile ed è dove ho più relazioni», dice nell’intervista.

Battisti parla del suo arresto nella città di Corumba, al confine con la Bolivia, avvenuto la settimana scorsa, per sospetto traffico di valuta. ‘Gita’ con due amici per comprare giacche di pelle, vino e materiale da pesca in quella zona perché “più economico”. Poi la ‘trama’ con lui vittima. «Ma è evidente che ci stavano aspettando -ha aggiunto l’ex terrorista- Da tempo questa operazione veniva organizzata con l’aiuto dell’ambasciata d’Italia a Brasilia. Se non mi avessero preso a Corumbà sarebbe stato a San Paolo o a Curitiba. Il piano era pronto. Qualsiasi pretesto era buono», dichiara Battisti che vede avvicinarsi il carcere italiano da cui scappa da 36 anni.

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