lunedì 23 ottobre 2017

L’indipendenza sospesa

Catalogna indipendente, ma solo nelle intenzioni di una incerta maggioranza del suo popolo. Il presidente catalano firma l’indipendenza come conseguenza del risultato del referendum ma ne sospende gli effetti per «senso di responsabilità» e per avviare un dialogo con la Spagna. Madrid fa la dura, tensioni in Catalogna, problemi politici per tutti.

«Assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in uno stato indipendente sotto forma di repubblica»

«Con i risultati dell’1 ottobre, la Catalogna si è guadagnata il diritto a essere uno stato indipendente». L’orgoglio catalano espresso dal presidente del governo regionale Carles Puigdemont, ma non è l’indipendenza. Con quasi due ore di ritardo, piazze catalane stracolme, e dirette televisive planetarie, la frase storica che fa tremare le cancellerie del mondo.
Ma lo stesso Puigdemont, di fronte a quanto poteva accadere se portava a compimento la sfida, propone di sospendere l’effetto di questa dichiarazione «per alcune settimane», per dare il tempo di aprire un dialogo, dato che «ci sono diverse iniziative in corso, pubbliche e non».

A leggere ben, una dichiarazione di resa: la legge istitutiva del referendum a cui il Govern de Catalunya dice di inspirarsi, sospesa dal Tribunale costituzionale di Madrid ma difesa a Barcellona, fissava che fosse la giunta elettorale a dichiarare i risultati e poi il Parlament a votare la dichiarazione d’indipendenza. Ma la giunta elettorale non esiste più, e il Parlamento ieri non ha votato nulla.

La Catalogna e il mondo

Il discorso del President rivolto soprattutto agli osservatori internazionali. La lettura catalana degli ultimi anni di frustrazione politica dei catalani rispetto alle ripetute e motivate richieste di maggiore autonomia sempre negate autoritariamente da Madrid. «Non vi aspettate, né ricatti, né insulti», perché tutti, in quell’aula parlamentare e fuori, nel mondo, coscienti della «necessità di abbassare la tensione e di non contribuire con parole e gesti ad aumentarla». Il referendum convocato e celebrato in «condizioni estreme». Dopo aver cercato di percorrere tutte le vie «costituzionali» e «per 18 volte».

Da parte del governo spagnolo, solo un «disprezzo che ferisce verso la lingua e la cultura del nostro paese», ha detto Puigdemont. Passando allo spagnolo ha spiegato che «non siamo pazzi, delinquenti e golpisti: siamo gente normale che chiede di poter votare», perché, ha aggiunto «noi non abbiamo nulla contro la Spagna e gli spagnoli, il desiderio maggioritario è di capirsi meglio; la relazione non funziona da anni, non ci capiamo più».

Ora tocca a Madrid

«È inammissibile fare una dichiarazione implicita di indipendenza per poi lasciarla in sospeso esplicitamente», detta alle agenzie il governo Rajoy. «Non si può considerare valido quanto accaduto nel Parlament», ha detto il ministro di Giustizia. La reazione ufficiale si saprà oggi. Ma i problemi esplodono anche in casa spagnola. Podemos, ha presentato al Congresso una mozione per costringere il Partito socialista che sostiene l’attuale governo a prendere una posizione chiara ssulla questione catalana. Pronta anche una richiesta di dimissioni di Rajoy per «la sua nefasta gestione della crisi politica catalana, così come per essere il massimo responsabile delle azioni di polizia vissute domenica 1 ottobre». Mozione ritirata dopo la mancata indipendenza catalana.

Delusione fra le migliaia di manifestanti al passeig Lluís Companys di Barcellona che ascoltavano le parole del president: in molti speravano più concretezza e promettono di continuare a difendere il loro voto. Momento molto difficile ora per la Catalogna e assieme per la Spagna, e già c’è chi prevede elezioni politiche anticipate in vista.

LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA

«Costituiamo la Repubblica catalana, come Stato indipendente e sovrano, democratico e sociale». È questo il fulcro della dichiarazione firmata dai rappresentanti della Catalogna, fra cui il presidente Carles Puidgemont.
Questi alcuni passi del testo.

«Al popolo della Catalogna e a tutti i popoli del mondo. La giustizia e i diritti umani individuali e collettivi intrinseci, basi essenziali che danno senso alla legittimità storica e alla tradizione legale e istituzionale della Catalogna, costituiscono la base della costituzione della Repubblica catalana. La nazione catalana, la sua lingua e la sua cultura hanno mille anni di storia», si legge nella prima parte.

«La Catalogna ripristina oggi la sua piena sovranità persa e a lungo agognata per decenni in modo onesto e leale nel tentare la convivenza istituzionale con i popoli della Penisola iberica. Dall’approvazione della Costituzione spagnola nel 1978, la politica catalana ha tenuto un atteggiamento esemplare, leale, democratico verso la Spagna. Lo Stato spagnolo ha risposto a questa lealtà con la negazione del riconoscimento della Catalogna come nazione; e ha concesso un’autonomia limitata, più amministrativa che politica nel processo di decentramento; un trattamento economico profondamente ingiusto e una discriminazione linguistica e culturale».

«La legge sull’autonomia approvata dal Parlamento e dal Congresso, e il referendum catalano saranno i punti fermi e duraturi per le relazioni bilaterali tra la Catalogna e la Spagna».

Il testo si chiude con:
«COSTITUIAMO la Repubblica Catalana, quale Stato indipendente e sovrano, di diritto, democratico e sociale».
«DISPONIAMO, l’entrata in vigore della legge di transizione politica e di fondamento della Repubblica».
«INIZIAMO il processo costitutivo, democratico, basato sui cittadini, trasversale, partecipativo e vincolante».
«AFFERMIAMO la volontà di avviare negoziati con la Spagna, senza precondizioni, finalizzati a creare uno schema di collaborazione a vantaggio di entrambe le parti. I negoziati dovranno essere, necessariamente, su basi paritarie».
«INFORMIAMO la comunità internazionale e le autorità dell’Unione europea della costituzione della Repubblica catalana e della proposta di negoziati con la Spagna».