lunedì 23 ottobre 2017

Libia, sconfitta la milizia antimigranti appoggiata dall’Italia

Abbiamo perso o abbiamo cambiato le alleanze prima di perdere? La milizia che abbiamo sostenuto in Libia e che ci garantiva un tappo al flusso di migranti è stata sconfitta. Nel caos libico l’Italia prova a districarsi come può e come in ogni guerra il nostro paese cambia le alleanze in campo al momento opportuno per tutelare i propri interessi, vedi gli impianti ENI. Intanto sono 6 mila migranti in condizioni gravissime e la città di Sabratha è stata distrutta portando con sé un numero indefinito di morti.

L’accordo molto discusso siglato dal nostro Governo con la milizia di Dabbashi in Libia adesso rischia di essere vano e portare a delle conseguenze gravissime. La milizia su cui aveva puntato l’Italia da tre settimane si scontrava a Sabratha, città costiera della Libia dove partono la maggioranza dei barconi di migranti per l’Europa, dopo tre settimane è stata sconfitta dalle milizie locali che adesso stanno prendendo il controllo della città e delle sue risorse strategiche. La milizia con cui l’Italia e il governo di unità nazionale di Fayez al Serraj si erano alleate per fermare il flusso di migranti sono stati sconfitti dalla coalizione di forze fra cui una milizia appoggiata dal generale Khalifa Haftar, che non riconosce il governo di Serraj e controlla una buona fetta della Libia orientale.

Le conseguenze più importanti sono due: gli scontri comporta un peggioramento ulteriore delle condizioni in cui versano i migranti presenti nei centri di detenzione controllati fino a poco fa dalla milizia scomparsa. Sono almeno seimila i migranti secondo l’agenzia Onu per i rifugiati ad avere urgente bisogno di assistenza medica e dei viveri essenziali. La seconda conseguenza è che il tappo messo sul flusso di migranti è destinato a saltare, ricordiamo che dalla metà di luglio gli sbarchi sono diminuiti molto in Italia.

La milizia sconfitta è quella di Dabbashi ed è molto potente ed ha sempre svolto il lavoro sporco per l’Italia ma non solo. Dal 2015 ha garantito la sicurezza dell’impianto Eni per l’estrazione di petrolio a Mellita, come se non bastasse, in questi anni ha espresso il capo della divisione locale dello Stato Islamico (o ISIS) e allo stesso tempo quello della Guardia Costiera.
Quindi, prima di diventare la milizia contro il traffico di migranti era una milizia molto attiva nel traffico di migranti. La coalizione di Haftar con le milizie anti-ISIS, in passato filoSerraj, l’ha attaccata, come la stessa Brigata Wadi, milizia islamista radicale anche questa filoHaftar. La decisione del governo italiano di appoggiare e finanziare la milizia è stata secondo analisti e funzionari il principio dello scontro che ha portato alla sconfitta di Dabbashi.

Il bilancio degli scontri è tutt’ora non chiaro: i morti sarebbero 17 e i feriti 164 secondo il comandante delle operazioni filoHaftar, centinaia secondo Associated Press e Reuters che parlano anche di città semidistrutta. L’impianto Eni non si sa in che condizioni versa ma nessuno parla di eventuali danni, la Reuters sostiene che la gestione della sicurezza dell’impianto di estrazione petrolifera sia semplicemente passato da una coalizione all’altra. Non mancano le fonti interne al nostro paese a sostenere che dalla seconda metà di settembre i ministri della Difesa e dell’Interno italiani siano passati a rafforzare i contatti con il generale Haftar dopo l’intervento nella vicenda libica del presidente francese Emmanuel Macron.

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