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martedì 15 Ottobre 2019

L’altra metà della Catalogna in piazza per la Spagna

Catalogna, la giornata degli unionisti: migliaia in piazza. Il Nobel Vargas Llosa: “Diciamo no al golpe”. Per le strade bandiere e striscioni: “Uniti siamo più forti”.
La ‘maggioranza silenziosa’ catalana.
Gli schieramento politici spagnoli e le tifoserie europee attorno.

«Basta, recuperiamo il buon senso», lo slogan che scandito dal corteo di centinaia di migliaia di persone. Loro dicono un milione ma è una esagerazione dell’orgoglio di essere comunque tanti. Maggioranza per niente silenziosa, domenica in piazza a Barcellona, di catalani e spagnoli che si oppongono all’autonomia. «Quelli che non hanno avuto voce in capitolo» da quando le autorità indipendentiste hanno organizzato lo scrutinio di domenica scorsa.

Secondo i sondaggi infatti, se la maggioranza dei catalani reclamasse un referendum regolare, un po’ più della metà voterebbe contro l’indipendenza della regione. Ventiquattro ore prima, per le stesse strade, avevano sfilato gli indipendentisti chiedendo però dialogo e non altra sfida. Segnale sul prossimo futuro, martedì, quando il presidente della Generalitat, Puigdemont, parlerà al Parlament della situazione politica, avendo però la dichiarazione di indipendenza in tasca. Una pistola carica diventata troppo pericolosa.

La manifestazione contro l’indipendenza, appoggiata da Pp e Ciudadanos e informalmente dal Partito Socialista della Catalogna, nasce a destra ma ha attraversato gran parte della società civile preoccupata dalla forzatura costituzionale proposta dai separatisti. Figura nobile e politicamente neutrale, il Nobel di letteratura Mario Vargas Llosa, che si era pronunciato più volte contro l’indipendenza. In corteo sfila anche l’ex-presidente spagnolo dell’Europarlamento Josep Borell.

E a proposito di Europa

L’indebolimento degli Stati nazionali e dunque dell’Unione europea. Basta guardare a nomi e sigle di chi ha applaudito il secessionismo di Barcellona per capire, scrive Maurizio Molinari, direttore della Stampa. Nigel Farage, ex leader dell’Ukip britannico che vinse il referendum sulla Brexit nel giugno 2016 e Geert Wilders, leader del Partito della libertà olandese. Heinz-Christian Strache, capo del partito di estrema destra austriaco Fpo. Beatrix von Storch, eurodeputata dei tedeschi di AfD. Nelle Fiandre, Bart Laermans, deputato di Vlaams Belang.

Esponenti di forze politiche che, nei rispettivi Paesi, sono formazioni estreme, anti-sistema ma accomunate dal definire il referendum catalano una «prova di democrazia», identificando nell’Unione europea la fonte primaria della «violenza esercitata da Madrid». Nel giugno 2016 la ‘variopinta coalizione anti-Europa’ trovò forza nel distacco della Gran Bretagna dall’Ue. Adesso il referendum catalano offre l’immagine di un’Europa quantomeno insensibile. Il danno politico più serio causato dal referendum catalano.

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