lunedì 23 ottobre 2017

Isabella che era di Castiglia e Colombo contro la Catalogna

I conti della storia sempre infiniti, inizi certi, fine improbabile. Catalogna di aspirazioni nazionali antiche e di difficili percorsi storici che il racconto di Giovanni Punzo fa partire dalla nota e poco amata Isabella di Castiglia che, sposando Ferdinando si prende anche l’Aragona e quindi la Catalogna, che scaccia prima gli arabi e poi gli ebrei e che dà il soldi a Cristoforo Colombo per scoprire l’America.
Una disgrazia tira l’altra, anche per la Catalogna, diventata marginale con la scoperta delle rotte atlantiche.
La Spagna della guerra dei Trent’Anni, e la rivolta contro le truppe castigliane nel maggio 1640, il giorno del Corpus de Sang, come chiamano in Castiglia il Corpus Domini.
O quando, nel 1700 il regno di Spagna passò dagli Asburgo ai Borbone, e la Catalogna si schierò a favore degli Asburgo. Ed ecco spiegata la severità di Re Felipe di Borbone dell’altro ieri..
Gran finale, la Catalogna ultimo lembo di repubblica spagnola ad arrendersi il 26 gennaio 1939 sotto la pressione delle forze franchiste.
Con i bombardieri italiani e tedeschi della ‘legione Condor’ che colpirono più volte Barcellona.

La Catalogna ha sempre rappresentato rispetto il resto della Spagna una propria specificità almeno a partire dal medioevo. La conservazione però di statuti di autonomia e leggi locali fu caratteristica di un tipo di organizzazione statale pre-moderna, ovvero non ancora centralizzata in una sola capitale con un unico sovrano. Con il graduale sorgere dello stato moderno, rappresentato in Spagna dal regno di Ferdinando e Isabella, gli antichi privilegi medioevali iniziarono ad essere cancellati, anche se questo fu un fenomeno non limitato alla sola penisola iberica, né alla sola Catalogna. Il problema seguente fu che il nuovo stato spagnolo, attratto dall’impero che cominciò a sorgere dopo la scoperta dell’America, dalle rotte atlantiche e dai nuovi lucrosi commerci, vi impegnò capitali e risorse che con il passare del tempo abbandonarono progressivamente la Catalogna, il cui carattere mediterraneo aveva invece rappresentato sino a quel momento una chiave di sviluppo e un forte fattore identitario. La Catalogna divenne allora una provincia soggetta alla monarchia spagnola e priva di questi fondamentali aspetti.

Cristoforo Colombo spiega a Isabella e Fardinando la nuova rotta per indie

Un passaggio in queste tormentate vicende avvenne quando la Spagna, in piena guerra dei Trent’Anni, si trovò a fronteggiare la prima grande rivolta catalana. Esasperati dalle vessazioni delle truppe castigliane stanziate sul territorio e impegnate nella guerra contro la Francia, i catalani si ribellarono: nel maggio 1640, il giorno del Corpus de Sang (in catalano la festività del Corpus domini), scoppiò una sanguinosa rivolta contadina appoggiata in un primo tempo dall’aristocrazia locale. Poiché però la rivolta – che nel frattempo aveva assunto una netta connotazione sociale in quanto era stata proclamata la repubblica – stava sfuggendo dalle mani della nobiltà locale, vista anche la necessità di difendersi dall’esercito spagnolo che stava marciando su Barcellona, fu presa la decisione di allearsi con la Francia e il 26 gennaio 1641 un esercito franco-catalano sconfisse gli spagnoli nella battaglia di Montjuic. Dopo la battaglia però i francesi rimasero in Catalogna comportandosi in maniera non diversa dai castigliani per un decennio e solo nel 1652, con la sconfitta dell’esercito franco-catalano e nel clima di normalizzazione imposto dalla pace di Westfalia, gli spagnoli tornarono in Catalogna, che perse una parte del suo territorio ceduto alla Francia.

1640, Corpus de Sang, come chiamano il Castiglia il Corpus Domini

Mezzo secolo più tardi, durante la guerra di successione spagnola in cui il trono di Spagna passò dagli Asburgo ai Borbone, non stupisce che la Catalogna – dove era ancora vivo il risentimento anti francese –, si sia schierata con gli Asburgo contro il pretendente francese: nel 1705 Barcellona fu infatti conquistata dall’alleanza che sosteneva Carlo d’Asburgo, ma l’anno dopo la città cadde nuovamente in mani spagnole subendo una dura repressione. Cento anni dopo, la Catalogna tornò ad essere un campo di battaglia tra le truppe di Napoleone e i realisti spagnoli (questa volta sostenuti da molti catalani) e nell’Ottocento, agitato da varie guerre dinastiche, si susseguirono a loro numerose rivolte a sfondo sociale. Tra i tanti fatti che contrapposero la monarchia alla Catalogna, basti ricordare che nell’aprile 1931, Alfonso XIII abbandonò il paese lo stesso giorno della proclamazione della repubblica catalana.

Franchismo. Bombardamento italiano su Barcellona

Infine, nella storia dei tormentati rapporti tra Catalogna e stato spagnolo, pesano ancora le vicende della fine della guerra civile spagnola, la cui ferita – nonostante sembrasse rimarginata – rischia invece di riaprirsi dolorosamente. La Catalogna fu infatti il penultimo lembo di repubblica spagnola ad arrendersi il 26 gennaio 1939 e in particolare Barcellona, sotto pressione delle forze franchiste, subì pesanti bombardamenti aerei. Mentre dal porto salpavano le navi passeggeri che trasportavano ormai gli esuli repubblicani soprattutto verso il Sudamerica, al puro scopo di terrorizzare la popolazione civile (come annotava Galeazzo Ciano nel suo ‘diario’) bombardieri italiani e tedeschi della legione Condor colpirono più volte la città. Poiché, dopo l’occupazione, seguì una settimana di saccheggi ed esecuzioni sommarie quanto arbitrarie, ovvio quanto questa vicenda gravi tuttora sulle relazioni con il resto della Spagna e quale ruolo possa ancora giocare nell’inasprimento delle diverse posizioni.

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