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mercoledì 23 Ottobre 2019

Catalogna Spagna, ripensamenti

Parlamento catalano bloccato a discutere di secessione ci riprova martedì per parlare della situazione politica. Nessuna dichiarazione di indipendenza, salvo furberie. Ma il tempo delle sfide sembra finito: troppo pericoloso per tutti.
Assente nel discorso alla nazione del re Felipe, la parola “scusa” arriva dal prefetto spagnolo in Catalogna: “Posso solo chiedere scusa a nome degli agenti che sono intervenuti”. Ovviamente per colpa delle scelte eversive degli altri.
Ognuno dalla sua parte ma si inizia a ragionare.

Frenata prima del baratro

La presidente del ‘Parlament’ catalano convocato una nuova seduta martedì, con le dichiarazioni del presidente Puigdemont «per informare sulla situazione politica attuale». Nessuna menzione al referendum, né alla sua legge istitutiva. Né alla secessione. Una seduta per discutere, senza votare alcunché. Salvo furberie e colpi di mano, ma non pere più il tempo.
Lo spettro della Dichiarazione unilaterale di indipendenza non fa paura solo alla Spagna. Oltre ai fortissimi segnali che arrivano dai ‘poteri forti’ -Banche, economia, Europa e chi sa cos’altro- dai partiti al governo a Barcellona arrivano scricchiolii importanti.

Chi come Artur Mas, ex presidente della regione e fervido indipendentista, che al Financial Times dice: «la Catalogna non è pronta per un’indipendenza vera».
O il fedelissimo di Puigdemont Santi Vila, ministro dell’Impresa: «Dobbiamo rasserenarci e non prendere decisioni irreparabili nei prossimi giorni».
Assieme, i timidissimi segnali di distensione da Madrid. Il portavoce del governo Méndez de Vigo ha detto che bisogna «chiudere la ‘confrontazione’ e tornare al dialogo dentro la legalità». Consiglio a Puigdemont: «ascoltare i settori sociali che glielo chiedono». Cioè i potentati economici che già preparavano la fuga dalla Catalogna. Moniti in bella forma, ed è già qualcosa.

Il capo della polizia catalana Josep Lluis Trapero si presenta alla magistratura

Barcellona in cerca di futuro

Tra accuse, scuse e nuove sfide, la sfida tra Barcellona e Madrid resta però aperta. Assente nel discorso alla nazione del re Felipe, la parola “scusa” arriva dal prefetto spagnolo in Catalogna: “Posso solo chiedere scusa a nome degli agenti che sono intervenuti”. Ovviamente per colpa delle scelte eversive degli altri.Se da una parte il prefetto si è scusato, dall’altra il sistema giudiziario spagnolo ha presentato la prima parte del conto che il capo della polizia catalana Josep Lluis Trapero e i vertici delle associazioni indipendentiste dovranno pagare per la loro ribellione al governo centrale. Ma la tensione politica, oltre che sociale, si ripercuote soprattutto sui mercati e spinge banche e aziende con sede legale in Catalogna a spostarsi in altre zone della Spagna.

Lo scontro tra Madrid e Barcellona preoccupa i mercati e in particolare il comparto bancario. La paura di ua unilaterale ed improvvisa dichiarazione d’indipendenza da parte della Generalitat sta spingendo sempre più società a trasferire le sedi sociali fuori dalla Catalogna. Per le aziende è troppa la paura che, con la secessione dalla Spagna, possano trovarsi fuori anche dall’Unione Europea e dall’Eurozona. La prima a varcare i confini della regione autonoma è il Banco de Sabadell. la seconda banca della Catalogna. Poi il colosso dell’energia Gas Natural, che trasferirà la sede da Barcellona a Madrid. Anche CaixaBank ha annunciato che “emigrerà” a Valencia. La lista si allunga di ora in ora e il governo Rajoy ha emanato un decreto legge pensato per facilitare lo spostamento.

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