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venerdì 20 Settembre 2019

Mig russi per la Serbia alle porte dell’Ue

Mig-29 russi alla Serbia. I primi due velivoli consegnati all’aeroporto di militare di Batajnica, alle porte di Belgrado. A giorni gli altri aerei e dopo comincerà la loro modernizzazione. La Serbia con una effettiva copertura aerea dopo le bombe Nato per il Kosovo.

Sei Mig-29 russi alla Serbia. I primi due velivoli consegnati all’aeroporto di militare di Batajnica, alle porte di Belgrado, quello che la Natop aveva spianato nei tre mesi di bombardamenti sull’allora piccola Jugoslavia di Milosevic, per il Kosovo. A giorni gli altri sei aerei e subito dopo, comincerà la loro modernizzazione. E la Serbia tornerà ad avere con una effettiva copertura aerea dopo il 1999 delle bombe Nato
La modernizzazione, informa la stampa serba, costerà 180 mila euro, però i velivoli passeranno al livello della ‘generazione 4+’, definizione tecnica che misura il livello tecnologico di non individuazione, qualcosa di molto vicino agli aerei definiti invisibili come i tanto discussi e costosissimi F35. Così la Serbia entrerà nel club dei paesi che possiedono questi caccia sofisticati, come, per esempio, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia.

L’accordo con la Russia fu firmato alla fine di dicembre del 2016 dall’allora primo ministro della Serbia Aleksandar Vučić, l’attuale presidente della repubblica, col ministro della difesa russo Sergey Shoygu. Un ‘regaluccio’ di non poco conto: oltre ai 6 Mig usati, 30 carri armati T-72S e altri 30 veicoli corazzati. Per la riparazione e la successiva modernizzazione degli aerei sarà però la la Serbia che dovrà pagare.
«Per 180 milioni euro riceveremo i motori di ricambio, i missili aria-aria a lungo raggio che non abbiamo mai avuto», spiega l’esperto militare Miroslav Lazansky. E il termine di servizio dei motori degli aerei sarà prolungato per 25-30 anni. Secondo Lazansky, i primo due aeri Mig-29 potranno essere operativi già entro novembre.

Scelta ad Est quasi obbligata per Belgrado, con meccanici e piloti ormai abituati a questi aeri e queste tecnologie. Il passaggio alle tecnologie occidentali costerebbe troppo. «Cifre folli senza poi poterci permetterci neppure la manutenzione ordinaria», spiega l’esperto. Armamenti per proteggere lo spazio aereo nazionale, precisano i serbi.
«Lo stato che cerca di diventare membro dell’UE deve proteggere il suo spazio aereo. Altrimenti le compagnie aeree non voleranno attraverso la Serbia… I nostri Mig saranno il fattore di trattenimento nel caso un cui qualcuno dei vicini voglia avventurarsi contro la Serbia» Deterrenza sì, ma senza esagerare, chiarisce Lazansky. «Certamente per una guerra con la NATO gli aerei non bastano, però per trattenere le ambizioni dei vicini si».
Prima esibizione in volo prevista il 20 ottobre, anniversario della liberazione di Belgrado durante la Seconda guerra mondiale.

QUANDO LA NATO CANCELLÒ L’AERONAUTICA SERBA

L’aeronautica della piccola Jugoslavia di Milošević ereditò buona parte dell’arsenale della Federazione. L’alto numero di ore di volo imposte ai piloti, l’assenza di nuovi pezzi di ricambio e le crescenti pressioni internazionali, scrive Luca Susic su Analisi Difesa, misero presto in crisi l’aviazione militare.
Alla vigilia dell’attacco NATO contro la SRJ, solo un bassissimo numero di mezzi era pronto al volo, ma soprattutto buona parte della nuova generazione di piloti non aveva che un rudimentale addestramento, inadatto a fronteggiare quello che era ed è tutt’ora il più forte strumento militare esistente al mondo.

Nel disperato tentativo di difendere la capitale del Paese dai bombardamenti dell’Alleanza Belgrado riuscì a schierare solamente 16 aerei, dei quali ben 11 furono distrutti (4 a terra, 6 in volo e 1 si schiantò da solo). Di fatto il Paese può oggi contare solamente su “3 Mig-29 e mezzo”, di cui nessuno in grado di volare.
L’arrivo della donazione russa che richiederà comunque un investimento tra i 200 e i 300 milioni di euro per la modernizzazione dei velivoli, rappresenta dunque un grosso motivo di orgoglio per il governo e il Presidente Vučić.

Per quanto contenuta, un’aeronautica militare in grado di schierare potenzialmente 10-12 aerei di 4° generazione metterebbe Belgrado al primo posto fra gli Stati ex Jugoslavi, e soprattutto un notevole smacco per la Croazia, naturale rivale della Serbia. Zagabria, alleato di ferro degli USA e della NATO, non è ancora riuscita ad ottenere quegli F-16 che sta richiedendo da anni.
Nessun pericolo per la Croazia, sotto l’ombrello Nato, ma smacco ‘balcanico’.

Dal punto di vista della Serbia l’aspetto più importante dell’affare Mig è rappresentato dal ripristino degli storici rapporti con Mosca per quanto riguarda il settore aeronautico e, soprattutto, l’addestramento dei piloti.
Per la Russia, la conferma del fatto che Mosca rispetta gli accordi presi con i suoi alleati o amici e che non intende abbandonare all’influenza euro-americana il controllo sull’area balcanica.

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