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domenica 8 Dicembre 2019

Gli opposti estremismi che lacerano la Spagna

Martedì sciopero generale in Catalogna. Non più separatismo ma rivolta. Ieri sera l’inutile conta dei voti, mentre pesava quella dei feriti, più di 800, per fortuna, cose lievi. Ma la politica insiste sugli opposti estremismi. Rajoy: “Il referendum una messa in scena”. Puigdemont: «Ci siamo conquistati il diritto a uno Stato indipendente».

E adesso? Separatismo più arrabbiato dopo l’autoritarismo di Rajoy

L’inutile conteggio dei voti nel referendum sfida, col giornalismo a coprirsi di ridicolo. Conta e pesa il numero dei feriti, per fortuna feriti lievi in tanto caos. Segno che nessuno cercava la violenza, che che i protagonisti politici avevano voluto le condizioni di uno scontro, di una sfida.
Di fatto ieri, con le scelte repressive e assolutiste di Madrid, nessuna trattativa su un referendum che potevi liquidare come illegale e quindi inutile, il separatismo catalano ha certo guadagnato consensi, mentre è scontata la crisi che presto coinvolgerà il premier Rajoy.
Che insiste sulla linea dell’oltranzismo costituzionale, forse l’unica che gli rimane.
«La maggioranza dei catalani non ha voluto partecipare a sceneggiata dei secessionisti. Senza clamore ha ignorato la chiamata alle urne. Oggi non c’è stato alcun referendum, è chiaro a tutti».

Arrestare i leader catalani o iniziare le trattative

Di fatto Rajoy è al bivio: o arrestare i leader catalani o iniziare le trattative. Sempre Rajoy, minaccia ma prepara la ritirata. «Capisco la frustrazione dei catalani, ma sono stati ingannati. Gli indipendentisti hanno fatto propaganda populista». Che succederà adesso? «Convocherò le forze politiche con rappresentanza parlamentare per riflettere insieme sul futuro».
Ma la prima risposta che arriva dalle regione ribelle è uno sciopero generale, martedì in tutta la Catalogna, per denunciare la repressione dello Stato spagnolo. Lo ha annunciato questa sera in plaza Catalunya, Jordi Cuixart, presidente di Omnium, una delle due grandi organizzazioni della società civile indipendentista.
Dal Parlamento regionale di Barcellona: «Lo Stato spagnolo ha scritto oggi una pagina vergognosa della sua storia in Catalogna», dichiara il presidente del governo locale Puigdemont in un clima solenne. Tutti a cercare la glorificazione personale, nessuno formalmente disposto a ragionare.

Mossos d’Esquadra, gli ammutinati dei seggi

Scene da una guerra civile, combattuta nelle urne e sui media. Disobbedienza civile dei cittadini della catalogna andato comunque ai seggi, molto di loro probabilmente per reagire al divieto. Disobbedienza meno civile da parte di una forza di polizia, regionale quanto vuoi, ma vincolata alle leggi dello Stato, che trasgredisce ad un ordine dalle magistratura e costringe la Guardia Civil a fare il loro lavoro, con contrasti e conseguenti violenze che si potevano evitare. Problema di obbedienza a chi di quella forza di polizia regionale, già al centro di motivate critiche per la conduzione delle indagini precedenti sull’attentato terroristico sulle Ramblas di Barcellona.
I sindacati della polizia spagnola hanno annunciato di voler denunciare il capo dei Mossos d’Esquadra. E la magistratura ha aperto un’inchiesta sul comportamento della polizia catalana. Sarà un grosso problema di legalità oggettiva rispetto ad una opinione pubblica locale oggi decisamente ostile e non certo oggettiva.

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