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lunedì 27 Gennaio 2020

Referendum catalano, sfida tra farlo e impedirlo

I due giorni della Catalunia. Cresce la tensione a Barcellona. La polizia locale, i Mossos d’Esquadra, chiude le scuole che ospitano i seggi, ma le famiglie ribattono organizzando pigiama party, con tende e sacchi a pelo per tenerle aperte.
Più di 10mila agenti di polizia inviati da Madrid per impedire il voto

Referendum simbolo e provocazione

Non è il risultato che conta, ma è il fatto stesso di farlo rispetto al divieto da parte dello Stato da cui vorresti separarti. Linea dura scelta da Madrid e tutto diventa estremo, compreso l’atto del voto che diventa ‘tradimento’. Cosa eventualmente diranno le urne, quelle che riusciranno ad rimanere aperte tra divieti, occupazioni e probabili scontri, sembra quasi non interessare a nessuno dei protagonisti, pro o contro. E la sfida dei seggi, obbedienza o rifiuto delle leggi nazionali che trasforma la richiesta di indipendenza, di secessione, in rivolta. E allora, ciò che sta accadendo in questa ore a Barcellona e nella Catalogna, diventerebbe tutt’altra cosa, che uno si rifiuta persino di definire. Muro contro muro fino all’ultimo fra Madrid e Barcellona, con aspetti surreali, ci narrano le cronache dal posto.

Il 63% dei catalani dice che andrà comunque a votare, o almeno ci proveranno. Il ‘Govern’ locale, detto in catalano, annuncia che saranno aperti 6.249 seggi in scuole, centri civici e sportivi, teatri, da Barcellona a Girona, dai Pirenei alla Costa Brava. Per i seggi che la polizia spagnola chiuderà sono previste «soluzioni alternative», garantisce il vicepresidente Oriol Junqueras. Ma alla polizia, la giustizia spagnola ha ordinato di recintare i seggi, sequestrare urne, schede e computer. In Catalogna ci sono ora più di 10 mila agenti di polizia inviati da Madrid per impedire il voto in nome della costituzione del 1978. Non è chiaro però come si muoveranno i 17 mila Mossos d’Esquadra catalani. Il loro capo, Josep Lluis Trapero, ha ordinato ai suoi uomini di obbedire ma di evitare la violenza.

E già nella notte di venerdì sono iniziate le prime occupazioni pacifiche di scuole da parte del popolo indipendentista per evitare che siano chiuse. I Mossos sono intervenuti pacificamente in alcuni centri per chiudere i cancelli ed evitare altri ingressi. Tutti i dirigenti catalani hanno lanciato appelli perché domenica tutto si svolga pacificamente, in forma “gandhiana”, accusando Madrid di voler invece provocare scontri. Guerriglia solo a carte bollate. Il ‘Govern’ ha denunciato la procura spagnola per la repressione ordinata in Catalogna. La procura ha minacciato di arresto i due massimi esponenti del governo catalano. Da Madrid, l’avvertimento che il ‘Govern’ e il suo presidente, Carles Puigdemont, risponderanno «personalmente e patrimonialmente» davanti ai giudici per la loro «slealtà grave».

Il referendum reato o non reato? Oramai, gli stati d’animo e la tifoseria prevalgono sulle questioni di diritto. Ed oggi è giornata chiave per capire se la disobbedienza catalana rimarrà all’interno di certi confini. Oggi, ‘giornata di riflessione’ pre voto, potrebbe accadere di tutto. La polizia dovrebbe recintare i seggi, ma diverse organizzazioni hanno invitato ad occuparli, facendo resistenza passiva. I pompieri catalani e il sindacato dei contadini fra gli altri si sono impegnati a difenderli. I contadini catalani hanno invaso con i loro trattori, una sorta di prova generale, il centro di Barcellona e le strade di tutto il paese in difesa del referendum. Tutti si preparano al momento di verità di domenica. Ma il problema catalano, finisca pure nel migliore dei modi la sfida referendum, resterà problema aperto per la Spagna e per l’Europa.

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