lunedì 23 ottobre 2017

Rigurgiti di nazismo in Germania tutti i disagi sociali dietro l’AfD

Heinrich Boll, definì la Germania un paese nel quale si erano succedute due generazioni che avevano perso la guerra. “Haus ohne Huter”, casa senza custode, dove la figura del padre era andata a farsi fottere e la madre altro non poteva fare che ospitare, di volta in volta, differenti “zii” che le dessero sostegno. La […]

Heinrich Boll, definì la Germania un paese nel quale si erano succedute due generazioni che avevano perso la guerra. “Haus ohne Huter”, casa senza custode, dove la figura del padre era andata a farsi fottere e la madre altro non poteva fare che ospitare, di volta in volta, differenti “zii” che le dessero sostegno.
La prima generazione, figlia di padri sconfitti e umiliati si perse nella tragedia del nazismo.
I nuovi padri non portarono ai figli solamente lo stigma della sconfitta, ma anche la vergogna di avere assecondato la criminale follia hitleriana.
I figli della seconda generazione, nipoti della prima, hanno vagato a lungo alla ricerca di una identità: qualcuno è risalito ai progenitori, i wandervogeln, un movimento giovanile naturista dei primi del 900, reattivo ai padri protagonisti della industrializzazione tedesca: alcuni di loro confluirono nel nazismo, altri si orientarono al comunismo.

Si è parlato a lungo di come dovesse essere denazificata la Germania: la pedagogia della Ddr, perversamente, ha seminato per strada nuclei di naziskin come in pochi paesi europei.
A ovest, assorbita, metabolizzata e repressa l’illusione della Rote Armee Fraktion, si pensava che il peggio fosse passato, tanto da consentire l’inclusione dell’Est senza problemi eccessivi.
Con la copertura di mamma Angela a superare la triste metafora di Boll.
Che qualcosa non potesse essere completamente riassorbito era però nell’ordine delle possibilità fisiologiche.
Giusto, adesso, che l’Spd vada all’opposizione, per non lasciare all’estrema destra l’egemonia del dissenso (che comprende anche spazi di natura istituzionale).

Chiarito questo, palla al centro e teniamo conto anche di altre cose. Per esempio del fatto che i liberali (FdP) al governo potrebbero significare linea dura sul Fiscal compact alla vigilia della sua entrata nell’ordinamento Ue. Potrebbero significare lotta feroce contro Draghi e il ‘quantitative easing’ che ha dato fiato all’Italia in questi anni.
Gente come il suo leader superduro, Lindner, voleva già sbattere la Grecia fuori dalla Ue e aspira a sostituire Schaeuble, attualmente ammorbiditosi di una virgola, alle finanze.
No secco ai timidi tentativi mediatori di “Ministero delle Finanze” europeo, avanzati da Macron, altrettanto dicasi per la revisione di Dublino, mentre è probabile una marcia indietro su Schengen. Sugli esteri più ombre che luci.

Sistema Italia a rischio: magari parliamo un po’ anche dei nostri fottuti interessi

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