Tensioni nel mondo per un referendum scontrato in casa. In Kurdistan plebiscito per l’indipendenza. 91,83% a favore, 8,17% (i non curdi), contrari. Appagato l’orgoglio identitario curdo, adesso cosa accadrà?
Il governo centrale iracheno ha dato tempo fino a venerdì alle autorità della regione del Kurdistan per cedere la gestione dei loro aeroporti, prima di ricorrere ad un blocco degli scali.
Il governo di Baghdad ha anche deciso di mettere sotto il controllo delle autorità federali i valichi di frontiera tra la regione del Kurdistan e altri Paesi.
Aeroporti iracheni e confini iracheni con il resto del mondo.
Bagdad rifiuta l’ipotesi di negoziare un ‘distacco’, la Turchia minaccia sanzioni pesanti e avverte: «Consideriamo anche opzione militare».
Il referendum sull’indipendenza voluto dal presidente Masoud Barzani diventa una celebrazione.
Festeggiamenti fra la popolazione curda anche oltre confine: nel Rojava, terra curda in Siria, e nelle zone curde di Iran e Turchia. Ed è da quelle terre ch, assieme agli applausi, arrivano le minacce.
Sa Bagdad abbiamo già detto.
Durissima anche la reazione di Ankara. Erdogan ha accusato Barzani di tradimento e preannunciato il blocco di aiuti e rifornimenti. «Avete avuto il vostro referendum, ma questo vale una guerra? Chi accetterà la vostra indipendenza? Solo Israele. Ma il mondo non è solo Israele. Il Kosovo purtroppo non è ancora riuscito a essere uno Stato».
Per molti osservatori l’aggressività mostrata da Erdogan, in passato grande amico di Barzani, appare poco convincente, più in chiave di politica interna, per mettere in guardia i curdi di Turchia, che come minaccia aperta per il Kurdistan.
Washington e Mosca su fronti opposti anche sui questo fronte. Washington, di fatto principale sostenitrice con Israele dell’indipendenza curda, ha dovuto sottolineare che il voto ha fatto aumentare l’instabilità del Medio Oriente. Tono più decisi dal Cremlino, per i comportamento delle milizia curda in Siria.
Ma anche Mosca in parte finge. Toni morbidi, visto che ha appena concordato con Erbil la costruzione di un nuovo gasdotto, capace di esportare miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Gli Usa sono prudenti perché, al di là dell’alleanza con i curdi contro lo Stato islamico, hanno interesse a insediarsi militarmente nella zona. E la presenza di numerosi militari americani sia fra i Peshmerga che fra le milizie del Rojava al di là della frontiera siriana sembra far escludere ogni possibile avventura militare sia irachena che turca. Con la Siria ancora in guerra civile, resta l’Iran che schiera sistemi missilistici lungo le frontiere occidentali riferisce l’agenzia Tasnim.
Solo ‘rumore di sciabole’ o rischi veri per la già tormentata aerea? Rischioso scommettere.