domenica 19 novembre 2017

-PEZZO CENSURATO DA FB-
Arabia Saudita fuori dal medioevo su un’auto guidata da una donna
Remocontro in punizione perché?

CENSURA FACEBOOK – GIUDICATE E RILANCIATE – NOI NON POSSIAMO – VIETATO TOCCARE IL REGNO SAUDITA?

Nel Regno dell’assurdo, la cosa più normale per il resto del mondo diventa svolta storica: le donne potranno guidare. Le prime patenti saranno rilasciate a partire da giugno del 2018.
Dopo l’annuncio di Re Salman a Riad migliaia di persone si sono riversate nelle strade per festeggiare, donne e uomini assieme, mentre i clacson delle auto suonavano all’impazzata

Nel Regno dell’assurdo, il principe Mohammed bin Salman erede al trono gerontocratico dei Saud, sfida i religiosi e rimuove uno dei divieti più odiosi e anacronistici: anche in Arabia Saudita le donne potranno guidare. È una rivoluzione simbolica, ma con ricadute che investono la vita sociale, il costume, e persino l’economia. Salvare il trono e salvare se stesso per diventare un partner accettabile dell’Occidente in pur minima sintonia con i tempi. Parliamo di vita quotidiana, minima eguaglianza uomo donna, perché per arrivare a trasformare i sudditi in cittadini, dovremmo andare a recuperare la democrazia di Caligola.

Il divieto è stato abolito con un decreto reale che non avrà effetto immediato ma ha scatenato una gioia incontenibile: a Riad decine di migliaia di persone si sono riversate nelle strade, donne e uomini assieme, a cantare, ballare mentre i clacson delle auto suonavano all’impazzata, come se improvvisamente si fosse spezzata una cappa che da un secolo soffoca le relazione fra i sessi nel Regno. L’Arabia Saudita schiacciata dalla religione di Stato ad servizio del potere assoluto dei regnanti, il wahhabismo, corrente ultraconservatrice dell’Islam, dove il peso della casta religiosa, gli ulema, spesso ferocemente anti-occidentali, è altissimo.

Contraddizione ancora più assurda rispetto al 65 per cento della popolazione che ha meno di trent’anni e spesso ha viaggiato e studiato all’estero. Ma la crisi scatenata dal dimezzamento del prezzo del petrolio che erode consensi, la casa dei Saud deve rinnovarsi o rischia di essere travolta. L’annuncio è stato fatto in contemporanea da Riad e Washington, a sottolineare come la decisione sia legata anche ai rapporti con il principale alleato, gli Stati Uniti d’America. Il legame è stato rafforzato sul piano strategico dalla visita di Donald Trump a maggio, con 100 miliardi di dollari di armamento pagati in petro dollari, ma le contraddizioni e gli imbarazzi, sono rimasti sul piano dei diritti umani.

Il principe Mohammed bin Salman, 33 anni, espressione della nuova generazione che sta per prendere il potere, ha lanciato un programma di riforme per modernizzare l’economia e uno dei punti cardine è aumentare la partecipazione femminile al lavoro. Oggi il tasso di occupazione per le donne è solo del 22 per cento. L’impossibilità di guidare, e di uscire di casa senza accanto un parente di sesso maschile, limita moltissimo la partecipazione delle donne alla vita pubblica e al lavoro, ed è incompatibile con ogni tentativo di modernizzazione. La decisione segna una vittoria del principe sugli ulema più conservatori, che hanno imposto l’applicazione rigida della sharia e dei precetti coranici.

Nelle scorse settimane alcuni dei religiosi islamisti più in vista sono stati arrestati e Mohammed Bin Salman ha dato un segnale netto: le riforme non si fermano. Gli ulema hanno finora bloccato quasi tutti i tentativi di migliorare la condizione femminile e hanno difeso il divieto alla guida con argomenti a volte ridicoli. Uno è arrivato a dire che la guida «danneggia le ovaie» mentre la tesi più comune è che lasciare le donne libere di muoversi in città «distruggerebbe le basi della famiglia e della moralità». Associazioni per la difesa dei diritti umani e attiviste hanno combattuto per anni contro il divieto. Giovani donne si sono messe alla guida con indosso il velo, il niqab, e il tradizionale abito nero, l’abaya, ma sono state fermate e arrestate decine di volte.

Alla fine hanno vinto. A partire da giugno 2018 anche le saudite potranno finalmente guidare. Ma la battaglia per la democrazia e i diritti umani nel Regno dei Saud, più che lunga sembra infinita.

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