• 28 Febbraio 2020

Haftar dalla Cirenaica a Roma, incontri con ministri e spie

Molto segreto e un po’ di depistaggio, per far sapere soltanto quello che conviene. Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, a Roma da ieri pomeriggio, ed è questione di massima sicurezza. Un po’ per evitare la catastrofe di un eventuale attentato, un po’ per non dare troppo rilievo politico al fatto, col rischio di offendere altri interlocutori libici suoi avversari, a partite del premier di Tripoli Al Sarraj.
Oggi a Roma dunque la seconda puntata dell’asse Roma-Tobruk, un rapporto curato occultamente ma con sistematicità dai nostri servizi segreti che -vantano le fonti governative- ha già portato alla limitazione del flusso migratorio dalla Libia all’Italia. Quindi anche il generale Haftar e non solo le milizia di Sabratah, tra le azioni di contenimento dei flussi migratori.

Pianificare al meglio l’impegno militare italiano in Libia, scrive il Messaggero, e stringere un patto per la protezione delle strutture Eni. I segreti si svelano come si può, e le certezze non esistono. Le indiscrezioni arrivano dal quotidiano panarabo edito a Londra da Arab al Jadid, secondo cui l’Italia potrebbe chiedere ad Haftar di «proteggere gli impianti di Mellitah, operati da Eni in joint-venture con la statale libica Noc».
Fonti londinesi come spesso accade e si ripete sulle questioni italiane in Libia, vedi le rivelazioni su trattative e/o pagamenti per la questione migranti. Non esattamente gesti di cortesia nel mondo dei segreti.

Sulla questione migranti, ‘segreto’ da sbandierare: meno 21,5 % di sbarchi, ci dice il Viminale con i dati aggiornati a ieri. 103 mila arrivi, che non sono pochi, ma 30 mila in meno rispetto allo scorso anno. Il calo senza precedenti degli sbarchi è dovuto, secondo il Viminale, al confronto avviato con la Libia, sia con il governo presidenziale di Fayez Al-Serraj sia con i sindaci del Fezzan, il Sud del Paese, ricevuti il 26 agosto da Minniti al ministero dell’Interno.
E qualche cosina forse è dovuta anche ai buoni ora svelati anche con l’uomo forte della Cirenaica, sui cui territorio comunque transita una parte della rotte terrestri della migrazione. Ma la partita strategica italiana in Libia non riguarda solo le migrazioni

Un mese fa Minniti ha incontrato il generale Haftar a Bengasi. Segnale di distensione dopo l’atteggiamento ostile assunto dall’ex ufficiale di Gheddafi in seguito all’avvio della missione militare navale italiana in Libia. Non solo Haftar. Visire ripetute, a volte semi clandestine in Libia, ripetuti incontri con Fayez al Serraj, presidente del governo di unità nazionale riconosciuto dall’Onu, ma anche con sindaci e capi tribù di svariate zone del Paese.
L’Italia, va ricordato, è inoltre l’unico Paese occidentale ad aver riaperto la propria ambasciata nella Capitale libica. Ora il rapporto ufficiale con Haftar che, alla guida dell’esercito nazionale libico, rappresenta l’Est del Paese a Tobruk, dove l’Italia -notizia semi nascosta- ha aperto una ‘succursale’ diplomatica.

rem

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