Privacy Policy
giovedì 14 20 Novembre19

Separatismi buoni e quelli cattivi. Dal Kosovo alla Catalogna

La storia delle secessioni, della nuove statualità in Europa, dopo la seconda guerra mondiale. La caduta del Muro di Berlino sgretola antichi confini di schieramento e stravolgono l’ex mondo comunista. Poi la caduta della Jugoslavia coronata da tre mesi di bombardamenti Nato sulla Serbia per il Kosovo. Prima guerra in casa dopo quella mondiale per un Kosovo Stato solo per due terzi dei Paesi Onu. Non riconoscono ancora oggi l’indipendenza del Kosovo 5 dei 27 Stati dell’Ue: Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro.
Elenco rivelatore: Paesi che hanno in casa grandi problemi di unità nazionale e di spinte separatiste.
Domanda scontata ma priva di risposta credibile in casa occidentale: perché una guerra vera per il Kosovo e repressioni e guerre minacciate contro altre spinte separatiste? Qual’è la differenza tra separatismi leciti e quelli da reprimere?
Per oggi parliamo soltanto di storia.

Le nuove statualità in Europa, dopo la seconda guerra mondiale 
La caduta del Muro di Berlino sgretola antichi confini di schieramento che coinvolgono e stravolgono l’ex mondo comunista. Poi la caduta della Jugoslavia coronata da tre mesi di bombardamenti Nato sulla Serbia per il Kosovo. Prima guerra in casa dopo quella mondiale per un Kosovo Stato indipendente per due terzi dei Paesi Onu. Non riconoscono ancora oggi l’indipendenza del Kosovo 5 dei 27 Stati dell’Ue, Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro.
Elenco rivelatore: Paesi che hanno in casa grandi problemi di unità nazionale e di spinte separatiste.

Domanda scontata ma priva di risposta credibile in casa occidentale: perché una guerra vera per il Kosovo e repressioni e guerre minacciate contro altre spinte separatiste? Qual’è la differenza tra separatismi leciti e quelli da reprimere?

Per oggi parliamo soltanto di storia.

Dal 1945 al 1989 i confini interni in Europa non sono cambiati, ma varie e antiche questioni non per questo si sono risolte da sole e alla fine sono ricomparse con prepotenza tra le rovine del muro di Berlino. Dal 1989 in poi si può dire quindi che ci sia stata un’accelerazione nei cambiamenti di frontiere che spesso ha portato a dolorosi conflitti, soprattutto dove queste antiche questioni si ritenevano dimenticate. La dissoluzione jugoslava degli anni Novanta è stata la prima a riportarle in luce e indubbiamente, per drammaticità e complessità delle vicende, sarà ricordata ancora a lungo come una delle crisi peggiori. A seconda dei punti di vista la nascita di un nuovo stato era ritenuta una secessione (o anche un tradimento bello e buono), oppure il compimento di un sogno nazionale atteso e auspicato da tempo.

Tra i primi in ordine di tempo a proclamare la propria indipendenza in Europa nordorientale furono i paesi baltici. L’Estonia, approfittando del progressivo indebolimento dell’Unione Sovietica, iniziò già prima del novembre 1989 a promulgare proprie leggi sulla lingua ufficiale, sull’indipendenza economica e sul sistema elettorale per ammettere al voto solo i residenti estoni. L’11 marzo 1990 fu la Lituania a proclamarsi indipendente, seguita il 4 maggio 1990 dalla Lettonia. Tuttavia, per ottenere la piena sovranità, fu necessario attendere la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’autunno del 1991, ma le ultime truppe russe si ritirarono definitivamente nel 1993. Questi avvenimenti non si limitarono all’area del mar Baltico, perché altri ne seguirono a sud nell’area del mar Nero: nello stesso periodo della crisi del 1991 infatti anche la Moldavia si staccò dall’Unione Sovietica, ma l’anno successivo subì la secessione della Transnistria filorussa che ancora oggi resta irrisolta.

L’indipendenza del Kosovo

Cosa accadde nel decennio balcanico è noto, essendo tra l’altro più vicino a noi. Nel gennaio 1990 la Slovenia e la Croazia, che fino a quel momento erano parte dello stato federale jugoslavo, ritirarono le proprie delegazioni dal congresso della Lega dei comunisti. A giugno, nel corso delle prime elezioni, il successo andò a quei partiti che non intendevano più conservare la vecchia Jugoslavia. Il 23 dicembre in Slovenia si tenne un referendum per l’indipendenza a favore della quale si espresse quasi il 90% dei votanti. In mezzo a forti tensioni e difficili trattative si arrivò al 25 giugno 1991, quando il parlamento sloveno proclamò l’indipendenza. Nel corso della seduta inoltre era giunto anche un telegramma da Zagabria che annunciava che la stessa decisione era stata presa anche in Croazia, visti i risultati del referendum che si era tenuto il 19 marzo 1991. Anche qui però, già nel mese di aprile, la Krajina -una parte del nuovo stato- aveva dichiarato di non accettare le decisioni prese, e ad essa si era unita la Slavonia.

Nel cuore della Mitteleuropa asburgica si svolse invece l’unica vicenda che forse ebbe un andamento normale e senza strappi, frutto cioè di trattative politiche e dibattiti parlamentari. La separazione tra Slovacchia e Repubblica ceca, che già nel 1990 avevano creato con lungimiranza uno stato federale, si svolse in maniera consensuale e la proclamazione dell’indipendenza slovacca avvenne il 1° gennaio 1993. Anche in Slovacchia però, con il passare del tempo, si formò una corrente politica nazionalista che vedeva nella minoranza ungherese un elemento di disturbo alla vita del nuovo stato. Di fatto, poiché essa si trova suddivisa tra quattro diverse province della Slovacchia, non sembra possibile immaginare una secessione territoriale, ma sono tuttora frequenti i contrasti sull’applicazione di una legge ungherese che considera tali anche propri cittadini residenti all’estero come nel caso della Slovacchia.

Potrebbe piacerti anche