I collaboratori che resistono alla Casa Bianca ci provano a frenare le intemperanze politiche e caratteriali del leader. Il segretario di Stato americano Rex Tillerson incontra tutti i firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano, compreso il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Dubbi, ma senza esagerare.
«Ho deciso», ha preannunciato ai cronisti Donald Trump, senza però rivelare le sue intenzioni. Come fece con l’accordo di Parigi sul clima, tenendo il mondo col fiato sospeso per giorni. La Nbc, citando quattro fonti, tra cui una ad alto livello nell’amministrazione americana, ha riferito che il miliardario vorrebbe la bocciatura dell’accordo.
L’obiettivo finale di Trump, spingere gli alleati europei a rinegoziare alcune misure e fare pressione sull’Iran perché torni al tavolo.
Ma l’Iran non ci pensa proprio, anche se è più accorto politico. Il presidente Rouhani ha difeso l’accordo escludendo di rinegoziarlo. «Non saremo noi i primi a violarlo», ha detto all’assemblea generale dell’Onu, criticando duramente le minacce di Trump, anche se ha detto di non aspettarsi che gli Usa escano dall’intesa, «Nonostante la retorica e la propaganda».
A difendere strenuamente l’intesa è stata Federica Mogherini, la rappresentante per la politica estera Ue. «Non c’è alcun motivo per smantellare un accordo che funziona e dà risultati», ha sostenuto, riferendo che tutte le parti concordano sul fatto che finora è stato rispettato, come certificato dall’Aiea. «Abbiamo un’altra potenziale crisi nucleare. Non abbiamo assolutamente bisogno di entrare in un’altra», con chiaro riferimento alla crisi nordcoreana.
Se Trump facesse saltare il ‘patto’ nucleare iraniano, sarebbe decisamente più difficile convincere Kim Jong-un a fidarsi di un ipotetico accordo sul disarmo nucleare. «L’accordo non appartiene a un Paese o a sei paesi, appartiene alla comunità internazionale, e non è un Paese che può smantellarlo, perché è una risoluzione del Consiglio di sicurezza», sottolinea la rappresentante dell’Ue. Con qualche problema in casa. Il presidente francese Emmanuel Macron, insistentemente protagonista, pur sostenendo che sarebbe un errore uscire dal patto, ritiene che l’accordo attuale non sia sufficiente, dato l’aumento della pressione che Teheran sta esercitando nella regione e la prosecuzione del programma balistico. Parigi, dopo Londra in uscita, il nuovo braccia ‘americano’ in e Europa. Mentre Tump aveva già definito l’intesa sul nucleare iraniano firmata da Barack Obama «Un’imbarazzante cedimento degli Stati Uniti».