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mercoledì 16 Ottobre 2019

L’Onu torni in Libia chiede l’Italia

L’Onu torni in Libia chiede Gentiloni a New York. Caos Libia e migranti, non è solo un problema italiano e non solo europeo. L’Onu faccia la sua parte andando a garantire sul campo, stabilità, lo stop al traffico di esseri umani e un trattamento umano e migranti da rimpatriare.
Bilaterale con Al Serraj e discorso al Palazzo di Vetro. Promesse di collaborazione pure all’alleata europea di Trump, Theresa May

Gentiloni è il primo a portare la Libia all’attenzione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite. Dopo incontri a raffica. Prima con Fayez al Serraj, il premier di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale. Poi con i protagonisti dei guai di ieri -la destabilizzazione della Libia- per risolvere i guai di oggi. Gentiloni, al Serraj, l’inviato Onu in Libia Ghassan Salamè, il presidente francese Emmanuel Macron, la premier britannica May, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.
Incontro-chiave per «Sollecitare le Nazioni unite a tornare in forze in Libia. Per stabilizzare il Paese e per la questione migratoria perché le condizioni dei rifugiati in Libia hanno bisogno di essere sorvegliate e migliorate sul fronte dei diritti umani. E nessuno meglio dell’Onu ci può aiutare».
Per l’Italia il ruolo decisivo di mediazione tra le parti libiche per arrivare a vere elezioni

Perché Haftar a Roma
Ecco spiegato il perché – malgrado l’indiscusso sostegno italiano ad al Serraj – martedì prossimo a Roma arriverà il suo ‘avversario’, il generale Khalida Haftar, che governa in Cirenaica con l’appoggio dell’Egitto e della Francia.
La visita di Haftar infatti è affare da far digerire ad al Serraj – preoccupato dalla prospettiva che il generale di Tobruk acquisisca troppi riconoscimenti internazionali e dunque potere – e agli altri partner, francesi e britannici in particolare, preoccupati dall’attivismo italiano in terra petrolifera.

Dossier tutto italiano
L’obiettivo di Gentiloni sembra quello di ‘stabilizzare’ la centralità del governo di Roma nel dossier libico, scrive Stephanie Keit, della Reuters, sull’Huffington Post Italy. Questo mentre sul fronte interno italiano si tenta di sminare il campo dalle polemiche sul presunto pagamento di trafficanti libici per diminuire gli sbarchi in Italia (notizia e diffusa da parti anglosassoni). Ieri, rispondendo a una interrogazione, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha smentito di nuovo.
Equilibrismi politici che tornano anche nella visita di Haftar. Il generale, che aveva ricevuto a Tobruk Minniti a fine agosto, a Roma incontrerà solo il ministro della Difesa Roberta Pinotti in rappresentanza del governo italiano. ‘Low profile’, per non assegnargli un riconoscimento politico tout court, senza però evitare di riceverlo in Italia.

Visita strategica
Una visita strategica, quella di Haftar, alla vigilia del bilaterale tra Gentiloni e Macron a Lione. E la Libia è una della partite aperte tra Italia e Francia. Non solo cantieristica navale e Telecom ma anche l’attivismo francese in Libia. La centralità dell’Italia nel processo di stabilizzazione della Libia, a dispetto della vetrina di al Serraj, Haftar e Macron all’Eliseo. Allora, si parlò di elezioni in Libia a primavera del 2018. «Se tutto va bene, se ne parla tra 12-18 mesi», dice il presidente della Commissione Difesa del Senato Nicola Latorre. Ridiscutere gli accordi di Skhirat, firmati nel 2015 in Marocco tra gran parte della rappresentanza politiche e tribali libiche, ma non riconosciuti dal governo di Tobruk. “Pochi emendamenti e forse anche Haftar firma”, è la politica italiana.
Dopo di che si può iniziare a parlare di elezioni.

Libia fondamentale
«La Libia è il tassello fondamentale per restituire al Mediterraneo Centrale il proprio ruolo storico di motore di civiltà, pace e sicurezza. La sua stabilizzazione è un obiettivo prioritario, che dobbiamo raggiungere attraverso un dialogo inclusivo, nel quadro dell’Accordo Politico, rifiutando qualunque velleitaria ipotesi di soluzione militare», dirà Gentiloni all’assemblea generale dell’Onu. Oltre la retorica della circostanza, una presa di posizione con contenuti reali.
«L’Italia è in prima fila in questo impegno e nel sostegno all’azione delle Nazioni Unite». “Multilateralismo” e coesione dell’Ue, la linea italiana per il futuro del mondo, in contrasto con la dottrina ‘America first’ di Trump. Vanto di Palazzo Chigi, aver strappato collaborazione sulla Libia alla migliore alleata europea dell’attuale presidente statunitense, Theresa May.

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