Baghdad ordina l’alt al Kurdistan, Turchia truppe al confine

Dopo gli avvertimenti, l’ordine formale, per ciò che può imporre nei fatti: la Corte suprema federale irachena ha ordinato alla regione federata del Kurdistan di sospendere il voto per il referendum previsto lunedì 25 settembre. Se l’ordine non sarà rispettato, contro la regione irachena fuori legge, sarà possibile agire con la forza. Il governo iracheno ha dunque deciso di alzare il livello dello scontro. Sino a due giorni fa il primo ministro Haider al-Abadi aveva avvertito che il governo centrale era “pronto a intervenire” se ci fossero stati scontri a causa del voto. Le maggiori tensioni a Kirkuk, città con popolazione mista, componente araba fatta immigrare a spinta da Saddam Hussein, questione etnica sui molto petrolio, inclusa nelle province che parteciperanno al voto.

Preoccupazioni nel mondo
Cosa potrebbe provocare nell’area la secessione di un pezzo fondamentale dell’Iraq e la nascita del primo Stato curdo, suscita molte preoccupazioni internazionali, a prescindere dall’essere a favore o contro. Il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto ai curdi di fermarsi, così come Washington e Bruxelles. Il timore è che l’indipendenza possa creare tensioni incontrollabili non solo con il governo centrale iracheno ma anche con i Paesi vicini e che possa innescare richieste di secessione a catena, sempre le importanti componenti curde in Turchia, Siria e Iran. Proprio quest’ultimo ha annunciato che chiuderà le frontiere nel caso nasca il nuovo Stato indipendente. Timori intrecciati e bene espressi dall’ex premier iracheno Nouri al-Maliki, «L’Iraq non permetterà la nascita di un nuovo Israele in Medio Oriente, cioè uno Stato alleato dell’Occidente e nemico dell’Iran».

Paure di Ankara
Se l’Iran ha nel suo territorio un grossa minoranza curda, circa cinque milioni di persone, è la Turchia il Paese curdo più grande al mondo, dai 15 a forse 20 milioni di curdi nei suoi confini, tutta la parte a sud est di Anatolia e Mespotamia abitata da quel popolo, da sempre in forte tensione con i turchi per le storiche repressioni subite. Timori di Ankara, stranamente in buoni rapporti con Barzani, il crescere di un progetto di «Grande Kurdistan». La mossa di Erbil potrebbe innescare rivendicazioni ancora più nette da parte dei curdi in Turchia. Ankara ha lanciato oggi grandi manovre militari al confine con il Kurdistan iracheno, vicino ad Habur, con un centinaio di carri armati, cannoni semoventi, lanciamissili. Il primo ministro Binali Yildirim minaccia: «A ogni minaccia, dall’interno o dall’esterno, risponderemo con rappresaglie immediate».

Sviluppi in Siria
Ankara è preoccupata anche dagli sviluppi in Siria, dove sta nascendo un’altra entità curda semi-indipendente, appoggiata dagli Stati Uniti, e sotto il controllo politico e militare del partito il partito di Unione democratica, largamente maggioritario e vicino al Pkk, partito e organizzazione armata curda in Turchia, il nemico giurato en combattente di Ankara. In Siria il suo omologo armato, è lo Ypg, Unità per la protezione del popolo. Un Kurdistan siriano sempre più autonomo e sempre più armato accanto a un Kurdistan iracheno con piena sovranità avvicinerebbe la nascita del Grande Kurdistan, sognato al momento della dissoluzione dell’Impero ottomano, nel 1920, ma mai realizzato. L’unica nazione che apertamente appoggia l’indipendenza del Kurdistan per ora è Israele, in nome di una amicizia di lunga data, salvo sospetti di parte iraniana.

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