Kurdistan: Usa anti indipendenza, ma solo per finta

L’esaltazione del dire e non dire. «Gli Stati Uniti non sostengono la decisione del governo regionale del Kurdistan iracheno per svolgere il referendum sull’indipendenza questo mese, in quanto è fonte di instabilità in Iraq ed ostacola la lotta contro l’ISIS, pertanto dovrebbe essere abolito». Lo ha comunicato l’ufficio stampa della Casa Bianca.
“Gli Stati Uniti non sostengono” (non applaudono, non finanziano),e ,lo fanno soltanto per una questione di date, “questo mese”, solo perché creerà certamente difficoltà, se non guerre’, all’interno del blocco anti Isis.

Washington prova a prendere le distanze dai guai che cero verranno. «Il referendum in una regione contesa è particolarmente provocatorio e destabilizzante. A questo proposito chiediamo al governo regionale del Kurdistan iracheno di annullare il referendum e per avviare un dialogo serio e sostanziale con Baghdad, gli Stati Uniti sono pronti a sostenerlo».
Mossa fatta solo per farla, sapendo che la regione autonoma del Kurdistan iracheno non rinuncerà mai al referendum sulla secessione dall’Iraq del prossimo 25 settembre.
A Baghdad, ovviamente, il referendum è considerato illegale con il parlamento iracheno ha votato una mozione di condanna chiedendo “azioni necessarie a impedirlo”.

Chi e dove i curdi

Iran, Iraq, Siria, Turchia e Armenia
I curdi sono un popolo “incastrato” all’interno di questi Paesi.
I curdi sono in totale circa 30 milioni di persone, la maggior parte delle quali vive all’interno del territorio turco, e costituiscono il quarto gruppo etnico in Medio Oriente.
Dopo la prima guerra mondiale, con la sconfitta dell’Impero Ottomano, gli alleati occidentali vincitori della guerra, nel Trattato di Sèvres del 1920 previdero la creazione di uno stato curdo ma poi omisero di dargli sostanza.
Così, le varie enclave curde reclamano da allora l’indipendenza e costituiscono un problema politico per ciascuno dei Paesi in cui abitano. La popolazione curda è stata sovente vittima di persecuzioni e massacri.

I curdi in Turchia
In Turchia, dove abita oltre il 20% della popolazione curda totale, le rivolte iniziarono già negli anni Venti del Novecento rispetto alla Turchia estremamente nazionalista di Ataturk. Sino agli anni Novanta fu limitato l’uso e divennero, “Turchi delle montagne”.
Con il dispotismo di Erdogan, lo scontro storico contro le formazioni armate curde è diventata repressione politica con l’incarcerazione degli stessi parlamentari curdi.

I curdi in Siria
In Siria, i curdi rappresentano tra il 7% e il 10% della popolazione totale (dati per guerra), la maggior parte vive nelle due più grandi città, Damasco e Aleppo, e nelle aree settentrionali. Anche in Siria iL tentativo di ‘arabizzare’ le regioni curde.
Le unità di protezione popolare YPG lottano anche contro i jihadisti in Siria già dal 2013. Nel frattempo, i curdi siriani stanno sperimentando forme di autonomia amministrativa locale, nel Rojava, territorio che potrebbe diventare il modello per un futuro Stato.

I curdi in Iraq
Rappresentano tra il 15% e il 20% della popolazione. In Iraq, i curdi ebbero sin dall’inizio più diritti ma subirono poi una violenta repressione. Al tempo di Saddam Hussein i curdi pagarono con la vita la vendita del petrolio all’Iran durante la guerra Iran-Iraq, colpiti anche con armi chimiche. Il Kurdistan iracheno oggi è una regione autonoma.

I curdi in Iran
In Iran, i curdi rappresentano l’11% della popolazione. Nel 1946 il Kurdish Democratic Party in Iran creò la Repubblica di Mahabad, nell’Iran occidentale con l’appoggio dell’Unione Sovietica, ma il progetto fallì nel giro di un anno. Alterne fasi di ribellione da allora.

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