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venerdì 20 Settembre 2019

Russia, allarmi falsi terrore vero

Nuova forma di terrorismo in grado di paralizzare un Paese. Allarmi bomba per fortuna falsi, col rischio che prima o poi siano veri. A Mosca evacuate alcune stazioni, centri commerciali e università. L’attacco su tutta la Russia. Le forze di sicurezza sospettano un attacco combinato. Effetto terrore e paralisi anche senza esplosivi.
Secondo una fonte dei servizi di sicurezza, molte chiamate sono state fatte dal territorio ucraino.

Il terrore corre sul filo e sconvolge la Russia, dove il governo si è visto costretto a fare evacuare dalle loro abitazioni centinaia di migliaia di persone. Ufficialmente, tutto è cominciato a Mosca mercoledì scorso, quando, dopo una serie di allarmi-bomba simultanei, oltre 10 mila abitanti sono stati invitati a spostarsi di gran carriera da edifici pubblici, stazioni ferroviarie, alberghi, università e shopping centers. Coinvolta nell’operazione anche la Piazza Rossa. Ma questo è stato solo l’ultimo atto di una sorta di psicosi di massa che, ieri, ha interessato anche San Pietroburgo (l’ex Leningrado), dove le evacuazioni forzate sono state estese ad almeno una decina di siti.

Il clamoroso stato d’allerta sta scuotendo la quotidianità dei russi, tanto che le autorità del Paese hanno cercato di tenerlo nascosto fino a quando hanno potuto. Forse per non alimentare il panico. Ma proprio ieri il “Moscow Times” ha pubblicato un lungo articolo, in cui si spiega l’origine di quella che ormai appare come una vera e propria emergenza nazionale, che la televisione di Stato ha però ignorato. Tutto è cominciato domenica, quando l’allarme-bomba si è diffuso in dodici città. I servizi di sicurezza hanno preso molto sul serio la minaccia, imponendo a una massa imponente di persone di abbandonare i luoghi “sensibili”.

La Tass parla di almeno 50 mila cittadini evacuati, all’inizio, mentre Interfax fa salire il numero a ben 100 mila, nella fase acuta. Da Omsk e Ryazan, all’inizio, il “si salvi chi può” si è progressivamente esteso, arrivando fino a Chelyabinsk, Ufa, Stavropol, Kopeisk, Saratov e alla Siberia (45 mila evacuati), toccando anche Novosibirsk e Yekaterinburg. Insomma, l’allarme è dilagato. In almeno dodici città sono state chiuse scuole, stazioni, uffici e aeroporti. Ancora poco si sa su tutto il bailamme. C’è stato un tentativo (molto ufficioso) delle autorità di coprire l’accaduto: “esercitazioni” è stato detto a mezza voce.

Anche se altre fonti hanno attribuito l’emergenza a “telefonate fatte dall’estero” (Ucraina, secondo spifferi in arrivo dall’ex Kgb). Nonostante la massiccia caccia all’ordigno, che ha coinvolto migliaia di poliziotti, non è stato però trovato un grammo di esplosivo. Nelle ultime ore si è saputo che la gigantesca operazione di messa in sicurezza si è estesa anche all’estremo oriente, interessando Irkutsk, Yakutsk e Petropavlosk-Kamchatsky, dove sono stati chiusi gli aeroporti regionali e bloccati tutti i voli. In Siberia (ad Abakan) sgomberati anche gli ospedali. È chiaro che, per avviare un’operazione di questa portata gli elementi in mano all’ex Kgb (oggi Fsb) devono essere consistenti. Per ora, invece, Putin tace.

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