giovedì 21 settembre 2017

I segreti dei Servizi segreti svelati da Gentiloni

Il premier Gentiloni, in audizione davanti al Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. Emergenza terrorismo, l’instabilità della Libia, e il caso Regeni.  In Libia, i rapporti politici a tutto campo, Haftar compreso, ‘accordi con le istituzioni locali libiche’, e la questione pagamenti per fermare le partenze dei migranti. Terrorismo, massimo allerta e speriamo in bene. Regeni, interesse di stato.

Normalmente sarebbe toccato al Vicesegretario alla Presidenza del Consiglio quell’impegno, rispondere alle domande di deputati e senatori della Commissione di controllo sui Servizi Segreti, il Copasir. Ma la tradizionale delega ai Servizi segreti -il vero capo politico delle spie in Italia- Gentiloni se l’è tenuta, forse per non oberare di troppi impegni la nuova sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi.
Gentiloni, referente politico delle nostre spie, ruolo sino a poco tempo fa dell’allora sottosegretario Minniti, attuale ministro degli interni e grande protagonista politico di questa fine legislatura. Cronaca per quanto ci è concesso sapere di una riunione a porte chiude col vincolo di segretezza per i partecipanti.

Libia. L’Italia continua a lavorare con il governo di Fayez Al Serraj, ma si confronta con “tutti gli attori in campo”. Compreso il generale Khalifa Haftar, che governa la Cirenaica e che fino a qualche mese fa aveva legami quasi esclusivi con la Francia, oltre che con il suo sponsor principale, l’Egitto.
Haftar passaggio chiave, divenuto pubblico solo dopo l’incontro di fine agosto tra il ministro Marco Minniti e il generale Haftar a Tripoli, un vertice rimasto segreto fino a pochi giorni fa. In sostanza, l’Italia ha rapporti diplomatici con tutti gli attori in campo in Libia, compreso Egitto. E qui la questione Libia si intreccia col caso Regeni.

Egitto. Rapporto politico diplomatico strategico quello con l’Egitto. Rapporto perduto, o quantomeno incrinato, da quando il caso Regeni ha gelato le relazioni internazionali con questo paesi. Da qui la decisione di far tornare l’ambasciatore italiano in Egitto, Giampaolo Cantini, che proprio domani dovrebbe prendere servizio al Cairo.
L’invio di Cantini “non è una resa” rispetto alla ricerca della verità sul caso Regeni”, ha argomentato Gentiloni. Anzi, è un modo per riallacciare contatti “che possano tornare utili a ristabilire cosa è successo al Cairo il 25 gennaio dell’anno scorso”. “Gli interessi economici non possono impedire l’accertamento della verità”, è l’affermazione di principio. Poi vedremo.

Terrorismo. Presente all’audizione anche il direttore del Dis, il coordinamento tra i due veri servizi segreti, Alessandro Pansa, che ha smentito un allarme terrorismo da parte dei servizi per furto di 4 furgoni a Milano. Allerta alta ma nessuna evidenza di attentati in Italia, è la linea.
Ma il tema terrorismo rilancia la questione Regeni. Forme di terrore di Stato nel caso di uno dei legali egiziani della famiglia Regeni, Ibrahim Metwaly, di cui non si hanno notizie da domenica. L’Egitto ha confermato ieri il suo arresto.
Dopodomani a Londra il ministro degli Esteri Angelino Alfano incontrerà il suo omologo egiziano Sameh Shoukry a margine di una riunione ministeriale sulla Libia. E la Farnesina, fa sapere che Alfano porrà la questione.

Giornalisti. Sul documento dei servizi americani che secondo il New York Times già l’anno scorso avrebbe rivelato al governo di Roma il coinvolgimento dei servizi egiziani nell’omicidio Regeni. Gentiloni: quel documento non aggiungeva nulla alle informazioni già in possesso dell’autorità giudiziaria e dei servizi italiani. Sempre i ‘cattivi giornalisti’ a proposito delle inchieste che hanno riferito di pagamenti da parte dell’Italia ai trafficanti di uomini per bloccare le partenze dei migranti. “Accordi sono stati fatti dall’Italia non con i trafficanti, ma con i rappresentanti istituzionali libici, che non sono come da noi i sindaci democraticamente eletti, ma potremmo definirli i capivillaggio, i referenti che gestiscono amministrativamente quelle realtà”, ha detto in conferenza stampa finale il presidente della Commissione, il leghista Stucchi, insolitamente istituzionale. Che è esattamente quanto abbiamo detto noi giornalisti: capi milizie diventati ‘capivillaggio’.

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